Istanze per la tax credit 2019: ecco i termini


Comunicate dal Ministero dei beni culturali le nuove date valide per la presentazione delle domande per usufruire della tax credit di cui all’articolo 10 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83. (MIBAC – Comunicato 08 febbraio 2019).

Al fine di migliorare la qualità dell’offerta ricettiva per accrescere la competitività delle destinazioni turistiche, per il periodo d’imposta 2014 e per i due successivi, alle imprese alberghiere esistenti alla data del 1° gennaio 2012 è stato riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30 per cento delle spese sostenute fino ad un massimo di 200.000 euro nei periodi d’imposta sopra indicati per gli interventi di ristrutturazione edilizia, o interventi di eliminazione delle barriere architettoniche.
Il credito d’imposta è stato poi riconosciuto anche per i periodi d’imposta 2017 e 2018, nella misura del 65 per cento.
Sono compresi tra i beneficiari del credito d’imposta anche le strutture che svolgono attività agrituristica, nonché gli stabilimenti termali per la realizzazione di piscine termali e per l’acquisizione di attrezzature e apparecchiature necessarie per lo svolgimento delle attività termali.
La compilazione dell’istanza si potrà effettuare esclusivamente dalle ore 10:00 del 21 febbraio – alle ore 16:00 del 21 marzo 2019.
Le domande per il Click day, si potranno inviare esclusivamente dalle ore 10:00 del 3 aprile – alle ore 16:00 del 4 aprile 2019.
A breve sarà online sulla pagina Tax Credit Riqualificazione e sulla home page del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il nuovo Portale dei procedimenti dove si potranno presentare l’istanza insieme all’attestazione di effettività delle spese sostenute.


IRAP Professionisti: ipotesi per l’autonoma organizzazione


Non è soggetto a IRAP il contribuente che impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Ordinanza 15 febbraio 2019, n. 4577).

La Suprema Corte ribadisce che il presupposto dell’IRAP è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi.
L’IRAP non è un’imposta sul reddito, bensì un’imposta di carattere reale che colpisce il valore aggiunto prodotto dalle attività autonomamente organizzate, mentre l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa di impresa, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo, ancorché svolta con carattere di abitualità, nel senso che è possibile ipotizzare un’attività professionale svolta in assenza di organizzazione di capitali o lavoro altrui, con la conseguente inapplicabilità dell’imposta, per difetto del suo necessario presupposto, l’autonoma organizzazione, il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto, rimessa pertanto al giudice di merito.
Con riferimento all’attività di agente di commercio, riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
L’Agenzia delle Entrate, nel caso di specie, censura innanzitutto la motivazione del provvedimento impugnato nella parte in cui, dopo aver dato atto che il contribuente aveva dedotto di avvalersi della collaborazione di una segretaria per rispondere al telefono, ha ritenuto «irrilevanti i costi della collaboratrice non essendo addetta alla vendita». La pretesa insufficienza della motivazione sul punto – sostenuta con riferimento esclusivo alle risultanze contabili relative ai costi per salari e stipendi, e senza contestare che il contribuente abbia impiegato un sola dipendente con funzioni di segreteria – appare infondata, in quanto il giudice a quo, sia pur sinteticamente, ha dato conto dell’accertamento che la fattispecie concreta controversa non supera l’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria, ritenuta la soglia minima da oltrepassare per poter presumere ragionevolmente la sussistenza dell’autonoma organizzazione, a sua volta presupposto dell’IRAP.
Parimenti infondata è la denuncia della pretesa insufficienza della motivazione della sentenza impugnata riguardo alla mancata esplicita considerazione dell’asserita disponibilità, da parte del contribuente, «di due studi, anche se in uso promiscuo con l’abitazione». Con riguardo all’utilizzo di più studi, il fatto che il professionista operi presso due (o più) strutture materiali non è circostanza che possa dar luogo ad un’autonoma organizzazione, ove tali studi costituiscano semplicemente uno strumento per il migliore (e più comodo per il pubblico) esercizio della attività professionale autonoma. L’attribuzione della rilevanza di fatto decisivo alla questione relativa alla pretesa disponibilità dei locali in questione avrebbe quindi comunque richiesto, nella censura dell’asserita insufficienza motivazionale, anche la specificazione della concreta rilevanza funzionale (e non meramente quantitativa) del dato rispetto alla sussistenza dell’autonoma organizzazione, ciò che invece difetta nel contesto dell’elaborazione del motivo.
Pertanto, la Cassazione rigetta il ricorso.


Operatori del settore delle comunicazioni: definito il contributo 2019


Definita, per l’anno 2019, la misura della contribuzione dovuta dai soggetti che operano nei settori delle comunicazione elettroniche e dei servizi media, nonché i termini e le modalità di versamento (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – delibera n. 527/2018).


 


Va preliminarmente detto che il contributo non deve essere corrisposto:
– dai soggetti il cui imponibile sia pari o inferiore a euro 500.000,00;
– dalle imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, in liquidazione, ovvero essendo soggette a procedure concorsuali;
– dalle imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2018.


Per gli operatori soggetti ad autorizzazione generale, la contribuzione dovuta è fissata in misura pari a 1,30 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Per le imprese operanti nei restanti mercati, la contribuzione è fissata in misura pari a 1,90 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
Gli operatori non tenuti alla redazione del bilancio calcolano l’importo del contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando l’aliquota dell’1,90 per mille alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie.


Il versamento deve essere effettuato entro il 1° aprile 2019 ed entro la medesima data deve essere presentata la dichiarazione telematica anagrafica, nonché la comunicazione dell’avvenuto versamento.

Ecco i codici tributo per la definizione agevolata delle controversie tributarie


Pronti i codici tributo per consentire il versamento tramite il modello “F24” delle somme oggetto della definizione agevolata delle controversie tributarie (Agenzia delle entrate – risoluzione 21 febbraio 2019).

A seguito dell’approvazione del modello di domanda per la definizione agevolata delle controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, e della definizione delle modalità e dei termini per il versamento delle somme dovute, per consentire il versamento tramite il modello “F24” delle suddette somme, si istituiscono i seguenti codici tributo, da esporre nella sezione “ERARIO” esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati“, per i quali si riportano le modalità di compilazione degli altri campi del modello di pagamento:
PF30 – IVA e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF31 – Altri tributi erariali e relativi interessi — Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF32 – Sanzioni relative ai tributi erariali – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF33 – IRAP e addizionale regionale alT IRPEF e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF34 – Sanzioni relative all’IRAP e all’addizionale regionale all’IRPEF – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF35 – Addizionale comunale all’IRPEF e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF36 – Sanzioni relative all’addizionale comunale all’IRPEF – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018.

IPAB: imponibili i redditi commerciali che finanziano l’attività socio-assistenziale

Con la recente Ordinanza n. 4922 del 20 febbraio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che i proventi derivanti dalla locazione di immobili di proprietà dell’IPAB che svolge attività di assistenza anziani devono ritenersi imponibili, anche se reimpiegati per statuto nell’attività istituzionale

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso la cartella di pagamento nei confronti dell’ente IPAB che svolge attività di centro ospitalità per anziani accertando il mancato versamento delle imposte in relazione ai redditi di fabbricati derivanti dalla locazione di quattro unità immobiliari di proprietà del medesimo ente.
Il ricorso dell’ente è stato accolto dai giudici tributari, i quali hanno rilevato la sussistenza dei requisiti soggettivo e oggettivo per accedere all’esenzione dall’imposta; in particolare, per quanto riguarda quello oggettivo, in considerazione del fatto che le rendite derivanti dalla locazione del patrimonio immobiliare, erano, per statuto, reimpiegate a supporto e finanziamento dell’istituzionale attività di assistenza.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari affermando che la disciplina fiscale, nel disporre che l’esercizio di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie da parte di enti pubblici istituiti esclusivamente per tali finalità non costituisce attività commerciale, non esclude che siano soggetti ad imposta i redditi provenienti da altre attività svolte da tali enti, come quelli fondiari derivanti dalla locazione di immobili, senza che, peraltro, assuma rilevanza la circostanza che i proventi di dette attività siano statutariamente destinati all’esercizio dell’attività istituzionale.
D’altra parte, precisano i giudici della Suprema Corte, l’utilizzazione degli immobili per l’esercizio di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie, non equivale a destinare le rendite conseguite attraverso negozi di diritto privato al raggiungimento degli scopi istituzionali, giacché, nel primo caso, si realizza il presupposto dell’agevolazione (l’immobile è direttamente utilizzato per l’esercizio dell’attività di interesse pubblico), nel secondo caso, detto presupposto non si realizza, verificandosi una diversa fattispecie: di percezione (e non di diretta fruizione) di ricchezza da parte dell’ente, successivamente soltanto destinata a realizzare scopi istituzionali.
In conclusione, i redditi prodotti da fabbricati in proprietà di un istituto di assistenza (IPAB), non usufruiscono dell’esenzione sul presupposto che tali redditi per statuto devono essere riutilizzati a fini di assistenza, pertanto i medesimi redditi vanno tenuti separati da quelli conseguenti la mera attività di assistenza, e tassati prima del reimpiego in quanto provenienti da attività non esente.

Cassazione: nuova pronuncia sull’IRAP


In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Ordinanza 14 febbraio 2019, n. 4417).

La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso del contribuente in materia di rimborso IRAP, ha ribadito i seguenti principi di diritto:
– presupposto per l’assoggettamento all’imposta è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla prestazione di servizi, applicabile anche alle persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate esercenti arti e professioni (artt. 2 e 3, lett. c, D.Lgs. n. 446/1997). L’imposta incide su un fatto economico diverso dal reddito, cioè su quel quid pluris aggiunto dalla struttura organizzativa alla attività professionale, tale da costituire un indice di capacità contributiva idonea a giustificare l’assoggettamento al tributo, il che non implica alcun limite quantitativo, di prevalenza o meno rispetto al lavoro autonomo esercitato, bensì semplicemente un giudizio di valore sulla idoneità di quella organizzazione a potenziare le possibilità produttive del professionista;
– l’autonoma organizzazione è riconosciuta ai fini IRAP quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo “id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui;
– il requisito dell’autonoma organizzazione, previsto quale presupposto dell’imposta, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive;
– per la soggezione ad IRAP dei proventi del professionista autonomo è necessario che la struttura organizzata di cui questi si avvalga faccia capo allo stesso non solo ai fini operativi, ma anche sotto il profilo organizzativo;
– il professionista che svolga l’attività all’interno di una struttura altrui, così difettando di autonomia organizzativa, non è assoggettato all’IRAP. Con specifico riferimento alla professione di medico generico convenzionato con il SSN, la disponibilità di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo Collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con d.P.R. n. 270 del 2000, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo;
– non ricorre il necessario presupposto della autonoma organizzazione ove il professionista si avvalga di un cd. assistente di sedia, ossia di un infermiere generico assunto “part time”, il quale si limiti a svolgere mansioni di carattere esecutivo, o di una segretaria, figure collaborative che anche per i tempi e le modalità di impiego non sono idonee ad accrescere le potenzialità professionali del medico. Incombe sull’Ufficio l’onere di dimostrare le caratteristiche della strumentazione tecnica e la portata dell’eventuale attività di collaborazione, indicando gli elementi di fatto necessari ad integrare il presupposto d’imposta;
– l’accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato.
Nel caso di specie il giudice tributario d’appello ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti dell’imposta nei confronti del contribuente considerando che lo stesso “ha occupato dipendente, sia pure part time; è dotato di una vettura e di studio, quattro computers, impianto idraulico e termoidraulico”. Risulta evidente che gli elementi assunti a sostegno della attribuzione della soggettività passiva al tributo siano del tutto inadeguati. Si pretende di valorizzare l’occupazione di un dipendente, part time, di cui non sono neppure accennate le funzioni esplicate, si fa riferimento alla disponibilità di una vettura e di uno studio, che pacificamente costituiscono il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale, si valorizza la presenza di un impianto idraulico e termoidraulico, il che costituisce un argomento del tutto incomprensibile, non potendo certo pretendersi che uno studio medico debba essere privo di servizi idrici e di riscaldamento, si assume ad indice di organizzazione la presenza di quattro computer, dotazione del tutto irrilevante ai fini della capacità di implementazione dell’organizzazione, ed infine di costi sostenuti, in un quadriennio, per € 40.000,00, che è il minimo che ci si possa attendere per la gestione di uno studio medico e la retribuzione del dipendente part time.
Dunque la pronuncia del giudice regionale non fa corretta applicazione delle norme che regolano l’assoggettamento all’IRAP del professionista, alla luce della interpretazione resa dalla giurisprudenza di legittimità.


La vendita online delle sigarette elettroniche è ammessa solo al deposito


La vendita a distanza di tali prodotti è consentita solo ai soggetti autorizzati all’istituzione e alla gestione di un deposito e non è concessa nemmeno la vendita a distanza da parte dei soggetti autorizzati alla vendita al pubblico (Agenzia Dogane e Monopoli – circolare n. 28555/2019).

I depositari autorizzati sono tenuti a comunicare all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, preventivamente ovvero in caso di variazione, i siti web utilizzati. I siti web non comunicati possono essere sottoposti ad inibizione, e non è riconosciuto alcun indennizzo.
Nel caso in cui lo stesso soggetto giuridico fosse autorizzato sia alla gestione di un deposito dei prodotti liquidi da inalazione sia alla vendita al pubblico di tali prodotti, le suddette attività devono essere esercitate separatamente con l’osservanza della specifica normativa di rango primario.
L’imposta di consumo su tali prodotti deve essere assolta dal depositario al momento dell’immissione in consumo ossia nel momento in cui i prodotti liquidi da inalazione sono estratti dal deposito per essere ceduti agli esercizi che ne effettuano la vendita al pubblico, ovvero per essere ceduti direttamente ai consumatori.
Di conseguenza, gli esercizi autorizzati alla vendita al dettaglio, obbligati ad approvvigionarsi dai depositi autorizzati, possono detenere prodotti della specie, soltanto ad imposta assolta, per la vendita al pubblico nei locali indicati a questa Agenzia ai fini dell’autorizzazione all’esercizio di tale attività.

Aggiornamento del sistema dei corrispettivi del Fisco


Tutti i dispositivi che colloquiano con il sistema dei corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate (registratori telematici, server RT o dispositivi mobili certificati per i distributori automatici) e tutti i sistemi proprietari che utilizzano le interfacce applicative gestionali dovranno entro il 31/03/2019 essere aggiornati con la nuova CA (Certification Authority) utilizzata dal sistema per garantire la sicurezza della connessione TLS con il server di produzione. (Agenzia delle entrate – provvedimento 13 febbraio 2019).

La CA rinnovata per la connessione sicura è la “CA Entrate”, quindi per garantire la continuità del servizio al momento della sostituzione del certificato server è necessario configurare il file “CAAgenziadelleEntrate.cer” insieme al vecchio file “CAEntrate.cer”, aggiungendolo nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse.
Questa operazione deve essere eseguita sia sui sistemi che si interfacciano con i servizi dispositivi dell’Allegato Api REST Dispositivi, sia sui sistemi proprietari che si interfacciano con i servizi gestionali dell’Allegato Api REST Gestionali.
Il file di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer” è recuperabile effettuando i passi seguenti:
1) accedere al sito web Fatture&Corrispettivi
2) accedere alla sezione dedicata ai certificati
3) scaricare la nuova versione del file “CAServizioAECorrispettiviIVA.zip”
4) recuperare, fra i file presenti, quello di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer”
5) configurare il certificato nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse, senza eliminare quello vecchio “CAEntrate.cer”
Il mancato aggiornamento della configurazione descritta entro la data indicata comporterà l’impossibilità di effettuare connessioni al sistema dei corrispettivi attraverso le interfacce applicative (api rest).


 


Sisma Bonus: scia o permesso edilizio sempre accompagnate dall’asseverazione

Ai fini della fruizione del sisma bonus è irrilevante che il titolo di autorizzazione ai lavori sia un permesso a costruire o una SCIA, purché dallo stesso risulti che l’opera consiste in interventi di conservazione del patrimonio esistente e non di nuova costruzione. In ogni caso l’asseverazione del rischio sismico dev’essere sempre allegata alla SCIA ovvero alla richiesta di permesso (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 febbraio 2019, n. 64)

Per favorire la conservazione del patrimonio edilizio esistente nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3) è riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda nella misura del 50 per cento delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per gli interventi di ristrutturazione edilizia riguardanti il consolidamento delle parti strutturali di edifici o complessi di edifici esistenti, fino ad un ammontare complessivo delle stesse spese non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno.
È prevista inoltre una detrazione maggiorata qualora dagli interventi derivi una diminuzione del rischio sismico. In particolare:
– la detrazione spetta nella misura del 70 per cento (ovvero 75 per cento per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali ) in caso di diminuzione di una classe di rischio rispetto alla situazione precedente i lavori;
– la detrazione spetta nella misura del 80 per cento (ovvero 85 per cento per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali ) in caso di diminuzione di due classi di rischio rispetto alla situazione precedente i lavori.
Ai fini del riconoscimento della detrazione maggiorata è richiesto che dal titolo amministrativo di autorizzazione dei lavori (SCIA o permesso di costruire) risulti che l’opera consiste in un intervento di conservazione del patrimonio edilizio esistente e non in un intervento di nuova costruzione.
Inoltre, sulla base delle linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni contenute nel Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 28 febbraio 2017, n. 58, un professionista abilitato deve redigere il progetto dell’intervento strutturale asseverando la classe di rischio dell’edificio precedente l’intervento e quella conseguibile a seguito dell’esecuzione dell’intervento progettato.
Il progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico, contenente la suddetta asseverazione, quindi, deve essere allegato alla SCIA ovvero alla richiesta del permesso di costruire.
All’atto dell’ultimazione dei lavori strutturali e del collaudo, il direttore dei lavori e il collaudatore statico devono attestare, per quanto di rispettiva competenza, la conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato, come asseverato dal progettista, da cui deriva la conseguente attestazione della riduzione del rischio sismico che da diritto alla fruizione del “sisma bonus”.
Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che, sia l’asseverazione sia le attestazioni, devono essere depositate presso lo sportello unico competente, e copia delle stesse consegnate al committente per l’ottenimento dei benefici fiscali. Più precisamente, è richiesta la contestuale allegazione al titolo edilizio del progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico – come asseverato dal progettista – ed il deposito presso lo sportello unico.
Di conseguenza, precisa l’Agenzia delle Entrate, la non contestuale/tardiva allegazione del progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico contenente l’asseverazione non consente l’ottenimento del cd. “sisma bonus”.

Incremento del diritto annuale in Sicilia per dissesto finanziario


Le Camere di commercio di Messina, di Catania-Ragusa-Siracusa della Sicilia orientale, di Palermo-Enna, di Agrigento, di Caltanissetta e di Trapani sono state autorizzate ad incrementare la misura del diritto annuale per gli anni 2018 e 2019, dovuto dalle imprese iscritte nel Registro Imprese, per il finanziamento dei piani di riequilibrio finanziario (Ministero Sviluppo Economico – decreto 21 dicembre 2018).

Per gli anni 2018/2019 le Camere di commercio con i bilanci in rosso, tali da provocare il dissesto finanziario, possono incrementare la misura del diritto annuale del 50%, con l’intento di ritornare ad un riequilibrio finanziario, previa autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.


Le Camere di commercio di Messina, di Catania-Ragusa-Siracusa della Sicilia orientale, di Palermo-Enna, di Agrigento, di Caltanissetta e di Trapani in dissesto finanziario sono state di fatto autorizzate all’incremento del diritto annuale del 50% per gli anni 2018 e 2019. In tal senso, le imprese iscritte nel Registro Imprese di tali Camere di commercio dovranno versare una misura camerale maggiorata del 50% ma sempre entro il 30 giugno.