Più conveniente la cedolare secca sugli affitti a canone concordato

La Legge di Bilancio 2020 ha ridotto al 10 per cento l’aliquota della cedolare secca sugli affitti applicabile in caso di contratti a canone concordato (art. 1, co. 6, L. n. 160/2019)

A decorrere dal 1° gennaio 2020 l’aliquota applicabile per la cedolare secca sugli affitti dei contratti a canone concordato scende dal 15 al 10 per cento.
In alternativa facoltativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini IRPEF, il proprietario o il titolare di diritto reale di godimento di unità immobiliari abitative locate ad uso abitativo può optare per il regime della “cedolare secca”.
In tal caso, il canone di locazione relativo ai contratti aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze locate congiuntamente all’abitazione, è assoggettato ad un’imposta, operata nella forma della cedolare secca, sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali, nonché delle imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione; la cedolare secca sostituisce anche le imposte di registro e di bollo sulla risoluzione e sulle proroghe del contratto di locazione.
In base al regime della cedolare secca, sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti l’imposta è applicata nella misura del 21 per cento. La cedolare secca può essere applicata anche ai contratti di locazione per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione.


Per i contratti stipulati secondo le disposizioni di cui agli articoli 2, comma 3, e 8 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, relativi ad abitazioni ubicate nei comuni di cui all’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e negli altri comuni ad alta tensione abitativa individuati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (cd. “contratti a canone concordato”) l’aliquota della cedolare secca si applica nella misura del 10 per cento.

AdRdC: avviso per i soggetti erogatori


Pubblicato l’avviso rivolto ai soggetti erogatori per l’avvio dell’Assegno di ricollocazione per i beneficiari del reddito di cittadinanza. L’avviso pubblico attua quanto definito nella delibera del Consiglio di amministrazione Anpal n. 23/2019 (Comunicato Anpal 13 gennaio 2020).


Nel caso di Assegno di ricollocazione per i beneficiari di Reddito di Cittadinanza, attraverso le funzionalità messe a disposizione su MyANPAL (servizio “Gestione Bandi”) il soggetto erogatore che abbia già manifestato il proprio interesse in relazione ad altre tipologie di assegno di ricollocazione è automaticamente abilitato all’erogazione dell’AdRdC come previsto dalla delibera del CdA ANPAL n. 23/2019. Qualora il soggetto erogatore intenda, anche temporaneamente, inibire una singola sede operativa nell’erogazione del servizio, è tenuto a deselezionare la sede secondo quanto previsto dalla delibera del CdA ANPAL n. 23/2019.
Il soggetto erogatore potrà decidere quale sede operativa attivare nell’ambito di ciascun Assegno di ricollocazione previsto dalla normativa vigente: a titolo esemplificativo, il soggetto deciderà se la sede operativa è attiva su AdRdC ma non su AdR cigs o viceversa oppure su entrambe.
I flussi differiscono a seconda che il soggetto erogatore sia:
– Una Regione
– Un soggetto accreditato a livello nazionale o regionale ai servizi per il lavoro.
Quanto al Flusso per le Regioni, si premette che tutti i CPI regolarmente censiti nel Portale ANPAL e presenti negli standard ufficiali condivisi, sono selezionati come sedi operative attive per l’erogazione dell’AdRdC. Spetta alla singola Regione la possibilità di escludere alcuni CPI dalla politica attiva in questione.
Le Regioni/Agenzie regionali per il lavoro comunicano ad ANPAL entro il 28 gennaio p.v. i CPI che intendono non attivare come soggetti erogatori nell’ambito dell’AdRdC. Le comunicazioni di cui sopra devono essere mandate via PEC a divisione.5@pec.anpal.gov.it. e per cc a Divisione7@anpal.gov.it.
Per quanto concerne il Flusso per gli Accreditati Nazionali, alla partenza dell’AdRdC, tutte le sedi operative già attive alla data del 13 gennaio 2020 nell’ambito della politica attiva “Assegno di ricollocazione (a regime)” saranno automaticamente abilitate alla politica attiva “AdRdC”. Eventuali modifiche delle sede operative già attive sull’AdR a regime successive a tale data non verranno automaticamente riportate su “AdRdC”.
È onere del soggetto erogatore, verificare a sistema quali delle sedi operative intenda eventualmente deselezionare entro il 28 gennaio p.v.
Circa il Flusso per gli Accreditati regionali, sono le Regioni/Agenzie regionali per il lavoro che, tramite MyANPAL, inseriscono puntualmente o massivamente gli elenchi dei soggetti accreditati ai servizi per il lavoro a livello regionale, fatto salvo quelli già inseriti in attuazione di quanto previsto dalla delibera del CdA n. 23/2019.
 


Fondo Sanitario Fasie – Circolare operativa per il settore “Industrie Ceramiche”



Fasie, il Fondo di Assistenza sanitaria integrativa per il settore “Ceramiche e refrattari Industria”, fornisce le indicazioni operative valide per il 2020


Il Fondo Sanitario Fasie ha pubblicato la Circolare Operativa rivolta alle aziende che applicano il CCNL per gli addetti all’industria delle piastrelle di ceramica, dei materiali refrattari, ceramica sanitaria ecc, con le indicazioni relative alle tariffe valide per l’anno 2020, le modalità contributive e le scadenze di versamento.


Contributi 2020


























QUOTA AZIENDA € 140,00
 
QUOTA LAVORATORE Quota annua
OPZIONE STANDARD € 140,00
OPZIONE STANDARD

con iscrizione del/dei familiari

€ 186,00 per ogni familiare

€ 372,00 per ogni convivente

OPZIONE EXTRA € 295,00
OPZIONE EXTRA

con iscrizione del/dei familiari

€ 186,00 per ogni familiare

€ 372,00 per ogni convivente

OPZIONE PLUS € 705,00


Regolazione contributo a carico dell’Azienda iscritta
Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 140 € per singolo dipendente iscritto al Fondo, dovrà essere versato in unica soluzione entro il mese di Gennaio 2020. Contestualmente dovrà essere inviata una distinta di contribuzione con il dettaglio delle anagrafiche per cui è stato effettuato il bonifico. I file dovranno essere inviati via WEB accedendo all’area Aziende del sito www.fasie.it e seguendo le istruzioni.
Il mancato invio della distinta di contribuzione, allungando i tempi di controllo e gestione, potrebbe comportare la sospensione della posizione dei dipendenti assistiti per cui si richiede massima disponibilità e collaborazione.
I dati per effettuare il bonifico sono i seguenti:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Causale di versamento: numero di protocollo rilasciato al momento del caricamento della distinta, dati completi, altrimenti rilevabile il giorno successivo nella sezione upload distinte, voce trasmetti.


Regolazione contributo a carico del dipendente iscritto
Per il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, l’Azienda dovrà versare al Fondo anticipatamente il contributo in un’unica soluzione (da versare a seconda della decorrenza dell’iscrizione: gennaio o luglio) entro il 16 gennaio 2020 oppure entro il 16 luglio 2020; successivamente applicherà, mensilmente, le trattenute sul cedolino del lavoratore iscritto. Contestualmente dovrà essere inviata una distinta di contribuzione con il dettaglio delle anagrafiche per cui è stato effettuato il bonifico. I file dovranno essere inviati via WEB accedendo all’area Aziende del sito www.fasie.it e seguendo le istruzioni.
Il mancato invio della distinta di contribuzione, allungando i tempi di controllo e gestione, potrebbe comportare la sospensione della posizione dei dipendenti assistiti per cui si richiede massima disponibilità e collaborazione.
I dati per effettuare il bonifico sono i seguenti:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Causale di versamento: numero di protocollo rilasciato al momento del caricamento della distinta, dati completi, altrimenti rilevabile il giorno successivo nella sezione upload distinte, voce trasmetti.

Irripetibilità dell’indebito pensionistico: inapplicabilità del principio ai trattamenti previdenziali


L’indennità di mobilità è, di certo, trattamento previdenziale ma non pensionistico, con connotazione di tipica prestazione di sicurezza sociale volta al sostegno economico di chi si trova in stato di bisogno. Di qui, nel caso di pagamenti erroneamente effettuati dall’Inps, non risulta applicabile il principio di irripetibilità dell’indebito pensionistico, anche considerando la specialità della norma di legge, il che ne esclude l’interpretazione analogica e la sua applicazione a qualunque prestazione previdenziale (Corte di Cassazione, sentenza 02 dicembre 2019, n. 31373)


Una Corte d’appello territoriale, in riforma della decisione del Tribunale di primo grado, aveva accolto la domanda proposta dagli eredi di un lavoratore nei confronti dell’INPS, ritenendo insussistente il diritto dell’Istituto alla ripetizione dei ratei dell’assegno ordinario di invalidità erogati, per avere percepito il dante causa, nel medesimo periodo, anche il trattamento di mobilità, senza effettuare l’opzione per l’uno o l’altro trattamento. La Corte territoriale, ricondotta l’erogazione della doppia prestazione ad un errore imputabile all’Istituto, consistito nella mancata valutazione di dati ad esso noti o comunque disponibili e verificabili, nonchè ravvisata la buona fede del percettore delle due prestazioni, ha ritenuto applicabile la previsione per cui, in caso di errore di qualsiasi natura in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione, non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato (art. 52, L. n. 88/1989).
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione l’Inps, lamentando la non conformità a diritto della pronunzia resa dalla Corte di merito e assumendo che la previsione normativa citata (art. 52, L. n. 88/1989) debba riferirsi esclusivamente a prestazioni pensionistiche in tutto o in parte non dovute o a trattamenti di famiglia. Di qui, vertendo la fattispecie in tema di pagamenti effettuati senza titolo (indennità di mobilità indebitamente percepita), si imponeva il riferimento alla ordinaria disciplina codicistica dell’indebito oggettivo.
Per la Suprema Corte il ricorso è da accogliere.
L’iniziativa dell’Ente previdenziale volta al recupero della somma, ha avuto ad oggetto i ratei dell’indennità di mobilità riscossi dal dante causa, titolare dell’assegno ordinario di invalidità, per il periodo in cui il medesimo aveva esercitato l’opzione in favore dell’assegno ordinario di invalidità. E’ dunque in riferimento al trattamento previdenziale di mobilità, indebitamente goduto dall’assicurato, che occorre verificare la corretta o falsa applicazione del disposto normativo.
Orbene, il trattamento di mobilità è, di certo, trattamento previdenziale ma non pensionistico, con connotazione di tipica prestazione di sicurezza sociale volta al sostegno economico di chi si trova in stato di bisogno. Tanto basterebbe per escludere la fattispecie in esame dall’alveo di applicabilità del principio di irripetibilità dell’indebito pensionistico.
In ogni caso, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità, il carattere eccezionale della disposizione sull’indebito implica che essa non sia suscettibile di interpretazione analogica ed esclude la sua applicazione a qualunque prestazione previdenziale (Corte di Cassazione, sentenza n. 28517/2008), per le quali occorre, invece, fare riferimento alla disciplina generale dell’indebito oggettivo (art. 2033 c.c.).

Spese veterinarie, come calcolare la detrazione dal 2020


Dal 2020 sono in vigore le nuove regole sul calcolo delle detrazioni ed è stata elevato a 500 euro l’importo massimo detraibile delle spese veterinarie (art. 1, co. 361, L. n. 160/2019).

A decorrere dal 1° gennaio 2020, le spese veterinarie sostenute per gli animali legalmente detenuti a scopo di compagnia e pratica sportiva, con esclusione di quelli da allevamento, riproduzione, destinati al consumo alimentare, sono detraibili dall’imposta lorda calcolata ai fini IRPEF nella misura del 19% fino all’importo di euro 500,00 limitatamente alla parte che eccede euro 129,11. Il limite di detraibilità è unico per tutte le spese veterinarie sostenute, indipendentemente dal numero di animali posseduti.


Inoltre, sempre da quest’anno, la detrazione spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con pagamenti tracciati (versamento bancario o postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari ovvero mediante altri sistemi di pagamento). Sempre dal 2020, la detrazione spetta:
– per l’intero importo qualora il reddito complessivo non ecceda 120.000 euro;
– per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 240.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 120.000 euro, qualora il reddito complessivo sia superiore a 120.000 euro.


La detrazione non spetta invece se il reddito complessivo supera i 240.000 euro. Ai fini del computo, il reddito complessivo deve essere assunto al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze.

Il Fisco risponde sulle detrazioni per gli immobili con misure antisismiche


L’Agenzia delle entrate con la risposta 16 gennaio 2020, n. 5 fornisce chiarimenti sulla detrazione spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche

La detrazione, spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche mediante interventi di demolizione e ricostruzione di interi edifici, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove le norme urbanistiche vigenti lo consentano, dai quali derivi una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una o a due classi di rischio inferiore, è disciplinata dall’articolo 16, comma 1-septies del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63.
Ai fini della detrazione, gli edifici oggetto dell’intervento di riduzione del rischio sismico devono essere ubicati in comuni ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3 e le imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare devono provvedere, entro diciotto mesi dalla data di conclusione dei lavori, alla successiva alienazione dell’immobile.
La detrazione è pari al 75 o all’85 per cento (a seconda che l’intervento di demolizione e ricostruzione determini il passaggio ad una o a due classi di rischio sismico inferiore) del prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell’atto pubblico di compravendita e, comunque, calcolata entro un ammontare massimo di spesa pari a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.
Gli acquirenti delle unità immobiliari, inoltre, possono optare, in luogo della detrazione, per la cessione del corrispondente credito alle imprese che hanno effettuatogli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito. La cessione non può essere effettuata a istituti di credito e intermediari finanziari.
I contribuenti beneficiari delle detrazioni per gli interventi di riduzione del rischio sismico potevano, per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2019, optare per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi.
Dal 1° gennaio 2020, tuttavia, la disposizione appena citata non è più vigente, a seguito dell’abrogazione dell’articolo 10, comma 2 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 (che ha introdotto il citato comma 1-octies nell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013) ad opera dell’articolo 1, comma 176 della legge 27dicembre 2019, n. 160 (legge Bilancio 2020).
Nella fattispecie esaminata dal Fisco la società istante che svolge prevalentemente la seguente attività: “servizi forniti da revisori contabili – codice ATECO ZZZ” dichiara di voler realizzare “unità immobiliari risultanti da demolizione e ricostruzione di preesistenti edifici, per il tramite di una costituenda partecipata di cui deterrà una quota probabilmente maggioritaria. L’intervento edilizio, tra fase progettuale e realizzativa, avrà una durata di circa un anno e mezzo. In questo lasso di tempo saranno stipulati dei preliminari notarili in cui verrà dato conto che le costruende unità immobiliari avranno tutti i requisiti per beneficiare della detrazione in commento, considerato che sarà già stato redatto il progetto attestante la tipologia dell’intervento e il miglioramento sismico ottenibile. Alla sottoscrizione del preliminare e anche successivamente i promissari acquirenti verseranno caparre ed acconti.
Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria con la risposta in oggetto fornisce i seguenti chiarimenti:
1. La qualificazione di un’opera edilizia (quale risultante dal futuro titolo amministrativo di autorizzazione dei lavori) spetta, in ultima analisi, al Comune o ad altro ente territoriale, in qualità di organo competente in tema di classificazioni urbanistiche e presuppone valutazioni di natura tecnica che esulano dalle competenze dell’Agenzia delle entrate.
Nel merito occorre, tuttavia, evidenziare che la disposizione normativa di cui articolo 16, comma 1-septies del citato decreto legge n. 63 del 2013, prevede per gli acquirenti la possibilità di fruire della detrazione anche per gli interventi realizzati dall’impresa di costruzione “mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, allo scopo di ridurne il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente”.
La disposizione, pertanto, si applica anche nell’ipotesi in cui la demolizione e ricostruzione dell’edificio abbia determinato un aumento volumetrico rispetto a quello preesistente, sempreché le disposizioni normative urbanistiche in vigore permettano tale variazione.
2. È possibile beneficiare della detrazione anche con riferimento ad eventuali importi versati in acconto, a condizione, tuttavia, che il preliminare di vendita dell’immobile sia registrato entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale si intende fruire della detrazione.
Al riguardo si ricorda altresì che è necessario che si realizzi anche il presupposto costituito dell’ultimazione dei lavori riguardanti l’intero fabbricato.
Pertanto, la detrazione potrà essere fruita dall’acquirente solo dall’anno di imposta in cui detti lavori siano stati ultimati.


Ciò considerato, se a ultimazione dei lavori, gli acconti sono pagati in un anno diverso da quello in cui è stipulato il rogito, il contribuente ha la possibilità di far valere la detrazione degli importi versati in acconto o nel periodo di imposta in cui questi sono stati pagati o nel periodo di imposta in cui ha stipulato il rogito.
3. Anche nell’ipotesi di acquisto di unità immobiliari oggetto dell’interpello non è necessario, ai fini della detrazione, l’effettuazione da parte dell’acquirente di un pagamento con bonifico bancario o postale.
4.In ordine alla possibilità di applicare anche alla fattispecie della vendita di immobili, oggetto della presente istanza di interpello, la disposizione in base alle quali il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, alternativamente, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per la cessione del corrispondente credito ai fornitori o ad altri soggetti privati ovvero per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta, si fa presente che, come già precisato, dal 1° gennaio 2020, l’articolo 1, comma 176 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge Bilancio 2020) ha abrogato l’articolo 10, comma 2 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 che ha introdotto il citato comma 1-octies nell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013.
Pertanto, a decorrere dal 2020 sarà possibile eventualmente avvalersi solo della cessione del credito, da comunicare all’Agenzia delle entrate utilizzandole funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate o, in alternativa, il modello specifico e più precisamente facendo riferimento agli interventi di cui alla casella n. 15 denominata”Demolizione e ricostruzione intero immobile sito in un comune ricadente in zona a rischio sismico 1, 2 e 3 (passaggio a una classe di rischio inferiore)” e alla casella n. 16 denominata “Demolizione e ricostruzione intero immobile sito in un comune ricadente in zona a rischio sismico 1, 2 e 3 (passaggio a due classi di rischio inferiori)”.


5. La cessione del credito corrispondente alla detrazione può essere effettuata nei confronti dell’impresa costruttrice ovvero di altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito. Ne consegue che non sussistono ostacoli alla cedibilità, successiva alla prima, del credito in esame alla società istante o alle persone fisiche che dovessero entrare a far parte della compagine societaria della newco, nel momento in cui i richiamati soggetti dovessero acquisire la partecipazione descritta nella newco.

FSBA: nuove regole assegno ordinario

Il Consiglio Direttivo del Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato (FSBA), lo scorso dicembre, ha deliberato le regole che disciplinano l’Assegno Ordinario FSBA nell’anno 2020.

Il Consiglio Direttivo di FSBA, con comunicazione FSBA prot. 199 del 18/12/2019, ha deliberato che la durata massima della prestazione dell’Assegno Ordinario FSBA è stata fissata in via definitiva in 20 settimane nel biennio mobile.
Inoltre, è stata confermata, con validità estesa fino al 31 dicembre 2020, la sospensione sperimentale dell’applicazione dell’art. 14 del Regolamento di FSBA, che riguarda l’utilizzo degli strumenti contrattuali prima della sospensione/riduzione dell’orario. Pertanto, sarà possibile presentare domanda di FSBA anche in caso di ferie e permessi residui.
Infine è stato reso definitivo l’aggancio della prestazione FSBA al massimale mensile più elevato previsto dall’INPS per i trattamenti di integrazione salariale (nel 2019 fissato nell’importo lordo di 1.193,75 euro).


Sottoscritto il nuovo CCNL degli Enti Previdenziali Privati:



Firmato il rinnovo del  CCNL per il Personale non dirigente degli Enti Previdenziali Privati


Il CCNL decorre dall’1/1/2019 e scadrà il 31/12/2021.
I nuovi tabellari sono quelli riportati nella tabella che segue.
























































































Livello

Minimo Tabellare


Mensile 2019 (diviso 13)

Minimo Tabellare


 Mensile 2020 (diviso 13)

Minimo Tabellare


Mensile 2021 (diviso 13)

Quadri 3.847,88 3.885,94 3.920,20
A1 2.685,50 2.712,06 2.735,97
A2 2.450,74 2.474,98 2.496,79
A3 2.341,94 2.365,11 2.385,95
B1 2.233,15 2.255,24 2.275,11
B2 2.038,46 2.058,63 2.076,77
B3 1.981,20 2.000,80 2.018,44
C1 1.923,94 1.942,97 1.960,10
C2 1.826,60    
C3 1.775,07    
D1 1.723,53    
1R1 4.695,33 4.741,78 4.783,58
1R2 3.847,88 3.885,94 3.920,20
1R3 2.840,11 2.868,20 2.893,48
2R1 2.490,82 2.515,45 2.537,63
2R2 2.261,78 2.284,15 2.304,28
2R3 2.101,45 2.122,23 2.140,94


 


Apicali
Al personale che abbia acquisito competenza professionale in forza della permanenza da almeno quattro anni nei livelli apicali A1, B1, E1, C1, 1-R1 e 2-R1, sarà attribuito un ulteriore elemento fissato nella misura del 3% della retribuzione tabellare, non revocabile ma riassorbibile in caso di aumenti retributivi conseguenti a passaggi di area.
A decorrere dall’1/1/2020 è introdotto un elemento retributivo aggiuntivo con le stesse caratteristiche e alle medesime condizioni, anche economiche, di cui al precedente punto.
Ai fini della decorrenza, in fase di prima applicazione, per il Personale al quale è già corrisposto l’assegno apicale di cui al punto 4 della presente tabella, l’ulteriore elemento sarà riconosciuto prendendo a riferimento la data dell’1/1/2019. Per i dipendenti che all’1/1/2019 beneficiavano da almeno 10 anni dell’assegno apicale, l’ulteriore elemento retributivo è erogato a decorrere dall’1/1/2021.

Esposizione all’amianto, la domanda Inps condizione di proponibilità dell’azione giudiziaria


In riferimento al procedimento giudiziario inteso al riconoscimento del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, la domanda amministrativa della prestazione all’Inps, unico ente legittimato a concedere il beneficio, è condizione di proponibilità di quella giudiziaria, a nulla rilevando la domanda di rilascio della certificazione inoltrata all’INAIL, con esito negativo.


Una Corte d’Appello territoriale, confermando la sentenza di prime cure, aveva dichiarato improponibile per mancanza della preventiva domanda amministrativa all’Inps, la domanda giudiziaria proposta da alcuni lavoratori dipendenti per il conseguimento del beneficio pensionistico consistente nella rivalutazione dei periodi di lavoro per esposizione decennale all’amianto (art. 13, co. 8, L. n. 257/1992).
La Corte territoriale, a fondamento della decisione, aveva osservato che l’oggetto della causa non atteneva al diritto al ricalcolo della prestazione pensionistica ma concerneva, piuttosto, il riconoscimento di un beneficio previdenziale dotato di una propria autonomia. Nella fattispecie, era pacifica la mancanza della domanda amministrativa all’INPS, che non era sanabile.
Ricorrono così in Cassazione i lavoratori, lamentando che non era prevista l’obbligatorietà dalla domanda amministrativa all’INPS in quanto non era richiesta una prestazione, ma l’accertamento di un diritto. Altresì, i ricorrenti deducono che la finalità deflattiva del contenzioso, che secondo la Corte territoriale era il presupposto logico della preventiva domanda amministrativa, fosse superata dal fatto che gli accertamenti INAIL erano stati negativi e, dunque, l’interesse ad ottenere una pronuncia giudiziale fosse attuale e concreto.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato.
Il beneficio in parola prevede che, ai fini del conseguimento delle prestazioni pensionistiche, i periodi di lavoro soggetti all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, derivanti dall’esposizione all’amianto gestita dall’INAIL, laddove superino i 10 anni, siano moltiplicati per il coefficiente 1,5 (art. 13, co. 8, L. n. 257/1992). Peraltro, a decorrere dal 1° ottobre 2003 (art. 47, co. 1, D.L. n. 269/2003), il predetto coefficiente è ridotto a 1,25 e si applica ai soli fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime.
Orbene, secondo costante orientamento, con riferimento al procedimento giudiziario inteso al riconoscimento del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, la domanda amministrativa della prestazione all’Ente erogatore (art. 7, L. n. 533/1973), è condizione di proponibilità di quella giudiziaria (ex multis, Corte di Cassazione, ordinanza n. 3746/ 2016). In particolare, la relativa domanda amministrativa deve essere presentata all’INPS, unico ente legittimato a concedere il beneficio previdenziale e non è fungibile rispetto alla domanda inoltrata all’INAIL, diretta unicamente al rilascio della certificazione di esposizione all’amianto.
Per altro verso, poi, alla fattispecie in esame deve comunque applicarsi la decadenza dall’azione giudiziaria (art. 47, D.P.R. n. 639/1970), mentre non rilevano i principi affermati dalle Sezioni unite (Corte di Cassazione, sentenza n. 12720/2009), circa l’inapplicabilità della decadenza per l’azione di riliquidazione delle prestazioni riconosciute solo in parte ai pensionati, poiché ciò che si fa valere non è il diritto alla rivalutazione dell’ammontare dei singoli ratei pensionistici erroneamente liquidati, bensì il diritto ad un beneficio che, seppure strumentale ad essi, è dotato di una sua specifica individualità e autonomia, in quanto operante sulla contribuzione ed ancorato a presupposti propri e distinti (Corte di Cassazione, sentenza 3 febbraio 2012, n. 1629).
Da ultimo, nell’ipotesi di mancanza della domanda amministrativa di rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto, non è applicabile la previsione (art. 443, c.p.c.) che impone di attendere, una volta proposta la domanda amministrativa, nonché il ricorso amministrativo avverso la decisione sfavorevole assunta dell’ente competente, l’esaurimento dei procedimenti previsti per la composizione della questione in sede amministrativa (Corte di Cassazione, sentenza del 10 maggio 2017, n. 11438).

Formazione musicale dei ragazzi: la spesa è detraibile

Al fine di sostenere le attività di contrasto alla povertà educativa minorile, sono state inserite tra gli oneri detraibili dall’Irpef, le spese sostenute per la formazione musicale di bambini e ragazzi (art. 1, co. 346-347 della Legge di Bilancio 2020).

La Legge di Bilancio 2020 ha introdotto tra gli oneri che danno diritto alla detrazione d’imposta le spese sostenute per la formazione musicale di ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni.
In particolare, dall’IRPEF lorda è possibile detrarre un importo pari al 19 per cento delle spese sostenute per l’iscrizione annuale e l’abbonamento dei suindicati ragazzi, per lo studio e la pratica della musica, a:
– conservatori di musica;
– istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) legalmente riconosciute ai sensi della legge 21 dicembre 1999, n. 508;
– scuole di musica iscritte nei registri regionali;
– cori, bande e scuole di musica riconosciuti da una pubblica amministrazione.
Ai fini della detrazione è fissato un tetto massimo di spesa non superiore a 1.000 euro per ciascun ragazzo.
Il beneficio è riconosciuto:
– anche per le spese sostenute in favore di familiari fiscalmente a carico;
– a condizione che il reddito complessivo della persona che sostiene la spesa non sia superiore a 36.000 euro;
– a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 1° gennaio 2021.