Decreto fiscale: sospensione dell’attività per il lavoro irregolare


Al fine di far cessare il pericolo per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché di contrastare il lavoro irregolare, l’Ispettorato nazionale del lavoro adotta un provvedimento di sospensione, quando riscontra che almeno il 10 per cento dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro risulti occupato, al momento dell’accesso ispettivo, senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro nonché, a prescindere dal settore di intervento, in caso di gravi violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro.


Il provvedimento di sospensione è adottato in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni o, alternativamente, dell’attività lavorativa prestata dai lavoratori interessati dalle violazioni. Unitamente al provvedimento di sospensione l’Ispettorato può imporre specifiche misure atte a far cessare il pericolo per la sicurezza o per la salute dei lavoratori durante il lavoro.
Per tutto il periodo di sospensione è fatto divieto all’impresa di contrattare con la pubblica amministrazione. A tal fine il provvedimento di sospensione è comunicato all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, per gli aspetti di rispettiva competenza al fine dell’adozione da parte del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili del provvedimento interdittivo.
L’Ispettorato nazionale del lavoro adotta i provvedimenti in parola per il tramite del proprio personale ispettivo nell’immediatezza degli accertamenti nonché, su segnalazione di altre amministrazioni, entro sette giorni dal ricevimento del relativo verbale.
I provvedimenti, per le ipotesi di lavoro irregolare, non trovano applicazione nel caso in cui il lavoratore risulti l’unico occupato dall’impresa. In ogni caso di sospensione, gli effetti della stessa possono essere fatti decorrere dalle ore dodici del giorno lavorativo successivo ovvero dalla cessazione dell’attività lavorativa in corso che non può essere interrotta, salvo che non si riscontrino situazioni di pericolo imminente o di grave rischio per la salute dei lavoratori o dei terzi o per la pubblica incolumità.
Limitatamente ai provvedimenti adottati in occasione dell’accertamento delle violazioni in materia di prevenzione incendi, provvede il Comando provinciale dei vigili del fuoco territorialmente competente. Laddove gli organi di vigilanza o le altre amministrazioni pubbliche rilevino possibili violazioni in materia di prevenzione incendi, ne danno segnalazione al competente Comando provinciale dei vigili del fuoco.


E’ condizione per la revoca del provvedimento da parte dell’amministrazione che lo ha adottato:
a) la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria anche sotto il profilo degli adempimenti in materia di salute e sicurezza;
b) l’accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
c) la rimozione delle conseguenze pericolose delle violazioni;
d) nelle ipotesi di lavoro irregolare, il pagamento di una somma aggiuntiva pari a 2.500 euro fino a cinque lavoratori irregolari e pari a 5.000 euro qualora siano impiegati più di cinque lavoratori irregolari;
e) nelle ipotesi di cui all’Allegato I (gravi violazioni), il pagamento di una somma aggiuntiva di importo pari a quanto indicato nello stesso Allegato I con riferimento a ciascuna fattispecie.
Le somme aggiuntive sono raddoppiate nelle ipotesi in cui, nei cinque anni precedenti alla adozione del provvedimento, la medesima impresa sia stata destinataria di un provvedimento di sospensione.
Su istanza di parte, fermo restando il rispetto delle condizioni previste, la revoca è altresì concessa subordinatamente al pagamento del venti per cento della somma aggiuntiva dovuta. L’importo residuo, maggiorato del cinque per cento, è versato entro sei mesi dalla data di presentazione dell’istanza di revoca. In caso di mancato versamento o di versamento parziale dell’importo residuo entro detto termine, il provvedimento di accoglimento dell’istanza di cui al presente comma costituisce titolo esecutivo per l’importo non versato.
Avverso i provvedimenti in questione adottati per l’impiego di lavoratori senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro è ammesso ricorso, entro 30 giorni, all’Ispettorato interregionale del lavoro territorialmente competente, il quale si pronuncia nel termine di 30 giorni dalla notifica del ricorso. Decorso inutilmente tale ultimo termine il ricorso si intende accolto.
Il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione è punito con l’arresto fino a sei mesi nelle ipotesi di sospensione per le violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare.


Ultimi giorni di ERT per le imprese alimentari artigiane del Veneto



Prorogato fino al 31 ottobre 2021 l’elemento regionale transitorio (ERT), nelle stesse modalità e con i medesimi valori previsti dal CIRL 2017 per il settore alimentare artigiano e settore panificatori del Veneto.


Con accordo siglato lo scorso 8 marzo, tra la CONFARTIGIANATO IMPRESE Veneto, la CNA Veneto, la CASARTIGIANI Veneto e la FAI- CISL Veneto, la FLAI-CGIL Veneto, la UILA-UIL Veneto; si è stipulata la proroga del CIRL 2017 per i dipendenti della regione Veneto settore alimentare artigianato, settore alimentare non artigianato fino a 15 dipendenti, settore panificazione.
Le Parti firmatarie del suddetto accordo hanno convenuto che l’ERT viene prorogata fino al 31/10/2021 nelle stesse modalità e con I medesimi valori previsti dal CIRL 2017 e mantiene le caratteristiche indicate in tale accordo;

ERT aziende artigiane settore alimentare


Viene istituito un elemento regionale transitorio (ERT) da corrispondere ad operai, impiegati e quadri, dipendenti delle aziende artigiane settore alimentare, che sarà erogato per le ore effettivamente lavorate nelle misure mensili/orarie sotto indicate in euro.
L’ERT sarà erogato anche ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante solo qualora abbiano completato – anche in forza di uno o più contratti conclusi con datori di lavoro diversi ma finalizzati al conseguimento della medesima qualifica contrattuale – il terzo anno di apprendistato. La corresponsione dell’elemento partirà dal 1 mese successivo all’inizio del 4° anno.



































Livello

Valore ERT in € Mensile

Valore ERT in € Orario

1S 130,00 0,75144
1 104,00 0,60115
2 85,00 0,49132
3/A 73,00 0,42196
3 62,00 0,35838
4 55,00 0,31791
5 48,00 0,27745
6 38,00 0,21965


 


L’ERT è omnicomprensivo, viene escluso dal calcolo del TFR ed include le incidenze su ferie, gratifica natalizia e/o tredicesima mensilità; non avendo le caratteristiche di premio di produttività tale somma non potrà godere dei benefici della detassazione di cui alla legge 208/2015 (Legge Stabilità 2016) e smi.
Ai fini dell’erogazione dell’ERT saranno considerate come ore lavorate le ore di permessi retribuiti per assemblee, le ore di permesso per l’esercizio di cariche sindacali elettive previste dall’accordo interconfederale veneto del 21/7/1988 e le ore di assenza retribuite o indennizzate per sottoporsi a terapie salvavita certificate. Inoltre dovrà tener conto anche dell’ERT la retribuzione riconosciuta nei seguenti casi:
– dipendente assente per infortunio sul lavoro riconosciuto dall’INAIL
– durante il congedo obbligatorio per maternità con riduzione del 50% dell’importo orario spettante e per un massimo di 5 mesi. A decorrere dal 1/4/2018 ai fini del computo l’importo orario dell’ERT sarà elevato dal 50% al 100%.


ERT aziende settore panificazione
 


Viene istituito un elemento regionale transitorio (ERT) da corrispondere ad operai, impiegati e quadri (con esclusione degli apprendisti), dipendenti delle aziende della panificazione, che sarà erogato per le ore effettivamente lavorate nelle misure mensili/orarie sotto indicate in euro.
L’ERT sarà erogato anche ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante solo qualora abbiano completato – anche in forza di uno o più contratti conclusi con datori di lavoro diversi ma finalizzati al conseguimento della medesima qualifica contrattuale – il terzo anno di apprendistato. La corresponsione dell’elemento partirà dal 1 mese successivo all’inizio del 4° anno.























Livello

Valore ERT (in €) Mensile

Valore ERT (in €)Orario

A1S 21,20 0,12254
A1 17,70 0,10231
A2 14,80 0,08555
A3 11,30 0,06532
A4 9,40 0,05434























Livello

Valore ERT (in €) Mensile

Valore ERT (in €) Orario

B1 13,00 0,07514
B2 6,90 0,03988
B3S 5,80 0,03353
B3 5,60 0,03237
B4 4,50 0,02601


L’ERT è omnicomprensivo, viene escluso dal calcolo del TFR ed include le incidenze su ferie, gratifica natalizia e/o tredicesima mensilità; non avendo le caratteristiche di premio di produttività tale somma non potrà godere dei benefici della detassazione di cui alla legge 208/2015 (Legge Stabilità 2016) e smi.
Ai fini dell’erogazione dell’ERT saranno considerate come ore lavorate le ore di permessi retribuiti per ( assemblee, le ore di permesso per l’esercizio di cariche sindacali elettive previste dall’accordo interconfederale veneto del 21/7/1988 e le ore di assenza retribuite o indennizzate per sottoporsi a terapie salvavita certificate. Inoltre dovrà tener conto anche dell’ERT la retribuzione riconosciuta nei seguenti casi:
– dipendente assente per infortunio sul lavoro riconosciuto dall’INAIL;
– durante il congedo obbligatorio per maternità con riduzione del 50% dell’importo orario spettante e per un massimo di 5 mesi. A decorrere dal 1/4/2018 ai fini dei computo l’importo orario dell’ERT sarà elevato dal 50% al 100%.

Certificazione verde: nuovo servizio “Greeenpass50+”


L’Inps, con messaggio del 21 ottobre 2021, n. 3589, fornisce istruzioni sul nuovo servizio “Greeenpass50+” per la verifica della Certificazione verde Covid-19, per i datori di lavoro, con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA.


Per tutti i datori di lavoro con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA, è stato previsto un nuovo servizio pubblicato sul Portale istituzionale dell’Istituto “Greeenpass50+”, che interroga la PN-DGC come intermediario e consente la verifica asincrona del Certificato verde Covid-19 con riferimento all’elenco di codici fiscali dei propri dipendenti, noti all’Istituto al momento della richiesta.
In base D.P.C.M. 12 ottobre 2021, le attività di verifica devono essere “effettuate esclusivamente nei confronti del personale effettivamente in servizio per cui è previsto l’accesso al luogo di lavoro nel giorno in cui è effettuata la verifica, escludendo i dipendenti assenti per specifiche causali (es. ferie, malattie, permessi) o che svolgano la prestazione lavorativa in modalità agile”.
Nel caso in cui, all’esito di tali verifiche, l’interessato non risulti in possesso di una Certificazione verde COVID-19 in corso di validità e quindi il sistema di rilevazione delle presenze non consenta l’accesso, lo stesso ha comunque “diritto di richiedere che la verifica della propria Certificazione verde COVID-19 sia nuovamente effettuata al momento dell’accesso al luogo di lavoro mediante l’applicazione mobile (art. 13, comma 15, del D.P.C.M. 17 giugno 2021).
Pertanto, sul proprio sito internet, l’INPS mette a disposizione dei datori di lavoro, con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA, il summenzionato servizio che prevede 3 distinte fasi:
– la prima, di accreditamento, in cui i datori del lavoro, potranno accreditare l’azienda al servizio di verifica del green-pass ed indicare i c.d. “Verificatori”, che verificheranno il possesso del green-pass;
– la seconda, elaborativa, in cui l’INPS accede alla Piattaforma Nazionale-DGC per il recupero dell’informazione del possesso del green-pass da parte dei dipendenti delle aziende che hanno aderito al servizio;
– la terza, di verifica, in cui i “Verificatori” accederanno al servizio per la verifica del possesso del green-pass dei dipendenti delle aziende accreditate, dopo aver selezionato i nominativi per i quali verificare il possesso del green-pass.
L’INPS individuerà i dipendenti di un datore di lavoro in base alle denunce individuali trasmesse dalle medesime aziende, tramite i flussi UNIEMENS, e presenti nei sistemi dell’Istituto al momento dell’elaborazione, prendendo il dato più recente.
Il servizio “Greenpass50+” è accessibile sul sito dell’Istituto:
– mediante la funzione di ricerca, digitando “Greenpass50+”,
– al percorso raggiungibile sul sito istituzionale www.inps.it: > Prestazioni e Servizi > Servizi, nell’elenco alfabetico dei servizi alla lettera “G”,
– al percorso raggiungibile sul sito istituzionale www.inps.it: > Prestazioni e Servizi > Prestazioni, all’interno della scheda prestazione “Accesso ai servizi per aziende e consulenti”, nell’elenco alfabetico alla lettera “A”.


Congedi parentali: le novità del D.L. 21 ottobre 2021, n. 146

Il Decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146 recante “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”, tra le novità in materia di lavoro riporta il rinnovo del congedo parentale per il lavoratore dipendente genitore di figlio convivente minore di 14 anni in DAD

L’art. 9 del Decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, (pubblicato in G.U. Serie Generale n. 252 del 21/10/2021) dispone le seguenti misure materia di congedi parentali, applicabili fino al 31 dicembre 2021.

Il lavoratore dipendente genitore di figlio convivente minore di anni quattordici, alternativamente all’altro genitore, può astenersi dal lavoro per un periodo corrispondente in tutto o in parte
– alla durata della sospensione dell’attività didattica o educativa in presenza del figlio,
– alla durata dell’infezione da SARS-CoV-2 del figlio,
– nonché alla durata della quarantena del figlio disposta dall’ASL territorialmente competente a seguito di contatto ovunque avvenuto.

Tale beneficio è riconosciuto ai genitori di figli con disabilità in situazione di gravità accertata (art. 3, comma 3, della legge n. 104/1992), a prescindere dall’età del figlio,
– per la durata dell’infezione da SARS-CoV-2 del figlio,
– nonché per la durata della quarantena del figlio
– ovvero nel caso in cui sia stata disposta la sospensione dell’attività didattica o educativa in presenza o il figlio frequenti centri diurni a carattere assistenziale dei quali sia stata disposta la chiusura.

Il congedo può essere fruito in forma giornaliera od oraria ed è riconosciuta in luogo della retribuzione, un’indennità pari al 50 per cento della retribuzione stessa.
I suddetti periodi di astensione sono coperti da contribuzione figurativa.
Gli eventuali periodi di congedo parentale di cui agli articoli 32 e 33 del D.Lgs. 151/2001, fruiti dai genitori a decorrere dall’inizio dell’anno scolastico 2021/2022 fino alla data di entrata in vigore del presente decreto, durante i periodi di DAD o di sospensione delle attività dei centri assistenziali dei quali sia stata disposta la chiusura, possono essere convertiti a domanda nel congedo in esame con diritto all’indennità pari al 50% della retribuzione e non sono computati né indennizzati a titolo di congedo parentale.

In caso di figli di età compresa fra 14 e 16 anni, uno dei genitori, alternativamente all’altro, al ricorrere delle condizione indicate (DAD ecc.) ha diritto, di astenersi dal lavoro senza corresponsione di retribuzione o indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Per i giorni in cui un genitore fruisce del congedo, oppure non svolge alcuna attività lavorativa o è sospeso dal lavoro, l’altro genitore non può fruire del medesimo congedo, salvo che sia genitore anche di altri figli minori di anni quattordici avuti da altri soggetti che non stiano fruendo di alcuna delle stesse misure.


 


 

Edilizia Industria Macerata: Accordo per l’erogazione dell’EVR



Firmato il 4/10/2021, tra CONFINDUSTRIA Macerata e le OO.SS. territoriali FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL, l’accordo per la determinazione annuale dell’E.V.R. (elemento variabile della retribuzione)


Le Parti territoriali si sono incontrate per la determinazione annuale del valore dell’EVR in attuazione della normativa Contrattuale Nazionale e dell’art. 2 del CIPL Edilizia Industria Provincia di Macerata sottoscritto il 19/12/2018.
Tale Contratto Integrativo prevede che le parti sociali si incontrino entro il mese di giugno di ogni anno, per la determinazione del valore dell’EVR, stabilito nella misura massima del 4% dei minimi di paga base in vigore alla data dell’1/7/2018.

In riferimento all’annualità 2021, nell’incontro del 4 ottobre 2021, è stato verificato che i n. 4 indicatori determinanti l’E.V.R., calcolati secondo le modalità indicate nell’accordo, sono positivi.
Pertanto, a decorrere dall’1/7/2021 e fino al 30/6/2022, le imprese dovranno corrispondere l’EVR in quote mensili al personale in forza, nella misura del 4% dei minimi tabellari in vigore alla data dell’1/7/2018, fatta salva la facoltà per le imprese di applicare l’EVR aziendale.
Le Parti concordano che le quote di EVR relative alle mensilità di luglio e agosto 2021 verranno corrisposte congiuntamente al pagamento della mensilità di novembre 2021, mentre la quota di EVR relativa alla mensilità di settembre 2021 verrà corrisposta congiuntamente al pagamento della mensilità di dicembre 2021.
L’erogazione va effettuata sulle ore lavorabili (a titolo esemplificativo e non esaustivo, sono considerate tali anche le ore di malattia, ferie, permessi, Cig, infortuni, maternità).


Impiegati – Importi mensili EVR































Livelli

Categoria

EVR Importi mensili

VII Quadri e Impiegati di 1.a S 68,83
VI Impiegati di 1.a 61,95
V Impiegati di 2.a 51,62
IV Impiegati di quarto livello 48,18
III Impiegati di 3.a 44,74
II Impiegati di 4.a 40,26
I Impiegati di 4.a – I impiego 34,41


Operai – Importi orari EVR





















Livelli – Categoria

EVR Importi orari

Operai di quarto livello 0,28
Operai specializzati 0,26
Operai qualificati 0,23
Operai comuni 0,20
Discontinui Custode 0,18
Discontinui Custode + alloggio 0,16

Versamento della quota di servizio sindacale de CCNL Legno- Piccola industria

  Entro il 31 ottobre le aziende che applicano il CCNL Legno Confapi, devono versare le quote per il servizio sindacale contrattuale in riferimento a quei lavoratori che non hanno manifestato il loro diniego alla suddetta trattenuta

Con il Verbale di accordo 31/5/2021 è stato previsto che Le aziende dovevano dare comunicazione mediante affissione nell’ultima settimana di giugno 2021 ai lavoratori non iscritti alle OO.SS. stipulanti, che i sindacati medesimi richiedono una quota per il servizio sindacale contrattuale pari ad Euro 35,00 da trattenere sulla retribuzione del mese di settembre 2021.In tal senso, quelli che non intendano versare tale quota, dovevano darne avviso per iscritto agli uffici dell’azienda entro il 31/7/2021.
Pertanto, con la busta paga di settembre, è stata effettuata la trattenuta per la quota di servizio sindacale contrattuale a tutti quei lavoratori che non hanno dato alcuna comunicazione.
La trattenuta non è applicabile nei confronti dei lavoratori non iscritti alle OO.SS. stipulanti che non siano presenti in azienda per qualsiasi motivo (malattia, infortunio, gravidanze e puerperio, aspettativa, cassa integrazione guadagni, ecc..) nel periodo intercorrente tra la comunicazione di cui al primo comma e il 30/9/2021.
Le aziende daranno tempestiva comunicazione ai rappresentanti sindacali FENEAL FILCA FILLEA e, tramite le Associazioni Imprenditoriali, alle OO.SS. FENEAL FILCA FILLEA territoriali, del numero delle trattenute effettuate.
Le quote per il servizio sindacale contrattuale verranno versate dalle aziende sul c/c bancario presso la Banca Popolare di Sondrio (IBAN: IT83F0569603200000012811X17) intestato a Federazione Lavoratori Costruzioni causale: CCNL Legno Arredo Industria, entro il 31/10/2021 specificando nel bonifico bancario la denominazione dell’azienda versante ed il luogo in cui essa svolge la sua attività.


Durc negativo a seguito di accertamento: escluso il recupero di benefici fruiti


Il rilascio di Durc negativo a seguito di accertamento ex post dell’Inps impedisce la fruizione di sgravi contributivi per il futuro, ma non legittima il recupero di sgravi fruiti su periodi precedenti l’accertamento dell’irregolarità (Tribunale di Roma – Sentenza 09 settembre 2021, n. 3636).

La questione esaminata dai giudici del lavoro riguarda l’efficacia retroattiva del DURC negativo, e in particolare se una qualsiasi irregolarità contributiva che dia luogo al mancato rilascio del DURC giustifichi il recupero di tutte le agevolazioni contributive fruite (anche se la contestazione dell’inadempienza avvenga successivamente al godimento delle agevolazioni stesse), ovvero se l’irregolarità contributiva da cui dipende l’emissione di DURC negativo abbia come unica conseguenza quella dell’impossibilità di continuare a fruire dei benefici.
Nella fattispecie, l’Inps ha emesso il DURC negativo nel 2018, a seguito di accertamento con il quale ha rilevato il mancato pagamento dell’aliquota contributiva relativa al trattamento speciale per la disoccupazione dei dipendenti del settore edile riguardo ai periodi 05/2015, 06/2015, 10/2015 e 11/2015.
A seguito della formazione di DURC negativo, l’Istituto ha emesso avviso di addebito con il quale ha intimato al contribuente la ripetizione di tutti benefici normativi e contributivi concessi nei periodi precedenti l’accertamento (ex post) delle irregolarità contributive.


Secondo i giudici del lavoro, nell’ottica di tutelare l’affidamento del contribuente, deve ritenersi che il DURC negativo impedisca per il futuro la fruizione di sgravi contributivi alle aziende che, per irregolarità contestate, non abbiano ottenuto il rilascio del DURC ovvero siano state oggetto di accertamento, ma non legittima il recupero di sgravi fruiti prima dell’accertamento dell’irregolarità.
In tal senso, precisa il Tribunale, depone il tenore letterale della normativa in materia in materia di benefici normativi e contributivi, che attribuisce rilevanza essenziale al possesso, ad una certa data, di una determinata documentazione (attestante la regolarità contributiva), costituente presupposto per la concessione del beneficio.
D’altra parte, la norma consente al contribuente di sanare l’accertata situazione di irregolarità contributiva prevedendo, quale effetto della mancata sanatoria, esclusivamente la comunicazione dell’attuale irregolarità contributiva ai soggetti interessati. Pertanto, solo all’esito di tale procedimento, nell’ambito del quale il contribuente avrebbe potuto sanare la propria irregolarità, l’Inps può disconoscere, per il futuro, i benefici contributivi dei quali il contribuente sarebbe, altrimenti, ammesso a godere non potendo, invece, disconoscere benefici già goduti in passato in presenza di irregolarità che non abbiano condotto al diniego di rilascio del DURC.
Il Tribunale sottolinea, inoltre, che l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in merito alla fruizione dei benefici normativi e contributivi, ha chiarito (Circolare n. 3/2017) che l’assenza del DURC, in linea generale, determina il mancato godimento dei benefici di cui gode l’intera compagine aziendale, ma solo per il relativo periodo. Ciò comporta che l’accertata assenza del DURC determini il venir meno dei benefici limitatamente al relativo periodo di assenza dello stesso senza, invece, legittimare un’efficacia retroattiva per i periodi connotati da regolarità contributiva.
In conclusione, il Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità dell’avviso di addebito mediante il quale l’INPS ha intimato la ripetizione al contribuente di tutte le agevolazioni contributive godute nei periodi precedenti l’accertamento (2016 – 2018) a seguito dell’emissione, ex post nel 2018, di DURC negativo per l’omesso versamento della aliquota contributiva per il trattamento speciale per la disoccupazione riferita ad alcuni mesi del 2015.

Una tantum per il personale non imbarcato delle Cooperative di Pesca

Con la busta paga del mese di ottobre spetta la seconda tranche di una tantum per il personale non imbarcato operante nel settore pesca da cooperative

L’accordo sottoscritto lo scordo maggio si applica al personale dipendente non imbarcato che presta la propria opera negli uffici, negli ittiturismo, negli impianti a terra, negli impianti di allevamento ittico o molluschicolo in acque marittime, lagunari e valli da pesca.
Ai suddetti lavoratori, in forza al 3/5/2021, verrà corrisposto un importo forfetario uguale per tutti a titolo di una tantum pari ad euro 165,00 lordi.  Tale importo è stato erogato in due tronche, la prima delle quali di importo pari a euro 100,00 erogato in occasione della retribuzione del mese di maggio 2021 e la seconda di importo pari a euro 65,00 da erogare in occasione della retribuzione di ottobre 2021.
L’importo dell’una tantum è stato quantificato considerando in esso anche i riflessi sugli istituti di retribuzione diretta ed indiretta, di origine legale o contrattuale e, essendo quindi comprensivo degli stessi, esso non rientra nella relativa base di computo.

Insultare il datore può giustificare il licenziamento

Legittimo il licenziamento per giusta causa di un lavoratore che utilizza espressioni gravemente offensive nei confronti dei superiori anche per mezzo mail (Corte di Cassazione – Sez. lav. – Sentenza n. 27939/2021).

Rigettato nei primi due gradi di giudizio il ricorso presentato da una lavoratrice licenziata per giusta causa per avere utilizzato espressioni offensive e sprezzanti nei confronti delle sue dirette superiori e degli stessi vertici aziendali, a mezzo di tre e-mails e del messaggio sul suo profilo Facebook, integranti insubordinazione grave, a norma della previsione contrattuale collettiva e comunque giusta causa di licenziamento, per il loro carattere plurioffensivo e tale da precludere la proseguibilità del rapporto, per l’elisione del legame di fiducia tra le parti, anche considerato il ruolo aziendale ricoperto (account manager, per la gestione della comunicazione pubblicitaria nazionale ad uso locale: insegne della grande distribuzione, eventi, promozione locale dei negozi TIM).
Infine la lavoratrice licenziata ha presentato ricorso presso la Corte di Cassazione che ha ribadito che la nozione di insubordinazione debba essere intesa in senso ampio: sicché, nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, essa non può essere limitata al rifiuto del lavoratore di adempiere alle disposizioni dei superiori, ma implica necessariamente anche qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicare l’esecuzione ed il corretto svolgimento di dette disposizioni nel quadro della organizzazione aziendale.
In particolare, la nozione di insubordinazione non può essere limitata al rifiuto di adempiere alle disposizioni impartite dai superiori, ma si estende a qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicarne l’esecuzione nel quadro dell’organizzazione aziendale: sicché, la critica rivolta ai superiori con modalità esorbitanti dall’obbligo di correttezza formale dei toni e dei contenuti, oltre a contravvenire alle esigenze di tutela della persona umana, può essere di per sé suscettibile di arrecare pregiudizio all’organizzazione aziendale, dal momento che l’efficienza di quest’ultima riposa sull’autorevolezza di cui godono i suoi dirigenti e quadri intermedi ed essa risente un indubbio pregiudizio allorché il lavoratore, con toni ingiuriosi, attribuisca loro qualità manifestamente disonorevoli.


Agenzia delle Entrate-Riscossione: accordo per il rientro in presenza

Firmato il 20/10/2021, tra Agenzia delle Entrate – Riscossione e le OO.SS. FABI, FIRST-CISL, FISAC-CGIL, UILCA e UNISIN, l’accordo di modifica ed integrazione al “Protocollo condiviso sulla regolamentazione delle misure per il contenimento ed il contrasto al virus COVID 19” per il rientro graduale in presenza nelle sedi di lavoro

Le Parti con la firma del presente accordo, hanno apportato modifiche ed integrazioni al “Protocollo condiviso sulla regolamentazione delle misure per il contenimento ed il contrasto al virus COVID 19 nell’ambiente di lavoro” di cui agii Accordi del 13/5/2020, del 28/10/2020, del 12/1/2021 e del Verbale di Riunione 9/9/2020.
Il presente Verbale decorre dalla data di stipula e avrà validità sino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica Covid-19 prevista allo stato fino al 31/12/2021.

A seguito del diffondersi del virus COVID-19 a livello pandemico, le Istituzioni hanno dovuto adottare i necessari provvedimenti legislativi durante il periodo emergenziale.
Le misure immediatamente predisposte da Agenzia delle entrate-Riscossione in materia di salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori, hanno condotto alla decisione di procedere in un primo tempo alla temporanea chiusura degli sportelli, e poi al ricorso alla collocazione dei lavoratori in modalità agile, ad eccezione delle attività indifferibili da rendere in presenza.
La favorevole evoluzione del quadro epidemiologico anche in conseguenza dell’efficacia della campagna vaccinale predisposta dal Governo, ha consentito una graduale ripresa delle attività produttive a livello nazionale con un progressivo ritorno allo svolgimento del lavoro in presenza.
Pertanto le Parti, con l’approssimarsi della fine dell’emergenza epidemiologica, ad oggi prevista per il 31 dicembre 2021,  hanno convenuto di mantenere le attuali flessibilità di orario in ingresso al fine di limitare i contatti in entrata ed uscita tra i colleghi e di continuare a svolgere l’attività di sportello solo su prenotazione, lasciando ancora chiusi gli sportelli privi strutture che favoriscano il distanziamento.
Le Parti hanno convenuto parimenti, che la Pausa pranzo, a fronte dell’adozione provvisoria di tali orari di ingresso, potrà essere fruita solo in precise e determinate fasce di orario: