IPAB: imponibili i redditi commerciali che finanziano l’attività socio-assistenziale

Con la recente Ordinanza n. 4922 del 20 febbraio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che i proventi derivanti dalla locazione di immobili di proprietà dell’IPAB che svolge attività di assistenza anziani devono ritenersi imponibili, anche se reimpiegati per statuto nell’attività istituzionale

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso la cartella di pagamento nei confronti dell’ente IPAB che svolge attività di centro ospitalità per anziani accertando il mancato versamento delle imposte in relazione ai redditi di fabbricati derivanti dalla locazione di quattro unità immobiliari di proprietà del medesimo ente.
Il ricorso dell’ente è stato accolto dai giudici tributari, i quali hanno rilevato la sussistenza dei requisiti soggettivo e oggettivo per accedere all’esenzione dall’imposta; in particolare, per quanto riguarda quello oggettivo, in considerazione del fatto che le rendite derivanti dalla locazione del patrimonio immobiliare, erano, per statuto, reimpiegate a supporto e finanziamento dell’istituzionale attività di assistenza.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari affermando che la disciplina fiscale, nel disporre che l’esercizio di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie da parte di enti pubblici istituiti esclusivamente per tali finalità non costituisce attività commerciale, non esclude che siano soggetti ad imposta i redditi provenienti da altre attività svolte da tali enti, come quelli fondiari derivanti dalla locazione di immobili, senza che, peraltro, assuma rilevanza la circostanza che i proventi di dette attività siano statutariamente destinati all’esercizio dell’attività istituzionale.
D’altra parte, precisano i giudici della Suprema Corte, l’utilizzazione degli immobili per l’esercizio di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie, non equivale a destinare le rendite conseguite attraverso negozi di diritto privato al raggiungimento degli scopi istituzionali, giacché, nel primo caso, si realizza il presupposto dell’agevolazione (l’immobile è direttamente utilizzato per l’esercizio dell’attività di interesse pubblico), nel secondo caso, detto presupposto non si realizza, verificandosi una diversa fattispecie: di percezione (e non di diretta fruizione) di ricchezza da parte dell’ente, successivamente soltanto destinata a realizzare scopi istituzionali.
In conclusione, i redditi prodotti da fabbricati in proprietà di un istituto di assistenza (IPAB), non usufruiscono dell’esenzione sul presupposto che tali redditi per statuto devono essere riutilizzati a fini di assistenza, pertanto i medesimi redditi vanno tenuti separati da quelli conseguenti la mera attività di assistenza, e tassati prima del reimpiego in quanto provenienti da attività non esente.

Contestazione per indebito utilizzo dei permessi sindacali: onere della prova


In caso di contestazione di indebito utilizzo dei permessi sindacali, qualora il lavoratore, su cui grava il relativo onere, non fornisca la prova dell’esistenza del diritto, trovano applicazione le regole ordinarie del rapporto di lavoro e l’assenza del dipendente è ritenuta mancanza della prestazione per causa a lui imputabile.


Nel caso specifico, un lavoratore proponeva reclamo avverso la decisione di primo grado con cui era stata respinta la sua domanda diretta all’accertamento dell’illegittimità del licenziamento disciplinare intimatogli dal datore per avere, nel corso di alcune giornate di assenza per permessi sindacali, svolto attività ricreative ed avulse dalle finalità sindacali dei permessi accordati, ed in particolare la partecipazione alle riunioni degli organismi sindacali per i quali i permessi erano stati richiesti.
La Corte di appello, in riforma di tale sentenza, ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento, condannando lo stesso datore alla reintegra nel suo posto di lavoro.
Nle rietenere erronea la decisione dei giudici del merito, i permessi sindacali retribuiti previsti dallo Statuto dei lavoratori per i dirigenti provinciali e nazionali delle organizzazioni sindacali possono essere utilizzati solo per la partecipazione a riunioni degli organi direttivi, come risulta dal raffronto con la disciplina dei permessi per i dirigenti interni, collegati genericamente all’esigenza di espletamento del loro mandato, e come è confermato dalla possibilità per i dirigenti esterni di fruire dell’aspettativa sindacale, pertanto l’utilizzo per finalità diverse dei permessi giustifica la cessazione dell’obbligo retributivo da parte del datore, che può accertare l’effettiva sussistenza dei presupposti del diritto. Inoltre, l’indebita utilizzazione dei permessi non si traduce in un inadempimento ma rivela l’inesistenza di uno degli elementi costitutivi del diritto, e, in caso di contestazione, qualora il lavoratore, su cui grava il relativo onere, non fornisca la prova dell’esistenza del diritto, trovano applicazione le regole ordinarie del rapporto di lavoro e l’assenza del dipendente è ritenuta mancanza della prestazione per causa a lui imputabile.
Nel caso di specie, risulta dagli accertamenti svolti dal datore di lavoro che il lavoratore, durante i permessi retribuiti, si dedicò ad attività ricreative o personali del tutto avulse dai permessi ottenuti e comunque non partecipò alle riunioni degli organi direttivi dell’organizzazione sindacale per cui ottenne taluni dei permessi sindacali.

Licenziamento per soppressione del posto: sufficiente la prova dell’effettivo riassetto organizzativo


Ai fini della legittimità del licenziamento per andamento economico negativo dell’azienda, è sufficiente provare che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa.


Un Tribunale di prime cure rigettava la domanda di un lavoratore al fine di ottenere la declaratoria di nullità e/o inefficacia e/o l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimatogli. Nello specifico, il Giudice riteneva sussistente l’assunto del datore di lavoro convenuto, secondo cui le modifiche della normativa giapponese in materia di controlli dei prodotti aveva comportato una drastica e pressoché totale contrazione, qualitativa e quantitativa, dell’attività di controllo dell’ufficio cui era destinato il lavoratore, a seguito della quale la sua posizione lavorativa era stata soppressa. Con riferimento all’obbligo di “repechage”, il Giudice osservava che il ricorrente non aveva indicato posizioni vacanti cui avrebbe potuto essere utilmente addetto. Successivamente, anche la Corte d’Appello territoriale adita respingeva il reclamo. Così, il lavoratore ricorre in Cassazione lamentando una erronea ripartizione agli oneri di allegazione e prova.
Secondo la Suprema Corte il ricorso è infondato. Secondo il consolidato orientamento di Cassazione, ai fini della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, seppure l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare, è piuttosto sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa. E’ dunque in sostanza sufficiente, per la legittimità del recesso, che le addotte ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, causalmente determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa, non essendo la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del posto di lavoro sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità.

Ecco i codici tributo per la definizione agevolata delle controversie tributarie


Pronti i codici tributo per consentire il versamento tramite il modello “F24” delle somme oggetto della definizione agevolata delle controversie tributarie (Agenzia delle entrate – risoluzione 21 febbraio 2019).

A seguito dell’approvazione del modello di domanda per la definizione agevolata delle controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, e della definizione delle modalità e dei termini per il versamento delle somme dovute, per consentire il versamento tramite il modello “F24” delle suddette somme, si istituiscono i seguenti codici tributo, da esporre nella sezione “ERARIO” esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati“, per i quali si riportano le modalità di compilazione degli altri campi del modello di pagamento:
PF30 – IVA e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF31 – Altri tributi erariali e relativi interessi — Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF32 – Sanzioni relative ai tributi erariali – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF33 – IRAP e addizionale regionale alT IRPEF e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF34 – Sanzioni relative all’IRAP e all’addizionale regionale all’IRPEF – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF35 – Addizionale comunale all’IRPEF e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF36 – Sanzioni relative all’addizionale comunale all’IRPEF – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018.

Operatori del settore delle comunicazioni: definito il contributo 2019


Definita, per l’anno 2019, la misura della contribuzione dovuta dai soggetti che operano nei settori delle comunicazione elettroniche e dei servizi media, nonché i termini e le modalità di versamento (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – delibera n. 527/2018).


 


Va preliminarmente detto che il contributo non deve essere corrisposto:
– dai soggetti il cui imponibile sia pari o inferiore a euro 500.000,00;
– dalle imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, in liquidazione, ovvero essendo soggette a procedure concorsuali;
– dalle imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2018.


Per gli operatori soggetti ad autorizzazione generale, la contribuzione dovuta è fissata in misura pari a 1,30 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Per le imprese operanti nei restanti mercati, la contribuzione è fissata in misura pari a 1,90 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
Gli operatori non tenuti alla redazione del bilancio calcolano l’importo del contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando l’aliquota dell’1,90 per mille alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie.


Il versamento deve essere effettuato entro il 1° aprile 2019 ed entro la medesima data deve essere presentata la dichiarazione telematica anagrafica, nonché la comunicazione dell’avvenuto versamento.

Cassa Edile di Pordenone: contribuzione dall’1/1/2019



La Cassa Edile della Provincia di Pordenone, comunica la variazione delle tabelle contributive, per effetto degli ultimi accordi contrattuali siglati nel settore dell’Edilizia


CONTRIBUTI CASSA EDILE


























































 

Quota Datore Lavoro

Quota Lavoratore

Totale

Contributi Sanitari 0,250%   0,250%
Contributo Gestione 1,870% 0,380% 2,250%
APE 4,300%   4,300%
Fondo Prepensionamenti 0,200%   0,200%
Fondo Incentivo Occupazione 0,100%   0,100%
Vestiario 0,300%   0,300%
Contributo Formazione e Sicurezza (Esmeps) 0,800%   0,800%
Contributo RLST 0,150%   0,150%
Quote Adesione Contrattuale 0,822% 0,822% 1,644%
     
Totale 8,792% 1,202% 9,994%


CONTRIBUTI FONDO SANITARIO OPERAI








Quota Datore Lavoro

Quota Lavoratore

Totale

Contributi Fondo Sanitario 0,35%   0,35%


CONTRIBUTI FONDO SANITARIO IMPIEGATI








Quota Datore Lavoro

Quota Lavoratore

Totale

Contributi Fondo Sanitario 0,26%   0,26%


Per quanto riguarda invece le agenzie di fornitura di lavoro temporaneo, a partire dal 1 gennaio 2019 la contribuzione dovuta è la seguente:


CONTRIBUTI CASSA EDILE































































 

Quota Datore Lavoro

Quota Lavoratore

Totale

Contributi Sanitari 0,250%   0,250%
Contributo Gestione 1,870% 0,380% 2,250%
APE 4,300%   4,300%
Fondo Prepensionamenti 0,200%   0,200%
Fondo Incentivo Occupazione 0,100%   0,100%
Vestiario 0,300%   0,300%
Contributo Formazione e Sicurezza 3,868%   3,868%
Cassa integrazione interinali 0,300%   0,300%
Contributo RLST 0,150%   0,150%
Quote Adesione Contrattuale 0,822% 0,822% 1,644%
     
Totale 12,160% 1,202% 13,362%


CONTRIBUTI FONDO SANITARIO OPERAI








 

Quota Datore Lavoro

Quota Lavoratore

Totale

Contributi Fondo Sanitario 0,35%   0,35%


CONTRIBUTI FONDO SANITARIO IMPIEGATI








 

Quota Datore Lavoro

Quota Lavoratore

Totale

Contributi Fondo Sanitario 0,26%   0,26%

Prestazioni a sostegno del reddito riferite a soggetti irreperibili e senza fissa dimora


L’Inps fornisce le istruzioni operative per la corretta gestione dell’istruttoria delle domande e dei pagamenti delle prestazioni a sostegno del reddito, ove riferiti a soggetti dichiarati irreperibili e senza fissa dimora.


La dichiarazione di irreperibilità, effettuata dai Comuni nei confronti di soggetti residenti nel proprio territorio al termine di un iter amministrativo regolamentato dal D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223, comporta la cancellazione di un soggetto dall’anagrafe comunale e, conseguentemente, la perdita di una serie di diritti civili. In alcuni casi, può scaturirne anche la perdita del diritto ad alcune prestazioni a sostegno del reddito, se la prestazione è stata già concessa ed è in corso di pagamento, o il mancato riconoscimento, nel caso di nuova domanda. A tal proposito, occorre preliminarmente distinguere, nell’ambito delle prestazioni a sostegno del reddito, tra le prestazioni previdenziali, che normalmente non prevedono tra i requisiti di accesso quello della residenza, e le prestazioni assistenziali, che generalmente sono erogate solo ai soggetti residenti nel territorio nazionale.


Tra i requisiti necessari per il riconoscimento del diritto alle prestazioni a sostegno del reddito aventi carattere assistenziale è prevista la residenza effettiva del beneficiario nel territorio dello Stato italiano, requisito che viene meno in caso di dichiarazione di irreperibilità. Qualora il soggetto richiedente una delle prestazioni in esame risulti registrato in ARCA come “irreperibile” o “senza fissa dimora”, la domanda deve essere posta in sospensione e, per poter perfezionare e completare l’invio, l’assicurato deve essere invitato a regolarizzare la propria situazione presso il Comune.
Nel caso del bonus asilo nido, in presenza della condizione di “irreperibilità/senza fissa dimora” la domanda non potrà essere acquisita e al soggetto richiedente verrà restituito un avviso con la motivazione della mancata acquisizione e l’invito a regolarizzare la propria posizione presso i competenti uffici anagrafici. Nel caso dell’assegno di natalità la domanda sarà respinta con comunicazione al cittadino richiedente sia del provvedimento di reiezione che dell’invito a regolarizzare la propria posizione presso i competenti uffici anagrafici ed a presentare domanda solo dopo aver provveduto a tale adempimento. Oltre alla comunicazione sul portale del cittadino, detto avviso sarà riportato sulla ricevuta di presentazione della domanda.
Sono subordinati alla preventiva verifica su ARCA del requisito della residenza anche i pagamenti mensili dell’assegno di natalità. Conseguentemente, nel caso in cui venga rilevata “l’irreperibilità/senza di fissa dimora” sarà necessario provvedere all’interruzione dei pagamenti, dandone opportuna comunicazione al beneficiario.
Qualora l’interessato dimostri di aver regolarizzato la propria posizione presso i competenti uffici anagrafici, in presenza di tutti gli altri requisiti, le mensilità che erano state interrotte a causa dell’irreperibilità/dell’assenza di fissa dimora, verranno rimesse in pagamento limitatamente ai periodi per i quali risulti dimostrata la predetta regolarizzazione.


La residenza non costituisce requisito di accesso ai fini del riconoscimento delle prestazioni a carattere previdenziale, essendo possibile per il richiedente indicare alternativamente la residenza e/o il domicilio. Tuttavia, tra queste, vi sono alcune prestazioni, quali la NASpI e la DIS-COLL, per le quali, ai sensi dell’articolo 21 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, è stato previsto il rafforzamento dei meccanismi di condizionalità. Per tali prestazioni, infatti, a seguito della sottoscrizione del patto di servizio, i disoccupati devono rendere la loro disponibilità ed hanno l’obbligo di partecipazione alle misure di politica attiva proposte dai Centri per l’impiego. In caso di mancata partecipazione sono previste sanzioni che vanno dalla decurtazione della prestazione fino alla decadenza dalla stessa e dallo stato di disoccupazione.
Al riguardo, l’ANPAL ha avuto modo di chiarire che i Centri per l’impiego possono “procedere alla sottoscrizione del patto di servizio personalizzato anche per i soggetti dichiarati irreperibili o senza fissa dimora, facendo riferimento all’indirizzo di domicilio dagli stessi obbligatoriamente comunicato in sede di rilascio della DID online. Fa fede, pertanto, il requisito del domicilio, che costituisce, peraltro, anche il requisito per l’individuazione del centro per l’impiego territorialmente competente per le domande di NASpI.”
Ne consegue, dunque, che la condizione di irreperibilità/senza fissa dimora non costituisce elemento ostativo al riconoscimento dei trattamenti di NASpI e di DIS-COLL.
La procedura “DSWeb” è stata comunque implementata in modo tale che, in presenza di domande di NASpI e di DIS-COLL presentate da soggetti risultanti irreperibili/senza fissa dimora, viene rilasciato il seguente avviso “ATTENZIONE: IL SOGGETTO RISULTA IRREPERIBILE/SENZA FISSA DIMORA IN ARCA”.


Per tutte le altre prestazioni previdenziali, rientranti nell’ambito degli ammortizzatori sociali, la condizione di irreperibilità/senza fissa dimora non costituisce elemento ostativo al riconoscimento del diritto e dei relativi pagamenti.
Per quanto riguarda la corretta gestione dell’informazione relativa al decesso di un soggetto che risulta irreperibile in ARCA, nel caso in cui la data del decesso sia stata comunicata tramite i servizi telematici da un utente dotato di PIN dispositivo o SPID di secondo livello, si richiamano le istruzioni fornite con il messaggio n. 4567/2018.

EBAP: regolamento 2019


E’ stato approvato il Regolamento dell’Ente Bilaterale Artigianato Piemontese (EBAP) valido per l’anno 2019.

Nella sezione Sostegno al Reddito, per ciascuna prestazione, si trova l’estratto del regolamento di riferimento corredato dai modelli compilabili per la presentazione delle richieste.
Il Regolamento completo verrà inviato ad imprese, consulenti ed associazioni in formato cartaceo, mediante un numero speciale del periodico EBAP Informazione.

Sostegno al reddito a eventi atmosferici ambientali eccezionali


Contributo a favore delle imprese per il ripristino dell’attività lavorativa causata da eventi atmosferici e ambientali eccezionali, calamità naturali (con contemporanea sospensione lavorativa), interruzioni dell’erogazione delle fonti energetiche causate da fattori e soggetti esterni all’impresa, che non siano risarciti totalmente dall’assicurazione.
Contributo
– 5% spese ripristino attività compreso costo perizia danni;
– massimo euro 6.000,00/anno civile.


Sostegno al credito


Abbattimento del costo che le imprese sostengono, per ottenere la garanzia dai Confidi artigiani del Piemonte sui finanziamenti superiori a 10.000,00 euro. Le erogazioni avverranno seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle pratiche, sino a esaurimento dei fondi stanziati. La prestazione viene estesa anche per le pratiche compilate dalle società di servizi di emanazioni delle parti datoriali.
Il contributo spettante è pari ad 300,00 euro per ogni singola pratica.


Welfare bilaterale artigiano


A favore dei dipendenti, titolari, soci e coadiuvanti
I) Le domande per l’Anno scolastico/accademico in corso possono essere presentate mediante domanda compilata sul modello C1 allegando l’attestazione ISEE standard in corso di validità che dovrà essere non superiore a 30.000 euro. Ogni nucleo familiare può presentare più domande, tra loro cumulabili.
a) Sussidio per frequenza asili nido
Fino a 700,00 euro per ogni figlio.
b) Sussidio per studi universitari
Fino a 500,00 euro per ogni figlio. La prestazione è estesa agli studenti-lavoratori delle imprese artigiane aderenti all’EBAP, compresi titolari, soci e coadiuvanti (sono esclusi gli studenti fuori corso).
c) Sussidio per testi scolastici (scuola media inferiore e superiore).
Fino a 350,00 euro per ogni figlio. La prestazione è estesa agli studenti-lavoratori delle imprese artigiane aderenti all’EBAP, compresi titolari, soci e coadiuvanti.
d) Sussidio per partecipazione a centri estivi (figli minori).
Fino a 250,00 euro per ogni figlio.
e) Sussidio per acquisto lenti graduate correttive per variazione visus dichiarata.
Contributo pari al 50% del costo sostenuto per numero due lenti con un massimo di 150 euro/prestazione ed un massimo di n. 2 prestazioni per nucleo famigliare (max 300 euro).
Il contributo verrà erogato fino a concorrenza della spesa sostenuta e comunque non oltre il massimale indicato per ciascuna tipologia.
II) Contributo per nuclei familiari con disabili minori (anno civile)
A ciascun nucleo familiare in cui vi sia un componente di età fino a 12 anni disabile ex art. 3 comma 1 L. 104/92, debitamente certificato, è riconosciuto un contributo fisso pari a 80 euro netti per ciascuna giornata nella quale il minore è sottoposto a visita medica.
L’importo del contributo è fisso pari a 80,00 euro netti per ciascuna giornata nella quale il minore è sottoposto a visita medica per massimo di 5 visite, con un importo massimo annuo erogabile pari a 400 euro netti per nucleo familiare.


Sostegno al reddito lavoratori


Sospensione/riduzione dell’orario lavorativo: Contributo a favore dei dipendenti per situazione di crisi o difficoltà aziendale chiedendo una sospensione/riduzione dell’orario di lavoro per:
1. aziende i cui lavoratori non possano accedere alle prestazioni di FSBA poiché non in possesso dei requisiti di anzianità;
2. aziende che abbiano esaurito la CIG in deroga ed il periodo massimo richiedibile ad FSBA nel biennio mobile.
Ristrutturazione aziendale e processi d’innovazione tecnologica interni all’impresa chiedendo una sospensione/riduzione dell’orario di lavoro.
Impossibilità del titolare ad esercitare l’attività per giustificati motivi chiedendo una sospensione dell’orario di lavoro.
Contributo
– 40% della retribuzione non corrisposta;
– minimo 8 giorni di riduzione/sospensione;
– massimo 624 ore nell’anno civile.


Formazione


Formazione ex art. 37 d.lgs. 81/2008: Viene riconosciuto un contributo di euro 30 (per ogni lavoratore formato) alle imprese che, nell’ambito della formazione obbligatoria, accedendo al portale “Usa la Testa” (direttamente o tramite le associazioni o i consulenti) erogano un’ora aggiuntiva di formazione sulle sole tematiche della bilateralità, secondo uno schema formativo e modalità operative concordate tra le parti.


Apprendisti I e III livello


Viene riconosciuto un contributo di euro 500 per apprendista per ciascun anno solare completato alle imprese che assumono apprendisti di I e III livello.
Viene, inoltre, riconosciuto alle imprese un contributo di euro 1.500 per la qualifica dell’apprendista alla data della scadenza del contratto.
Al contributo andranno aggiunti euro 200 per soggetto in presenza di diversa abilità come definita ex art. 1 Legge n. 68/99 (fino ad un massimo di quatto per impresa).
Il contributo è riconosciuto per apprendisti assunti successivamente al 1/1/2019.

IRAP Professionisti: ipotesi per l’autonoma organizzazione


Non è soggetto a IRAP il contribuente che impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Ordinanza 15 febbraio 2019, n. 4577).

La Suprema Corte ribadisce che il presupposto dell’IRAP è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi.
L’IRAP non è un’imposta sul reddito, bensì un’imposta di carattere reale che colpisce il valore aggiunto prodotto dalle attività autonomamente organizzate, mentre l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa di impresa, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo, ancorché svolta con carattere di abitualità, nel senso che è possibile ipotizzare un’attività professionale svolta in assenza di organizzazione di capitali o lavoro altrui, con la conseguente inapplicabilità dell’imposta, per difetto del suo necessario presupposto, l’autonoma organizzazione, il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto, rimessa pertanto al giudice di merito.
Con riferimento all’attività di agente di commercio, riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
L’Agenzia delle Entrate, nel caso di specie, censura innanzitutto la motivazione del provvedimento impugnato nella parte in cui, dopo aver dato atto che il contribuente aveva dedotto di avvalersi della collaborazione di una segretaria per rispondere al telefono, ha ritenuto «irrilevanti i costi della collaboratrice non essendo addetta alla vendita». La pretesa insufficienza della motivazione sul punto – sostenuta con riferimento esclusivo alle risultanze contabili relative ai costi per salari e stipendi, e senza contestare che il contribuente abbia impiegato un sola dipendente con funzioni di segreteria – appare infondata, in quanto il giudice a quo, sia pur sinteticamente, ha dato conto dell’accertamento che la fattispecie concreta controversa non supera l’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria, ritenuta la soglia minima da oltrepassare per poter presumere ragionevolmente la sussistenza dell’autonoma organizzazione, a sua volta presupposto dell’IRAP.
Parimenti infondata è la denuncia della pretesa insufficienza della motivazione della sentenza impugnata riguardo alla mancata esplicita considerazione dell’asserita disponibilità, da parte del contribuente, «di due studi, anche se in uso promiscuo con l’abitazione». Con riguardo all’utilizzo di più studi, il fatto che il professionista operi presso due (o più) strutture materiali non è circostanza che possa dar luogo ad un’autonoma organizzazione, ove tali studi costituiscano semplicemente uno strumento per il migliore (e più comodo per il pubblico) esercizio della attività professionale autonoma. L’attribuzione della rilevanza di fatto decisivo alla questione relativa alla pretesa disponibilità dei locali in questione avrebbe quindi comunque richiesto, nella censura dell’asserita insufficienza motivazionale, anche la specificazione della concreta rilevanza funzionale (e non meramente quantitativa) del dato rispetto alla sussistenza dell’autonoma organizzazione, ciò che invece difetta nel contesto dell’elaborazione del motivo.
Pertanto, la Cassazione rigetta il ricorso.


Istanze per la tax credit 2019: ecco i termini


Comunicate dal Ministero dei beni culturali le nuove date valide per la presentazione delle domande per usufruire della tax credit di cui all’articolo 10 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83. (MIBAC – Comunicato 08 febbraio 2019).

Al fine di migliorare la qualità dell’offerta ricettiva per accrescere la competitività delle destinazioni turistiche, per il periodo d’imposta 2014 e per i due successivi, alle imprese alberghiere esistenti alla data del 1° gennaio 2012 è stato riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30 per cento delle spese sostenute fino ad un massimo di 200.000 euro nei periodi d’imposta sopra indicati per gli interventi di ristrutturazione edilizia, o interventi di eliminazione delle barriere architettoniche.
Il credito d’imposta è stato poi riconosciuto anche per i periodi d’imposta 2017 e 2018, nella misura del 65 per cento.
Sono compresi tra i beneficiari del credito d’imposta anche le strutture che svolgono attività agrituristica, nonché gli stabilimenti termali per la realizzazione di piscine termali e per l’acquisizione di attrezzature e apparecchiature necessarie per lo svolgimento delle attività termali.
La compilazione dell’istanza si potrà effettuare esclusivamente dalle ore 10:00 del 21 febbraio – alle ore 16:00 del 21 marzo 2019.
Le domande per il Click day, si potranno inviare esclusivamente dalle ore 10:00 del 3 aprile – alle ore 16:00 del 4 aprile 2019.
A breve sarà online sulla pagina Tax Credit Riqualificazione e sulla home page del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il nuovo Portale dei procedimenti dove si potranno presentare l’istanza insieme all’attestazione di effettività delle spese sostenute.