Intervento del Fondo di garanzia in caso di trasferimento d’azienda: rileva l’esigibilità del TFR


L’Inps, con messaggio n. 2272 del 14 giugno 2019, fornisce le indicazioni riepilogative sulle modalità di intervento del Fondo di garanzia nelle diverse ipotesi di trasferimento d’azienda. Eventuali richieste di riesame delle istanze saranno decise alla luce delle indicazioni fornite, fatta salva l’eventuale decadenza dall’azione giudiziaria, nonché quanto disposto con sentenza passata in giudicato.


Nella ipotesi in cui il trasferimento sia stato effettuato da azienda cedente in bonis, il Fondo di garanzia può intervenire, per l’intero importo del TFR maturato in capo ai lavoratori ceduti, solo in caso di insolvenza del datore di lavoro cessionario. In tal senso, anche la Corte di Cassazione (ex multis, sentenza n. 19277 del 19 luglio 2018), per cui l’intervento del Fondo di garanzia (art. 2, L. n. 297/1982 e art. 2, D.Lgs. n. 80/1992) è consentito laddove sia stato dichiarato insolvente ed ammesso alle procedure concorsuali il datore di lavoro che è tale al momento in cui la domanda di insinuazione al passivo viene proposta. Il TFR, infatti, diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto e, dunque, il fatto che erroneamente il credito maturato fino al momento della cessione d’azienda sia stato ammesso allo stato passivo nella procedura fallimentare del datore di lavoro cedente, non può vincolare l’Inps che è estraneo alla procedura e che deve contestare il credito per TFR sostenendo che esso non è ancora esigibile, neppure in parte, per cui non è operante la garanzia del Fondo. Ciò, trova applicazione anche in presenza di un eventuale accordo con il quale il lavoratore rinuncia alla solidarietà del cessionario per i crediti di lavoro esistenti al momento del trasferimento. Del resto, detto accordo non può produrre alcun effetto nei confronti dell’Inps che non ne è stato parte e perché sostanzialmente invalido in quanto diretto a modificare la normativa legale su forme di previdenza e di assistenza obbligatorie e su contribuzioni e prestazioni relative o perché suscettibile di eludere gli obblighi delle parti attinenti alle suddette materie. Ulteriormente, è consentito ai lavoratori, avvalendosi delle procedure di conciliazione, di liberare dalla responsabilità patrimoniale dei crediti esistenti al momento del trasferimento, il cedente e non già il cessionario.
Quando il trasferimento è attuato da aziende assoggettate a fallimento, concordato preventivo con cessione dei beni, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria, qualora non sia stata disposta o sia cessata la continuazione dell’attività, per i lavoratori il cui rapporto di lavoro continua con l’acquirente non si applicano le tutele ordinariamente previste (art. 2112 c.c.), salvo che dall’accordo raggiunto in sede di consultazione risultino condizioni di miglior favore (art. 47, co. 5, L. 29 dicembre 1990, n. 428). Con riferimento a tale ipotesi di deroga, dunque, il Fondo corrisponde il TFR maturato alle dipendenze del cedente sino alla data del trasferimento, salvo che l’accordo sindacale preliminare al trasferimento non abbia previsto, quale condizione di miglior favore, l’accollo del TFR da parte dell’acquirente stesso. Siffatto assetto interpretativo trova ora espressa conferma nel “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, in vigore dal 15 agosto 2020, per cui alla fattispecie suesposta non si applicano le tutele ordinarie (art. 2112, co. 2, c.c.) ed il trattamento di fine rapporto è immediatamente esigibile nei confronti del cedente dell’azienda. Il Fondo di garanzia, in presenza delle ulteriori condizioni (art. 2, L. 29 maggio 1982, n. 297), interviene anche a favore dei lavoratori che passano senza soluzione di continuità alle dipendenze dell’acquirente; la data del trasferimento tiene luogo di quella della cessazione del rapporto di lavoro, anche ai fini dell’individuazione dei crediti di lavoro diversi dal trattamento di fine rapporto, da corrispondere.
Con riferimento all’affitto dell’azienda del fallito (art. 104-bis, Legge Fallimentare; a partire dal 15 agosto 2020, art. 212, Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza), superando le indicazioni in precedenza impartite, il credito per TFR, in presenza degli altri requisiti previsti (art. 2, L. n. 297/1982), deve essere considerato esigibile all’atto del trasferimento. Di contro, con riferimento all’ipotesi di fallimento di una delle parti nel corso dell’esecuzione di un contratto di affitto d’azienda stipulato quando le imprese erano in bonis, non essendo il fallimento di uno dei contraenti causa di scioglimento del contratto, il contratto stesso prosegue, salva la facoltà delle parti di recedere entro 60 giorni (art. 79, Legge Fallimentare). Ne consegue che il fallimento dell’azienda cedente non determina l’automatica retrocessione dei lavoratori passati alle dipendenze del cessionario e, pertanto, le domande volte ad ottenere la liquidazione della quota di TFR maturata dai lavoratori per il periodo in cui erano alle dipendenze della cedente non possono trovare accoglimento.

Violazione della disciplina per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e responsabilità penale


Ai fini della responsabilità penale del datore di lavoro deve essere provato il nesso eziologico tra le condotte negligenti dello stesso e i gravi eventi verificatesi in azienda.


Secondo l’accertamento compiuto dai giudici di merito, alcuni lavoratori avevano acceso un fuoco nel camino posto in un locale che, interno al cantiere presso il quale operavano, veniva impiegato dagli operai per il ristoro e il consumo dei pasti. L’accensione del fuoco aveva determinato l’esplosione di un contenitore metallico di acqua calda sito all’interno della canna fumaria del camino e il conseguente ferimento dei quattro lavoratori. L’esplosione avrebbe potuto essere evitata se l’impianto fosse stato corredato di un vaso di espansione, il quale avrebbe assicurato che l’acqua surriscaldata o il vapore sarebbero fuoriusciti dalla canna fumaria in sicurezza.
Pertanto, all’amministratore unico, al direttore dei lavori e coordinatore per la progettazione e l’esecuzione, e al responsabile di cantiere di una ditta, erano state ascritte una generica negligenza, imperizia e imprudenza e la violazione della disciplina per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, la mancata verifica dell’idoneità del Piano Operativo di Sicurezza per i locali ove avvenne il sinistro, la mancata designazione del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e dei lavoratori incaricati di attuare le misure attinenti alla prevenzione incendi e alla gestione delle emergenze, l’omessa formazione e informazione dei lavoratori sui rischi specifici connessi all’attività lavorativa. Tuttavia, dopo aver ritenuto accertata la violazione della normativa speciale di settore e il mancato adempimento degli obblighi inerenti la sicurezza previsti, in sede di merito è stata esclusa la penale responsabilità degli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”, perché ritenuto non provato il nesso eziologico tra le condotte degli imputati e i gravi eventi.
I giudici hanno ritenuto sussistenti le condotte trasgressive di specifiche prescrizioni cautelari positivizzate, ma hanno ritenuto anche che tali trasgressioni non abbiano avuto efficienza causale, vale a dire che l’eventuale comportamento alternativo lecito non avrebbe evitato il verificarsi dell’evento.

Sospensione dall’esercizio dell’attività professionale


Per i profili dell’ordinamento disciplinare che non trovano la relativa fonte nel codice deontologico resta operante il criterio generale dell’irretroattività delle norme in tema di sanzioni amministrative (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. unite civ. – Sentenza 13 giugno 2019, n. 15896).


 


Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati irrogava all’Avvocato professionista la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di due mesi. Il Consiglio Nazionale Forense, adito dall’Avvocato, ritenuta corretta la decisione impugnata in punto di sussistenza degli addebiti, gli ha applicato la sanzione della censura, considerando il comportamento complessivo dallo stesso tenuto. Avverso tale decisione, l’Avvocato ha proposto ricorso per cassazione. Il ricorso viene rigettato. In relazione alla disciplina della prescrizione viene data continuità all’orientamento di questa Corte, secondo il quale per i profili dell’ordinamento disciplinare che non trovano la relativa fonte nel codice deontologico (id est le ipotesi d’illecito e le sanzioni da essi rispettivamente contemplate), resta operante il criterio generale dell’irretroattività delle norme in tema di sanzioni amministrative, tali essendo, appunto, le sanzioni disciplinari contenute in detto codice. Con la conseguenza che, con riferimento al regime giuridico della prescrizione, che è regolata da disposizione legale, non è applicabile lo jus superveniens, ove più favorevole all’incolpato, quando, come nella specie, la contestazione dell’addebito sia avvenuta anteriormente all’entrata in vigore della nuova disciplina normativa.

Modificato il regolamento dell’EBAP Piemonte

Modificato il regolamento 2019 dell’Ente Bilaterale del Piemonte (EBAP) in merito all’aggiornamento delle spese e alla scadenza delle presentazione domande

L’EBAP comunica che il regolamento 2019, con riferimento alle prestazioni in oggetto, si modifica come di seguito indicato.
1. Il periodo relativo alla documentazione di spesa da tenere in considerazione per l’erogazione dei contributi (stabilito precedentemente da settembre 2018 ad agosto 2019), viene esteso al 31 dicembre 2019 e le domande relative all’intero periodo potranno essere presentate entro il 31 marzo 2020.
Nello specifico, le domande potranno pervenire all’EBAP entro il 31 marzo 2020 per tutte le spese sostenute e documentate nel periodo Io settembre 2018 – 31 dicembre 2019, rientranti nella casistica di contributi previsti dal Regolamento EBAP 2019.
2. A partire dall’anno civile 2020, per tutte le spese sostenute e documentate dal 1 gennaio al 31 dicembre 2020, sarà possibile presentare la domanda di Welfare entro il 31 marzo dell’anno successivo.
3. Non sono modificate scadenze e modalità di presentazione delle domande per il “Contributo per nuclei familiari con disabili minori”.
Le domande, complete della documentazione richiesta, dovranno essere presentate con le modalità seguenti:
LAVORATORI DIPENDENTI
– presso le sedi territoriali delle Organizzazioni Sindacali, CGIL, CISL, UIL, che trasmetteranno le richieste all’EBAP Regionale a mezzo pec (ebap.piemonte@pec.it) o raccomandata a/r (EBAP, Via Arcivescovado 3,10121 TORINO);
– direttamente all’EBAP Regionale a mezzo pec personale a ebap.piemonte@pec.it o raccomandata a/r (EBAP, Via Arcivescovado 3,10121 TORINO).
TITOLARI, SOCI, COADIUVANTI
– presso le sedi territoriali degli EBAP di Bacino che trasmetteranno le richieste all’EBAP Regionale a mezzo pec (ebap.piemonte@pec.it) o raccomandata a/r (EBAP, Via Arcivescovado 3,10121 TORINO)
– direttamente all’EBAP Regionale a mezzo pec a ebap.piemonte@pec.it o raccomandata a/r (EBAP, Via Arcivescovado 3,10121 TORINO).
Le richieste inviate con modalità diverse da quelle sopra indicate verranno restituite al mittente, che potrà procedere ad una nuova spedizione secondo le modalità sopra indicate.
Si rammenta che il dettaglio delle prestazioni che possono essere richieste, istruzioni e modulistica aggiornate sono reperibili sul sito www.ebap.piemonte.it alla sezione Welfare Bilaterale Artigiano.

Rivalsa/detrazione dell’IVA accertata

Con la recente Risposta all’interpello n. 192 del 13 giugno 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’importo della maggiore IVA all’importazione accertata, e versata in via provvisoria in sede contenziosa, può essere detratto dall’importatore debitore d’imposta, anche mediante dichiarazione IVA integrativa a favore, entro il termine biennale decorrente dal passaggio in giudicato della sentenza che rende definitivo l’avviso di accertamento.


 


È consentito l’esercizio del diritto di rivalsa della maggiore imposta accertata a condizione che il cedente/prestatore abbia definitivamente corrisposto le somme dovute all’erario. La previsione normativa mira a ripristinare, anche nelle ipotesi di accertamento, la neutralità garantita dal meccanismo della rivalsa e dal diritto di detrazione consentendo il normale funzionamento dell’IVA, la quale deve, per sua natura, colpire i consumatori finali e non gli operatori economici.
In tal caso, il cessionario o il committente può esercitare il diritto alla detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui ha corrisposto l’imposta o la maggiore imposta addebitata in via di rivalsa ed alle condizioni esistenti al momento di effettuazione della originaria operazione.
Qualora l’imposta relativa agli acquisti non sia addebitata al cessionario/committente in via di rivalsa, ma sia versata direttamente da quest’ultimo, come avviene nelle importazioni, il diritto alla detrazione deve essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui l’importatore, debitore d’imposta, ha provveduto al pagamento dell’imposta, della maggiore imposta, delle sanzioni e degli interessi e cioè “di quanto dovuto sulla base di un accertamento resosi definitivo”.
Nell’ipotesi di impugnazione dell’atto di accertamento in sede giudiziale, lo stesso diviene definitivo a seguito del passaggio in giudicato della sentenza che confermi la legittimità della pretesa tributaria. Di conseguenza il diritto alla detrazione della maggior IVA all’importazione accertata si realizza a seguito del passaggio in giudicato della sentenza, sia con riguardo alle somme pagate a titolo di riscossione provvisoria in pendenza del giudizio, sia in relazione alle somme pagate successivamente. In particolare:
– in relazione alla somme già pagate in pendenza del giudizio, il termine biennale per l’esercizio del diritto alla detrazione della maggiore imposta accertata decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che rende definitivo l’avviso di accertamento;
– per le somme pagate invece successivamente alla intervenuta definitività del giudizio, il termine biennale di detrazione decorre progressivamente dalla data del pagamento dei singoli importi.


A tal fine, sebbene non sia previsto dalla norma alcun adempimento specifico, l’Agenzia delle Entrate ritiene necessaria la predisposizione di un documento (al quale allegare per completezza l’atto di accertamento e l’attestato di versamento), da annotare nel registro IVA degli acquisti, dal quale si evinca l’ammontare dell’imposta versata a seguito di accertamento, nonché il titolo giustificativo della detrazione d’imposta: “art. 60, comma 7 del DPR n. 633 del 1972, avviso di accertamento n. ….”. Lo stesso documento non deve essere annotato nel registro IVA delle fatture emesse; in tal modo, modo non concorrerà alla determinazione dell’Iva dovuta sulle operazioni attive in fase di liquidazione periodica o di dichiarazione annuale.
Per quanto concerne, invece, somme pregresse per le quali sia scaduto il termine per la registrazione, l’Agenzia delle Entrate precisa che il diritto alla detrazione può essere esercitato anche tramite la presentazione di una dichiarazione IVA integrativa a favore, entro il medesimo termine biennale.


Informazioni sull’Evr dalla Cassa Edile di Belluno


 

La Cassa Edile di Belluno comunica ai propri scritti gli ultimi dati raccolti ai fini dell’erogazione dell’Elemento Variabile della Retribuzione per l’anno 2019

La Cassa Edile della provincia di Belluno, informa che alla data del 27 maggio 2019, ha ricevuto la segnalazione che il valore economico E.V.R. per l’anno 2019 risulta pari a zero, non avendo i dati raccolti e previsti dalla Contrattazione Provinciale Edilizia almeno due parametri pari o positivi.


 


Soppresse le causali contributo “EBFO” e “EBFW”


Soppressione delle causali contributo “EBFO” e “EBFW (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 13 giugno 2019, n. 59/E).

L’Agenzia delle Entrate in seguito alla richiesta da parte dell’Inps, ha provveduto alla soppressione con effetto immediato delle seguenti causali contributo:
– EBFO per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale MPMI “EBINFORMA;
– EBFW per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Socio-Sanitario-Assistenziale-Educativo “EBINWELFARE”.


Richiesta di rimborso entro due anni per l’Iva estera non dovuta


Per il rimborso dell’Iva estera versata non dovuta deve essere presentata apposita istanza, a pena di decadenza, entro i due anni dal versamento (Corte di cassazione – ordinanza n. 15638/2019).

In tema di rimborso di Iva, nel caso in cui il contribuente abbia erroneamente versato l’imposta non dovuta per carenza del presupposto della territorialità, il termine entro il quale va avanzata la richiesta di rimborso è quello biennale, termine che decorre dal momento in cui è stato effettuato il versamento poiché, in una tale evenienza, il presupposto per la restituzione sussiste sin dall’origine, senza che assuma rilevanza l’incertezza soggettiva sul diritto al rimborso, che è questione di mero fatto, non incidente sulla possibilità giuridica di ripetere l’indebito e, quindi, sulla decorrenza del termine in base al principio generale del codice civile.


Pertanto, il diritto al rimborso dell’Iva estera non scatta automaticamente solo perché il tributo non è dovuto, ma deve essere presentata istanza, a pena di decadenza, entro i due anni dal versamento.

IMU 2019: versamento dell’acconto

Scade oggi il termine per il versamento dell’unica rata ovvero dell’acconto dell’imposta dovuta per l’anno 2019 in relazione agli immobili posseduti a titolo di proprietà o sulla base di altro diritto reale (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi o superficie), ovvero in qualità di concessionario demaniale o locatario di immobili in locazione finanziaria (IMU / IMI / IMIS).

Il termine naturale di versamento è il 16 giugno 2019, ma siccome cade di domenica la scadenza è automaticamente posticipata al primo giorno feriale successivo, cioè il 17 giugno 2019.
Il differimento si applica per il versamento dell’acconto (50% dell’imposta dovuta per l’anno 2019) o dell’unica rata dell’IMU (Imposta Municipale propria) a livello nazionale, ma anche per il versamento della rata dell’IMI (Imposta municipale sugli Immobili) e dell’IMIS (Imposta Immobiliare Semplice) dovuta per gli immobili ubicati rispettivamente nella Provincia di Bolzano e nella Provincia di Trento.

IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA (IMU)
L’IMU si applica agli immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa. Sono esclusi:
– gli immobili adibiti ad abitazione principale e le relative pertinenze, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
– i terreni agricoli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, quelli ubicati nei comuni montani specificamente individuati, e quelli situati nei comuni delle isole minori, nonché i terreni a immutabile destinazione agrosilvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.
L’imposta è dovuta dai soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprietà o di altri diritti reali (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie), a titolo di concessione demaniale, in qualità di locatari nell’ambito di un contratto di locazione finanziaria.


Il versamento è validamente eseguito tramite Modello di pagamento F24, che nel caso di titolari di partita IVA deve essere obbligatoriamente con modalità telematiche.
In sede di compilazione del modello F24, devono essere indicati i seguenti codici tributo:
– 3912 per l’abitazione principale e relative pertinenze;
– 3913 per i fabbricati rurali ad uso strumentale;
– 3914 per i terreni;
– 3916 per le aree fabbricabili;
– 3918 per gli altri fabbricati;
– 3925 per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D (quota Stato);
– 3930 per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D (incremento Comune).

IMPOSTA MUNICIPALE SUGLI IMMOBILI (IMI)
L’IMI si applica per gli immobili situati nella provincia autonoma di Bolzano, in particolare fabbricati ed aree fabbricabili a qualsiasi uso destinati e di qualunque natura (inclusa l’abitazione principale e le relative pertinenze); tali immobili non sono soggetti all’IMU.
L’imposta è dovuta dal proprietario oppure dal titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione e superficie di fabbricati e di aree fabbricabili; dal concessionario demaniale; dal locatario, per gli immobili concessi in locazione finanziaria; dal coniuge a cui è stata assegnata l’abitazione coniugale a seguito di provvedimento giudiziale di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio; dal genitore al quale è stata assegnata l’abitazione a seguito di provvedimento giudiziale di affidamento dei figli.


Il versamento è validamente eseguito tramite Modello di pagamento F24, che nel caso di titolari di partita IVA deve essere obbligatoriamente con modalità telematiche.
In sede di compilazione del modello F24, devono essere indicati i seguenti codici tributo:
– 3912 per l’abitazione principale e relative pertinenze;
– 3913 per i fabbricati rurali ad uso strumentale;
– 3916 per le aree fabbricabili;
– 3918 per gli altri fabbricati;
– 3930 per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D.

IMPOSTA IMMOBILIARE SEMPLICE (IMIS)
L’IMIS si applica per gli immobili situati nella provincia autonoma di Trento, in particolare fabbricati ed aree fabbricabili a qualsiasi uso destinati e di qualunque natura (inclusa l’abitazione principale e le relative pertinenze); tali immobili non sono soggetti all’IMU.
L’imposta è dovuta dalla persona fisica o giuridica che ha il possesso dell’immobile. In particolare:
– il soggetto titolare del diritto di proprietà, uso, usufrutto, abitazione, superficie ed enfiteusi sugli immobili;
– in caso di contratto di leasing, il soggetto che acquisisce le disponibilità in godimento dell’immobile, compresa l’area su cui sarà edificato il fabbricato oggetto di leasing;
– il coniuge che acquista il diritto di abitazione per successione;
– gli eredi, in base alle disposizioni del codice civile, in caso di decesso del titolare dei diritti reali.


Il versamento è validamente eseguito tramite Modello di pagamento F24, che nel caso di titolari di partita IVA deve essere obbligatoriamente con modalità telematiche.
In sede di compilazione del modello F24, devono essere indicati i seguenti codici tributo:
– 3990 per l’abitazione principale, fattispecie assimilate e pertinenze;
– 3991 per altri fabbricati abitativi;
– 3992 per altri fabbricati;
– 3993 per aree edificabili.

RAVVEDIMENTO OPEROSO
Qualora non sia rispettato il termine del 17 giugno 2019, è possibile regolarizzare l’omissione tramite ravvedimento operoso, beneficiando di una sanzione ridotta, oltre all’applicazione degli interessi al tasso legale:
– 0,1% dell’importo dovuto per ogni giorno di ritardato versamento successivo alla scadenza, fino a 14 giorni di ritardo (max 1,40% per 14 giorni di ritardo);
– 1,5% dell’importo non versato se la regolarizzazione è effettuata dal 15° giorno e fino a 30 giorni dalla scadenza;
– 1,67% dell’importo non versato se la regolarizzazione è effettuata dal 31° giorno e fino a 90 giorni dalla scadenza;
– 3,75% dell’importo non versato se la regolarizzazione è effettuata dal 91° giorno e fino ad un anno dalla scadenza.
In tal caso, per il ravvedimento dell’IMU e dell’IMI l’importo di sanzioni e interessi deve essere versato unitamente all’imposta e sul modello F24 deve essere barrata la casella “Ravv.”.
Per il ravvedimento dell’IMIS, invece, le sanzioni e gli interessi devono essere versati contestualmente all’imposta, ma indicati distintamente utilizzando il codice tributo “3996”, e deve essere barrata la casella “Ravv”.


INPS e Regione Calabria: attuazione misure di politica attiva


Approvata la convenzione tra l’INPS e la Regione Calabria finalizzata a disciplinare le modalità con cui l’Inps eroga, per conto della Regione, l’importo per l’intervento di politica attiva del lavoro “Dote lavoro e Inclusione attiva”.


La convenzione in commento regolamenta le modalità attraverso le quali l’Inps eroga, per conto della Regione Calabria, l’importo per l’intervento di politica attiva del lavoro finanziato con risorse pari a 14.398.876,19 euro, di cui al D.D. n. 2189 del 19 marzo 2018, accertate ed individuate con D.D. n. 7629 del 17 luglio 2018, in favore dei soggetti individuati esclusivamente dalla Regione come destinatarie delle misure.
L’erogazione avverrà da parte dell’Istituto al netto delle trattenute fiscali, a seguito dell’invio dell’elenco dei beneficiari individuati e previo trasferimento delle risorse necessarie ad esclusivo carico della Regione Calabria.
Al pagamento delle misure, provvedono le Strutture territoriali competenti in base alla residenza dei beneficiari.
La convenzione ha validità fino al 31 dicembre 2020. L’INPS, comunque, potrà procedere a completare i pagamenti anche oltre tale data per i nominativi pervenuti entro i termini di vigenza della convenzione.
La Regione Calabria individua, previa istruttoria dei requisiti dalla stessa stabiliti, i beneficiari dell’azione di politica attiva, versa preventivamente la provvista finanziaria all’Istituto e comunica al medesimo l’elenco dei soggetti aventi diritto a fruirne.
L’Istituto, in qualità di mero ente pagatore, si impegna ad effettuare i pagamenti di cui trattasi entro 30 giorni dalla ricezione degli appositi elenchi, qualora contenenti tutte le informazioni previste, e non effettua alcun controllo in ordine alla sussistenza, in capo ai beneficiari, dei requisiti per l’erogazione dell’importo concesso, verificando la sola esistenza in vita del beneficiario della misura e non assume responsabilità alcuna nei confronti dei beneficiari per pagamenti effettuati erroneamente su indicazione della Regione.
L’INPS, inoltre, non svolgerà attività di recupero di eventuali indebiti né assumerà responsabilità alcuna in presenza di contenzioso amministrativo o giudiziario.
L’Istituto, in qualità di sostituto d’imposta, provvede ad applicare il regime fiscale stabilito dalla normativa vigente per la tipologia di prestazione erogata, con il conseguente rilascio della Certificazione Unica dei redditi.
La trasmissione dei dati necessari per la gestione della misura di politica attiva “Dote lavoro e Inclusione attiva” avviene attraverso file. Dal sito istituzionale www.inps.it la Regione Calabria potrà inviare i file .xml contenenti le richieste di pagamento accedendo al servizio “Sistema Informativo Percettori” utilizzando il link “Indennità/Sussidi per Regioni e Provincie autonome” e poi “Invio richieste di pagamento indennità/ sussidi” da cui si potranno prelevare le “Informazioni relative all’utilizzo del servizio”, la “Struttura relativa ai dati da inviare in formato XSD” e il “Manuale per la compilazione corretta del file .xml contenenti le domande di Indennità Dote Lavoro” ( cfr. Circolare Inps n. 87/2019).