DL Fiscale: semplificazione della disciplina del patent box


Pubblicato nella G.U. n. 252 del 21 ottobre 2021 il Decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146 recante Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili. La semplificazione della disciplina del patent box è una delle novità introdotte dal provvedimento.

I soggetti titolari di reddito d’impresa possono optare per l’applicazione delle seguenti disposizioni. L’opzione ha durata per cinque periodi d’imposta ed è irrevocabile e rinnovabile.
Le società e gli enti di ogni tipo compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato, possono esercitare l’opzione a condizione di essere residenti in Paesi con i quali sia in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo.
Ai fini delle imposte sui redditi, i costi di ricerca e sviluppo sostenuti dai soggetti sopra indicati in relazione a software protetto da copyright, brevetti industriali, marchi d’impresa, disegni e modelli, nonché processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, che siano dagli stessi soggetti utilizzati direttamente o indirettamente nello svolgimento della propria attività d’impresa, sono maggiorati del 90 per cento. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate saranno definite le modalità di esercizio dell’opzione.
Le disposizioni sopra fornite si applicano a condizione che i soggetti che esercitano l’opzione svolgano le attività di ricerca e sviluppo, anche mediante contratti di ricerca stipulati con società diverse da quelle che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa ovvero con università o enti di ricerca e organismi equiparati, finalizzate alla creazione e allo sviluppo dei beni indicati precedentemente.
L’esercizio dell’opzione rileva anche ai fini della determinazione del valore della produzione netta di cui al decreto Irap n. 446/1997.
I soggetti di cui sopra che intendano beneficiare della maggiore deducibilità dei costi ai fini fiscali possono indicare le informazioni necessarie alla determinazione della predetta maggiorazione in idonea documentazione predisposta secondo quanto previsto da un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. In caso di rettifica della maggiorazione determinata dai soggetti indicati, da cui derivi una maggiore imposta o una differenza del credito, la sanzione (di cui all’art. 1, co. 2, d. lgs. N. 471/1997), non si applica qualora, nel corso di accessi, ispezioni, verifiche o altra attività istruttoria, il contribuente consegni all’Amministrazione finanziaria la documentazione indicata nel medesimo provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate idonea a consentire il riscontro della corretta maggiorazione. Il contribuente che detiene la documentazione prevista dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate ne dà comunicazione all’Amministrazione finanziaria nella dichiarazione relativa al periodo di imposta per il quale beneficia dell’agevolazione. In assenza della comunicazione attestante il possesso della documentazione idonea, in caso di rettifica della maggiorazione, si applica la sanzione di cui all’art. 1, co. 2, d. lgs. N. 471/1997.
Le disposizioni esaminate si applicano alle opzioni esercitate a decorrere dalla data dell’entrata in vigore del presente decreto (22 ottobre 2021).
I soggetti che esercitano l’opzione non possono fruire, per l’intera durata della predetta opzione e in relazione ai medesimi costi, del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo.
A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati i commi da 37 a 45 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e l’articolo 4 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58. I soggetti che abbiano esercitato opzione ai sensi dell’articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, in data antecedente a quella di entrata in vigore del presente decreto possono scegliere, in alternativa al regime opzionato, di aderire al presente regime agevolativo, previa comunicazione da inviarsi secondo le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. Sono esclusi dalla previsione coloro che abbiano presentato istanza di accesso alla procedura di cui all’articolo 31-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ovvero presentato istanza di rinnovo, e abbiano sottoscritto un accordo preventivo con l’Agenzia delle entrate a conclusione di dette procedure, nonché i soggetti che abbiano aderito al regime di cui all’articolo 4 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58. I soggetti che abbiano presentato istanza di accesso alla procedura di cui al predetto articolo 31-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ovvero istanza di rinnovo dei termini dell’accordo già sottoscritto e che non avendo ancora sottoscritto un accordo vogliano aderire al regime agevolativo presente, comunicano, secondo le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, la volontà di rinunciare alla procedura di accordo preventivo o di rinnovo della stessa.

Online i modelli di comunicazione dei crediti d’imposta


Pubblicati sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico i modelli dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta formazione 4.0, per ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica e beni strumentali (Ministero Sviluppo Economico – decreti 06 ottobre 2021).

Credito d’imposta formazione 4.0

È approvato il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente finalizzate all’acquisizione o al consolidamento delle competenze nelle tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale previste dal Piano nazionale Impresa 4.0.


Il modello di comunicazione deve essere firmato digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa e va trasmesso in formato elettronico tramite PEC all’indirizzo formazione4.0@pec.mise.gov.it.


Con riferimento alle attività di formazione svolte nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, il modello di comunicazione – Sezione A – va trasmesso entro la data del 31 dicembre 2021.


Con riferimento alle spese sostenute nei periodi d’imposta agevolabili successivi al predetto periodo d’imposta, il modello di comunicazione – Sezione B – va trasmesso entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi riferita a ciascun periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti.

Credito d’imposta per ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica

Approvato anche il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, attività di innovazione tecnologica e attività di design e ideazione estetica.


Il modello di comunicazione deve essere firmato digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa e va trasmesso in formato elettronico tramite PEC all’indirizzo cirsid@pec.mise.gov.it.


Con riferimento agli investimenti nelle attività ammissibili effettuati nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data del 31 dicembre 2021.


Con riferimento agli investimenti nelle attività ammissibili effettuati nei periodi d’imposta agevolabili successivi, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi riferita a ciascun periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti.

Credito d’imposta beni strumentali

Approvato infine anche il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.


Il modello di comunicazione deve essere firmato digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa e va trasmesso in formato elettronico tramite PEC all’indirizzo benistrumentali4.0@pec.mise.gov.it.


Approvato il decreto sulla crisi di impresa


Approvato il disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, recante misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia. Si attende la pubblicazione nella G.U. (Camera – Comunicato 21 ottobre 2021).

Di seguito le principali novità introdotte in sede di conversione:
– differita al 16 maggio 2022 (dal 1° settembre 2021) l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, di cui al decreto legislativo n. 14 del 2019, ad eccezione del Titolo II, concernente le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, per il quale l’entrata in vigore è posticipata al 31 dicembre 2023 (art. 1);
– prorogato alla data di approvazione dei bilanci relativi all’esercizio 2022 il termine per procedere alla prima nomina del revisore o degli organi di controllo da parte di talune società a responsabilità limitata e società cooperative, in ottemperanza alle novelle apportate al codice civile dall’art. 379 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (art. 1-bis);
– istituito un nuovo istituto, la composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, il cui obiettivo è superare la situazione di squilibrio dell’impresa prima che si arrivi all’insolvenza (artt. 2-19);
– novellata la legge fallimentare (R.D. n. 267 del 1942), intervenendo principalmente sulla disciplina del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti (art. 20);
– consentito all’imprenditore che abbia ottenuto – entro il 31 dicembre 2022 – accesso al concordato “in bianco” o all’accordo di ristrutturazione dei debiti, di depositare, nei termini già fissati dal giudice, un atto di rinuncia alla procedura, dichiarando di aver predisposto un piano attestato di risanamento (art. 21);
– il termine temporale – concesso dal giudice all’imprenditore in stato di crisi – per la presentazione, successiva al deposito del ricorso, dei documenti richiesti per la domanda di concordato è applicabile anche quando sia pendente il procedimento per la dichiarazione di fallimento. Il nuovo termine si applica limitatamente alla durata dello stato di emergenza determinato dalla pandemia da COVID-19 (art. 22);
– si prevede, fino al 31 dicembre 2021, l’improcedibilità dei ricorsi per la risoluzione del concordato preventivo o per la dichiarazione di fallimento, relativi ai concordati preventivi con continuità aziendale, omologati in data successiva al 1° gennaio 2019. Inoltre, l’istanza di nomina dell’esperto indipendente non può essere presentata in pendenza del procedimento introdotto con domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione o ricorso per l’ammissione a talune procedure di composizione negoziata (art. 23);
– modificato il termine di entrata in vigore delle specifiche tecniche sui rapporti riepilogativi nelle procedure esecutive e concorsuali (art. 23-bis).


Per i dipendenti in quarantena Covid-19 è riconosciuta la malattia


Fino al 31 dicembre 2021, ai dipendenti del settore privato sottoposti a quarantena o sorveglianza domiciliare in base alle misure anti Covid-19 è riconosciuto il trattamento economico di malattia. Il Governo ha previsto, inoltre, un indennizzo in favore dei datori di lavoro del settore privato che non versano all’Inps la contribuzione per la malattia. (Art. 8, Decreto Legge 21 ottobre 2021, n. 146)

Per effetto delle modifiche introdotte dal Decreto Legge 21 ottobre 2021, n. 146 (di seguito “Decreto”), fino al 31 dicembre 2021 il periodo trascorso in quarantena Covid-19 con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva dai lavoratori dipendenti del settore privato, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto.
La misura riguarda in particolare le seguenti ipotesi:
– quarantena con sorveglianza attiva imposta agli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva;
– obbligo di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva imposta dall’autorità sanitaria competente agli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico;
– quarantena precauzionale imposta ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva o che entrano nel territorio nazionale da aree ubicate al di fuori del territorio italiano;
– quarantena applicata dal sindaco quale autorità sanitaria locale a persone risultate positive al virus, con divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora.


Il Decreto ha stabilito, inoltre, in relazione ai dipendenti del settore privato sottoposti ad una delle misure di prevenzione della diffusione del Covid-19 equiparate alla malattia, un indennizzo in favore dei datori di lavoro che non versano la contribuzione per la malattia. In particolare, dal 31 gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2021 nei casi di quarantena e domiciliazione fiduciaria anti Covid-19 equiparate alla malattia, i datori di lavoro del settore privato con obbligo previdenziale presso le Gestioni dell’INPS hanno diritto a un rimborso forfetario per gli oneri sostenuti relativi ai propri lavoratori dipendenti non aventi diritto all’assicurazione economica di malattia presso l’INPS. Sono esclusi i datori di lavoro domestico.
Per ciascun anno solare, il rimborso è riconosciuto al datore di lavoro una tantum per ogni singolo lavoratore ed è previsto solo nei casi in cui la prestazione lavorativa, durante l’evento, non possa essere svolta in modalità agile.
Il rimborso è erogato dall’INPS, per un importo pari a euro 600,00 per lavoratore, previa presentazione da parte del datore di lavoro di apposita domanda telematica corredata da dichiarazione attestante i periodi tutelati, da trasmettere nelle modalità ed entro i termini che saranno indicati dall’INPS.
Il beneficio è riconosciuto nel limite massimo di spesa complessivo pari a 188,3 milioni di euro per l’anno 2021 dando priorità agli eventi cronologicamente anteriori. L’INPS procede al monitoraggio dei limiti di spesa sulla base delle domande ricevute dai datori di lavoro e, qualora venga raggiunto il limite di spesa, non procede ad ulteriori rimborsi.
Nell’ambito dei controlli a campione sulle dichiarazioni prodotte dai datori di lavoro, l’INPS è autorizzato all’acquisizione e al trattamento dei dati sensibili contenuti nelle certificazioni mediche e nella documentazione sanitaria dei lavoratori interessati.

Credito d’imposta locazioni: chiarimenti dal Fisco


In materia di credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, fornite precisazioni sul soggetto che esercita l’attività turistico- ricettiva e delle agenzie di viaggio con domicilio fiscale in un comune colpito da un evento calamitoso (Agenzia delle entrate – Risposta 15 ottobre 2021, n. 713).


 


L’articolo 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (“Decreto rilancio”) convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, introdotto al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ha previsto un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda al sussistere di determinati requisiti soggettivi ed oggettivi.
Per le strutture alberghiere, termali e agrituristiche, per le agenzie di viaggio e turismo e per i tour operator, il credito d’imposta spetta indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente (comma 3 dell’articolo 28).
Alle imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, il credito d’imposta spetta, rispettivamente, nelle misure del 20 per cento e del 10 per cento (comma 3 dell’articolo 28).
Il credito d’imposta in questione è commisurato all’importo versato nel periodo d’imposta 2020 con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno e per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale con riferimento a ciascuno dei mesi di aprile, maggio, giugno e luglio. Ai soggetti locatari esercenti attività economica, il credito d’imposta spetta a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente. Il credito d’imposta spetta anche in assenza dei requisiti di cui al periodo precedente ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 nonché ai soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19. Per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e i tour operator, il credito d’imposta spetta fino al 31 luglio 2021, a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento dell’anno 2021 di almeno il 50 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno 2019 (comma 5 dell’articolo 28).
Ciò premesso, l’Agenzia delle entrate, con la risposta n. 713 del 2021, ha fornito precisazioni in merito alla possibilità di fruire del credito di imposta locazioni in relazione all’attività alberghiera. Nello specifico, nel caso di una società che esercita l’attività alberghiera e che ha domicilio fiscale in un territorio colpito da un evento calamitoso il cui stato di emergenza era ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19, sempreché sia in possesso dei requisiti quali:
   * domicilio fiscale o sede operativa nel territorio di comuni colpiti da un evento calamitoso,
   * sussistenza dello stato di emergenza alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 (al 31 gennaio 2020, Delibera del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020) e
   * domicilio fiscale o sede operativa stabilito in tali luoghi, a far data dall’insorgenza dell’originario calamitoso evento,
la stessa può fruire del credito di imposta di cui all’articolo 28 del Decreto rilancio per i mesi da marzo 2020 a luglio 2021, a prescindere dalla verifica del requisito del calo del fatturato.


Infrastrutture di ricarica di veicoli elettrici: in G.U. le modalità di erogazione dei contributi


Pubblicato nella G.U. n. 251 del 20 ottobre 2021, il decreto del Ministero della Transizione Ecologica del 25 agosto 2021 recante la disciplina sulla concessione e l’erogazione di contributi in conto capitale finalizzati a sostenere l’acquisto e l’installazione di infrastrutture di ricarica effettuati da imprese e professionisti.

Le imprese per beneficiare del contributo, alla data di concessione e di erogazione del contributo devono essere in possesso dei seguenti requisiti:
– sede sul territorio italiano;
– attive e iscritte al registro delle imprese;
– non sono in situazione di difficoltà;
– iscritte presso INPS o INAIL e hanno una posizione contributiva regolare, così come risultante dal documento unico di regolarità contributiva (DURC);
– in regola con gli adempimenti fiscali;
– non sono sottoposte a procedura concorsuale e non si trovano in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente ai sensi della normativa vigente;
– non hanno beneficiato di un importo complessivo di aiuti de minimis che, unitamente all’importo delle suddette agevolazioni concesse, determini il superamento dei massimali previsti dal regolamento de minimis;
– non hanno ricevuto né richiesto, per le spese oggetto del contributo, alcun altro contributo pubblico;
– non sono destinatarie di sanzioni interdittive (art. 9, co. 2, D.Lgs. n. 231/2001);
– non hanno ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti sui quali pende un ordine di recupero, a seguito di una precedente decisione della Commissione europea che dichiara l’aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune;
– sono in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca di agevolazioni.


I professionisti, invece, per accedere ai contributi, alla data di concessione e di erogazione del contributo devono essere in possesso dei seguenti requisiti:
– un volume d’affari, nell’ultima dichiarazione IVA trasmessa all’Agenzia delle entrate, così come risultante dal rigo VE50, non inferiore al valore della infrastruttura di ricarica per la quale è richiesto il contributo (per i professionisti che applicano il regime forfettario, il valore dell’infrastruttura di ricarica non può essere superiore a euro 20.000,00);
– non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea;
– sono in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca di agevolazioni;
– sono in regola con il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali;
– sono in regola con gli adempimenti fiscali;
– non hanno ricevuto né richiesto, per le spese oggetto del contributo, alcun altro contributo pubblico.

Spese ammissibili

Sono ammissibili al contributo, le spese, al netto di IVA, sostenute dai soggetti beneficiari relative all’acquisto e all’installazione di infrastrutture di ricarica.
Le spese devono essere sostenute successivamente al 04 novembre 2021 (data di entrata in vigore del D.M. 25/08/2021) e possono comprendere:
– l’acquisto e la messa in opera di infrastrutture di ricarica ivi comprese le spese per l’installazione delle colonnine, gli impianti elettrici, le opere edili strettamente necessarie, gli impianti e i dispositivi per il monitoraggio. Per tale voce di costo si considerano i seguenti costi specifici massimi ammissibili:
a) infrastrutture di ricarica in corrente alternata di potenza da 7,4 kW a 22kW inclusi: wallbox con un solo punto di ricarica: 2.500 euro per singolo dispositivo e colonnine con due punti di ricarica: 8.000 euro per singola colonnina;
b) infrastrutture di ricarica in corrente continua: fino a 50 kW: 1000 euro/kW; oltre 50 kW: 50.000 euro per singola colonnina; oltre 100 kW: 75.000 euro per singola colonnina;
– costi per la connessione alla rete elettrica così come identificati dal preventivo per la connessione rilasciato dal gestore di rete, nel limite massimo del 10% del costo totale ammissibile per la fornitura e messa in opera delle infrastrutture di ricarica;
– spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi, nel limite massimo del 10% del costo totale ammissibile per la fornitura e messa in opera delle infrastrutture di ricarica.


Ai fini dell’ammissibilità al contributo, le infrastrutture di ricarica devono:
– essere nuove di fabbrica;
– avere una potenza nominale almeno pari a 7,4 kW, che garantiscano almeno 32 Ampere per ogni singola fase;
– rispettare i requisiti minimi di cui all’art. 4 della delibera dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente n. 541/2020/R/ee del 15 dicembre 2020;
– essere collocate nel territorio italiano e in aree nella piena disponibilità dei soggetti beneficiari;
– essere realizzate secondo la regola d’arte ed essere dotate di dichiarazione di conformità, ai sensi del decreto ministeriale n. 37/2008 e del preventivo di connessione accettato in via definitiva.

Sono ammesse le sole spese oggetto di fatturazione elettronica.

Spese escluse

Non sono ammissibili al contributo, a titolo esemplificativo:
– le spese per imposte, tasse e oneri di qualsiasi genere;
– le spese per consulenze di qualsiasi genere;
– le spese relative a terreni e immobili;
– le spese relative acquisto di servizi diversi da quelli ai punti precedenti, anche se funzionali all’istallazione;
– le spese per costi relativi ad autorizzazioni edilizie, alla costruzione e all’esercizio.

Contributo concedibile e presentazione delle domande

Il contributo può essere concesso per un ammontare pari al 40% delle spese ammissibili e nel corso dell’intero periodo di operatività, può essere presentata una solo domanda di contributo.


Per accedere al contributo deve essere presentata domanda secondo le modalità stabilite con provvedimento del Ministero della Transizione Ecologica, avendo cura di allegare la descrizione dell’investimento che il soggetto beneficiario intende effettuare.
I professionisti devono allegare alla domanda anche la dichiarazione IVA.


L’erogazione del contributo è effettuata da Invitalia in unica soluzione, a seguito della presentazione da parte dei soggetti beneficiari della richiesta di erogazione, con allegata la documentazione di spesa inerente alla realizzazione della infrastruttura di ricarica. Tale documentazione deve contenere:
– copia delle fatture elettroniche relative alla realizzazione della infrastruttura di ricarica;
– estratti del conto corrente dal quale risultino i pagamenti connessi alla realizzazione del progetto realizzato (i pagamenti dei titoli di spesa oggetto di richiesta di erogazione devono essere effettuati attraverso un conto corrente intestato al soggetto beneficiario ed esclusivamente per mezzo di bonifici bancari ovvero SEPA Credit Transfer);
– relazione finale relativa all’investimento realizzato, alle relative spese sostenute e alla rispondenza delle specifiche tecniche ai requisiti richiesti;
– dichiarazione in tema di disponibilità delle pertinenti autorizzazioni per la costruzione della infrastruttura di ricarica e per l’esercizio della stessa.


A seguito dei provvedimenti di concessione dei contributi, Invitalia eroga entro trenta giorni il contributo spettante al soggetto beneficiario.

Ulteriori adempimenti a carico dei soggetti beneficiari

I soggetti beneficiari sono ulteriormente tenuti a:
– mantenere nei cinque anni successivi alla data di erogazione del contributo l’infrastruttura di ricarica;
– consentire e favorire, in ogni fase del procedimento, lo svolgimento di tutti i controlli, ispezioni e monitoraggi disposti dal Ministero o da Invitalia, nonché da organismi statali o sovra-statali competenti in materia, anche mediante sopralluoghi, al fine di verificare lo stato di avanzamento delle attività oggetto di concessione del contributo e le condizioni per la fruizione e il mantenimento del beneficio;
– corrispondere a tutte le richieste di informazioni, dati e rapporti tecnici periodici disposte dal Ministero o da Invitalia allo scopo di effettuare il monitoraggio e la valutazione degli effetti delle agevolazioni concesse;
– tenere a disposizione, in occasione delle verifiche disposte dagli organismi di controllo competenti, per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data di concessione delle agevolazioni, tutta la documentazione contabile, tecnica ed amministrativa inerente alla concessione delle agevolazioni e ai servizi fruiti tramite le stesse;
– conservare i documenti giustificativi sotto forma di originali o, in casi debitamente giustificati, sotto forma di copie autenticate, o su supporti per i dati comunemente accettati, comprese le versioni elettroniche di documenti originali o i documenti esistenti esclusivamente in versione elettronica;
– aderire a tutte le forme di informazione e pubblicizzazione dell’intervento.

Revoche

I contributi possono essere revocati nei seguenti casi:
– accertamento dell’insussistenza dei requisiti di ammissibilità;
– il soggetto beneficiario abbia reso, nel modulo di domanda o in qualunque altra fase del procedimento, dichiarazioni mendaci o errate o esibito atti falsi o contenenti dati non rispondenti a verità;
– fallimento del soggetto beneficiario ovvero apertura nei confronti del medesimo di una procedura concorsuale;
– mancato rispetto degli obblighi previsti;
– in tutti i casi ulteriormente previsti dai provvedimenti di concessione e di erogazione.


La revoca è disposta dal Ministero con provvedimento motivato e comporta per il soggetto beneficiario l’obbligo di restituzione del contributo entro sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento di revoca.

Dematerializzazione nota spese prodotta dal dipendente trasfertista


I giustificativi allegati alle note spese trovano generalmente corrispondenza nella contabilità dei cedenti o prestatori tenuti agli adempimenti fiscali. La loro natura, quindi, è quella di documenti analogici originali “non unici” ai sensi del Codice dell’Amministrazione Digitale, che qualifica come tali i documenti per i quali sia possibile risalire al loro contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione, anche se in possesso di terzi. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 20 ottobre 2021, n. 740)

Con riferimento alla corretta modalità di gestione dei documenti analogici in vista della loro dematerializzazione e successiva conservazione con l’intervento o meno di un pubblico ufficiale, questa Agenzia si è più volte espressa con diversi documenti di prassi.
Con i quali è stato chiarito che quando si parla di documenti informatici qualsiasi considerazione non può prescindere dal “Codice dell’Amministrazione Digitale” o “CAD”) e dai relativi decreti attuativi, siano questi di ordine generale, sia, nello specifico, propri dell’ambito tributario.
Dalla normativa richiamata emerge che qualunque documento informatico avente rilevanza fiscale – ossia qualunque documento elettronico che contiene la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti ai fini tributari  – come le note spese che verranno poi utilizzate per la deducibilità dei relativi costi ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), deve possedere, tra le altre, le caratteristiche della immodificabilità, integrità ed autenticità.
Laddove tali accorgimenti siano effettivamente presenti nulla osta a che i documenti analogici siano sostituiti da quelli informatici sopra descritti e che la procedura sia interamente dematerializzata.
Restano fermi, come ovvio, tutti gli ulteriori requisiti legislativamente individuati per la deducibilità dei costi (quali inerenza, competenza e congruità, secondo la previsione del TUIR e dei vari documenti di prassi in materia) e le modalità di imputazione dei redditi in capo ai soggetti.
Con particolare riferimento alle prestazioni di trasporto tramite taxi, si evidenzia che trattasi di servizi soggetti all’obbligo di fatturazione su richiesta del committente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione ai sensi del Decreto IVA (art. 22 DPR del 1972, n. 633). La fattura è emessa in duplice copia ed è obbligatoriamente conservata almeno dal prestatore, sicché può essere considerata documento analogico non unico. Le medesime prestazioni sono, invece, esonerate dall’obbligo di certificazione tramite scontrino o ricevuta fiscale.
Ciò detto, si osserva che i giustificativi allegati alle note spese trovano generalmente corrispondenza nella contabilità dei cedenti o prestatori tenuti agli adempimenti fiscali. La loro natura, quindi, è quella di documenti analogici originali “non unici” ai sensi del Codice dell’Amministrazione Digitale, che qualifica come tali i documenti per i quali sia possibile risalire al loro contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione, anche se in possesso di terzi.
Si ricorda, infine, che, laddove «il giustificativo allegato alla nota spese non consenta di risalire al suo contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione, anche se in possesso di terzi, ed abbia pertanto natura di documento analogico originale unico, la relativa conservazione sostitutiva necessita dell’intervento del pubblico ufficiale.

Registratore di cassa telematico: l’errata configurazione non esclude le sanzioni


In caso di errata configurazione del registratore telematico da parte del tecnico installatore, con associazione della partita Iva di un’altra impresa, i dati dei corrispettivi trasmessi sono automaticamente attribuiti a quest’ultima. L’errata attribuzione dei corrispettivi può essere corretta con una comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Resta ferma l’applicazione di sanzioni per mancata/errata memorizzazione (e trasmissione) dei corrispettivi. (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 ottobre 2021, n. 737).

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda la sanzionabilità della mancata/errata memorizzazione (e trasmissione) dei corrispettivi, a causa dell’errata associazione della partita Iva, da parte del tecnico installatore, nella configurazione del registratore di cassa telematico.
In conseguenza dell’errato abbinamento, i dati dei corrispettivi trasmessi all’Agenzia delle Entrate sono stati attribuiti aa un’altra impresa, mentre per la contribuente non risultano memorizzati e trasmessi i corrispettivi percepiti per l’attività svolta (parrucchiera).
Complice i prolungati periodi di inattività causati dall’emergenza sanitaria da Covid-19, l’applicazione del regime forfetario che esclude gli adempimenti IVA, e la circostanza che l’altra impresa non fosse tenuta alla certificazione dei corrispettivi mediante memorizzazione e trasmissione telematica, in quanto esercente attività (tipolitografia) soggetta all’obbligo di fatturazione, l’errata memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi si è potratta per oltre un anno (fino alla predisposizione della dichiarazione dei redditi).
Rilevata l’assenza di dati dei corrispettivi nella sezione “Fatture e Corrispettivi” della propria area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate, il contribuente ha scoperto l’errore a seguito dell’intervento del tecnico installatore, che ha provveduto ad effettuare la necessaria correzione.
Secondo la procedura indicata dall’Agenzia delle Entrate nelle proprie FAQ, su richiesta del contribuente, l’altra impresa ha segnalato tutti i corrispettivi attribuiti per errore, accedendo alla sezione Monitoraggio delle Ricevute dei File Trasmessi della propria pagina “Fatture e Corrispettivi”, con l’indicazione per ciascun corrispettivo errato della seguente motivazione: .”Invio non dovuto per errato abbinamento registratore di cassa. Corrispettivo di competenza della Partita Iva (…) appartenente a (…)”.
In considerazione di tali circostanze, si chiede se in tal caso trovi applicazione l’esclusione dalle sanzioni per errore non imputabile al contribuente e, inoltre, se sia corretto tener conto comunque dei medesimi corrispettivi in sede di dichiarazione dei redditi.

L’Agenzia delle Entrate ha osservato che il contribuente, pur azionatasi a seguito del riscontrato problema per risolverlo, si è avvalsa per oltre un anno di un registratore telematico che effettuava memorizzazioni e trasmissioni di dati non corretti (in particolar modo con errata indicazione/associazione della partita IVA), senza vigilare in alcun modo sugli invii effettuati e sul funzionamento dell’apparecchio installato.
In proposito, ha precisato che in fase di attivazione, il tecnico abilitato inserisce nel Registratore Telematico, mediante gli appositi dispositivi di input, i propri dati identificativi (Codice Fiscale del tecnico e Partita IVA del laboratorio per il quale lavora) e quelli dell’esercente (Partita IVA); successivamente viene dato l’input al Registratore Telematico di trasmettere la richiesta di attivazione al sistema AE.
La fase di attivazione si conclude con la produzione di un QRCODE che viene messo a disposizione dell’esercente attraverso il sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Tale QRCODE va apposto in apposito alloggiamento del Registratore Telematico, in luogo visibile ai clienti, e contiene l’indirizzamento ad una pagina web del sito dell’Agenzia delle Entrate sulla quale è possibile verificare:
– i dati identificativi del Registratore Telematico (marchio del fabbricante, depositato presso l’Agenzia delle entrate all’atto della presentazione della domanda di approvazione del modello; denominazione commerciale del modello; numero di matricola; estremi del provvedimento di approvazione; dati relativi alla verificazione periodica);
– i dati identificativi dell’esercente.
Dunque, l’errata configurazione del registratore di cassa è facilmente riscontrabile, verificando semplicemente il QRCODE al momento della messa in servizio del registratore.
Di conseguenza, nella fattispecie, sebbene l’errore sia imputabile al tecnico che ha configurato il registratore di cassa, l’omessa vigilanza da parte del contribuente per un periodo prolungato, implica una diretta responsabilità per la violazione. Pertanto, alla mancata/errata memorizzazione (e trasmissione) segue l’applicazione delle previste sanzioni: 90% dell’imposta corrispondente all’importo non memorizzato o trasmesso, con un minimo di 500 euro, per ciascuna operazione.
In considerazione dell’assenza di una formale contestazione da parte degli Uffici competenti, le violazioni possono essere regolarizzate tramite ravvedimento operoso.
Peraltro, l’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che in mancanza di ravvedimento operoso, accertata anche la buona fede della contribuente, gli Uffici competenti potranno comunque valutare la presenza dei presupposti per l’applicazione degli istituti che consentono di escludere o graduare il carico sanzionatorio in funzione dell’effettiva gravità della condotta.
Quanto al profilo reddituale, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che in ogni caso tutti i corrispettivi memorizzati dal registratore telematico in riferimento all’attività svolta, anche se associati ad altra partita Iva, devono essere tenuti in considerazione ai fini della dichiarazione dei redditi.

Approvazione del documento programmatico di bilancio


Approvato il “Documento programmatico di bilancio per il 2022”, che illustra le principali linee di intervento che verranno declinate nel disegno di legge di bilancio e gli effetti sui principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica. (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Comunicato 19 ottobre 2021, n. 42).

La manovra di bilancio ha l’obiettivo di sostenere l’economia nella fase di uscita dalla pandemia e rafforzare il tasso di crescita nel medio termine. Si mira, inoltre, a ridurre il carico fiscale per famiglie e imprese.
Tra le principali misure:
– in ambito fiscale: si prevede un primo intervento di riduzione degli oneri fiscali; il rinvio al 2023 della plastic tax e della sugar tax; il taglio dal 22% al 10% dell’Iva su prodotti assorbenti per l’igiene femminile. Si stanziano risorse per contenere gli oneri energetici nel 2022;
– in merito agli investimenti privati: sono prorogate e rimodulate le misure di transizione 4.0 e quelle relative agli incentivi per gli investimenti immobiliari privati;
– per le imprese: vengono rifinanziati il Fondo di Garanzia Pmi, la cosiddetta “Nuova Sabatini” e le misure per l’internazionalizzazione delle imprese;
– in ambito delle politiche sociali: il livello di spesa del Reddito di cittadinanza viene allineato a quello dell’anno 2021, introducendo correttivi alle modalità di corresponsione e rafforzando i controlli. Vengono previsti interventi in materia pensionistica, per assicurare un graduale ed equilibrato passaggio verso il regime ordinario, e si dà attuazione alla riforma degli ammortizzatori sociali. Il congedo di paternità di 10 giorni viene reso strutturale.


Definizione agevolata avvisi bonari: modalità di perfezionamento


L’Agenzia delle Entrate ha definito le modalità di perfezionamento ed efficacia della definizione agevolata delle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni introdotta dal DL Sostegni (Agenzia Entrate – provvedimento 18 ottobre 2021, n. 275852).

Il DL Sostegni ha introdotto la possibilità di definire in via agevolata le somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni.
La misura agevolativa è rivolta ai soggetti con partita IVA attiva al 23 marzo 2021 che, a causa della situazione emergenziale dovuta all’epidemia di Covid-19, hanno subito nel 2020 una riduzione del volume d’affari maggiore del 30 per cento rispetto all’anno d’imposta precedente. Per i soggetti non tenuti alla presentazione della dichiarazione IVA, si considera, in luogo del volume d’affari, l’ammontare dei ricavi e compensi risultante dalle dichiarazioni dei redditi presentate per gli anni d’imposta 2019 e 2020.
Oggetto della definizione sono le somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni relative ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2017 e al 21 dicembre 2018. In particolare, per il periodo d’imposta 2017 la definizione si applica alle comunicazioni elaborate entro il 31 dicembre 2020, non inviate per effetto della sospensione disposta dall’articolo 157, DL Rilancio. Per il periodo d’imposta 2018 la definizione si applica alle comunicazioni elaborate entro il 31 dicembre 2021.
L’agevolazione consiste nell’esclusione del pagamento delle sanzioni (o delle somme aggiuntive in caso di irregolarità relative a contributi previdenziali) contenute nella comunicazione d’irregolarità.


In presenza dei suddetti requisiti previsti, la definizione si perfeziona con il pagamento delle imposte, dei relativi interessi e dei contributi previdenziali, escluse le sanzioni e le somme aggiuntive, secondo le modalità ed entro i termini previsti dagli artt. 2 e 3-bis, D.Lgs. n. 462/1997, per la riscossione delle somme dovute a seguito dei controlli automatici.
L’efficacia della definizione è subordinata al rispetto dei limiti e delle condizioni previsti nella Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C (2020) 1863 final «Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19», e successive modificazioni.
A tal fine, i contribuenti che intendono accettare la proposta di definizione presentano l’autodichiarazione prevista entro il 31 dicembre 2021 ovvero, se il pagamento delle somme dovute o della prima rata è effettuato dopo il 30 novembre 2021, entro la fine del mese successivo a quello in cui è effettuato il pagamento.