Integrata la normativa sull’Apprendistato nei settori “Edilizia Industria” e “Cooperative”

Le Parti firmatarie del CCNL Edilizia Industria e del CCNL Cooperative, integrano la disciplina dell’Apprendistato, con una Nota a verbale per chiarire lo svolgimento delle ore di formazione

Le Parti datoriali e le OO.SS. firmatarie dei Contratti Collettivi Nazionali Edilizia Industria e Cooperative, hanno concordato l’inserimento, negli articoli 92 CCNL Industria e 31 CCNL Cooperative, dedicati all’Apprendistato, di una “Nota a verbale” per chiarire le modalità di svolgimento delle ulteriori 8 ore destinate alla sicurezza, facenti parte delle complessive 24 ore di formazione previste dall’articolato.
In particolare, le Parti hanno concordato che le 8 ore destinate alla sicurezza sono aggiuntive rispetto alle 16 ore preassuntive, contemplate dal D.Lgs. n. 81/2008, dall’Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011 e dalla contrattazione collettiva, e che pertanto il loro svolgimento può essere effettuato, presso le Scuole edili/Enti Unificati, entro il termine massimo di 60 giorni dall’assunzione.

Semplificazione domande di invalidità civile: soggetti tra i 18 e i 67 anni


Nel quadro delle attività di semplificazione degli adempimenti sanitari e amministrativi relativi alla concessione dei benefici di invalidità civile, la semplificazione è stata estesa ai cittadini in età lavorativa, compresi tra i 18 e i 67 anni di età, che presentano domanda di invalidità civile, di cecità o di sordità. Anche per tale categoria è possibile contrarre i tempi di erogazione del beneficio attraverso l’anticipazione dell’invio delle informazioni di tipo socio-economico, che di norma sono trasmesse soltanto al termine della fase sanitaria (Messaggio Inps n. 4601/2019).


A tal fine, sono state apportate delle modifiche alla procedura di acquisizione online delle domande di invalidità civile da parte della categoria di beneficiari in parola, che sono operative, in modalità non esclusiva, dal 10 dicembre 2019.
In prima fase di rilascio, tali modifiche riguardano le sole domande trasmesse online dai Patronati.
L’accesso alla procedura semplificata è subordinato alla condizione che il requisito anagrafico sia perfezionato alla data della domanda. La procedura di acquisizione online a disposizione dei Patronati verifica automaticamente, tramite accesso agli archivi anagrafici a disposizione dell’Istituto, la sussistenza del requisito anagrafico. Una volta verificato il requisito anagrafico, si potrà procedere con l’attività di acquisizione della domanda, che è suddivisa in più pannelli.
Alcuni pannelli sono finalizzati all’avvio dell’accertamento sanitario (richiedente, rappresentante legale, recapiti, accertamento), altri sono funzionali alla liquidazione dell’eventuale prestazione economica.
I dati, così come inseriti, transiteranno automaticamente, senza ulteriore intervento da parte del Patronato, in fase concessoria dopo la definizione del verbale sanitario che riconosce il diritto alla prestazione economica.
L’Inps precisa che, in questa fase di avvio in forma sperimentale, rimangono disponibili, in alternativa, le ordinarie modalità di trasmissione del modello “AP70” dopo il completamento della fase sanitaria, qualora in fase di domanda non fossero inseriti i dati sopra descritti. In alcune casistiche (soggetto ricoverato al momento della presentazione della domanda o titolare di altre prestazioni di invalidità incompatibili) sarà tuttavia necessario completare comunque il modello “AP70” dopo la definizione dell’iter sanitario, utilizzando l’attuale procedura della fase concessoria.

Nuovo piano sanitario per il Fondo ASIM

Dal 27 novembre 2019 sono aperte le adesioni al Piano sanitario straordinario previsto dal Fondo Sanitario Asim per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi


 


Il Fondo di assistenza sanitaria Asim ha previsto un piano sanitario straordinario “La prevenzione su Misura” grazie al quale ciascun iscritto potrà crearsi un percorso di prestazioni sanitarie personalizzato in base alle sue necessità e al suo vissuto.
L’iscritto potrà aderire all’iniziativa direttamente dalla propria area riservata del portale S.I.Asim, cliccando il pulsante “Campagna di Prevenzione Straordinaria”. Dopo aver rilasciato i relativi consensi al trattamento dei dati personali, tramite il collegamento con SiSalute potrà attivare la campagna e prenotare in totale autonomia la prima visita internistica, presso una struttura sanitaria convenzionata con SiSalute, durante la quale verranno prescritte le prestazioni sanitarie più opportune.
La Campagna prevede fino a un massimo di 4 prestazioni a iscritto.
Per ogni prestazione, l’iscritto dovrà prenotare i relativi appuntamenti e comunicare la data e l’ora degli stessi a SiSalute che rilascerà la relativa autorizzazione.
Una volta effettuate le prestazioni, l’iscritto potrà prenotare la visita internistica conclusiva presso  la medesima Struttura del network di SiSalute e quest’ultima provvederà a saldare le Strutture sanitarie per le prestazioni erogate.


Contribuzione volontaria al Fondo Gomma Plastica


12 dic 2019 La contribuzione volontaria al Fondo di pensione complementare Gomma Plastica, effettuata entro fine dicembre, comporta benefici nella dichiarazione dei redditi del 2020.

La contribuzione volontaria del fondo pensione complementare per i lavoratori e i familiari a carico dei lavoratori del settore gomma, cavi elettrici e affini e materie plastiche, è un valido strumento per chi vuole abbassare ulteriormente il reddito dell’anno in corso. Tale contribuzione se effettuata entro fine dicembre comporta benefici nella dichiarazione dei redditi del 2020.
Versare un contributo volontario aggiuntivo non ha costi e se si supera il limite deducibile, è possibile dichiararlo con il modulo chiamato contributi non dedotti, in maniera da evitare che il contributo in eccesso venga tassato nuovamente alla liquidazione.
L’anno successivo al versamento (Marzo/Aprile) verrà rilasciata una certificazione del fondo da presentare in fase di dichiarazione dei redditi. Se i versamenti transitano solo tramite azienda, la deduzione è automatica e non verrà inviato alcun documento.
Il limite deducibile è da considerarsi sul totale dei versamenti deducibili, anche esterni a FGP. Chi contribuisce volontariamente a due fondi ad esempio, raggiungerà il limite sommando i contributi di entrambi i fondi.

Cessione di azienda e diverso CCNL applicato: per il diritto agli scatti irrilevante l’anzianità pregressa


In caso di trasferimento di azienda, la contrattazione collettiva dell’impresa cedente è sostituita immediatamente e totalmente da quella applicata nell’impresa cessionaria, anche se più sfavorevole, fermo restando i diritti acquisiti, l’inapplicabilità retroattiva di norme contrattuali non vigenti nel periodo pregresso e l’irrilevanza dell’anzianità pregressa presso la cedente (Corte di Cassazione, sentenza 09 dicembre 2019, n. 32070)


Una Corte di appello territoriale, confermando la decisione di primo grado, aveva respinto la domanda di un dirigente di azienda, con la quale questi, tra l’altro, richiedeva il ricalcolo della retribuzione di anzianità, commisurata all’intera anzianità maturata presso un dato ente pubblico, prima del passaggio alla società di diritto privato. La Corte aveva evidenziato che fosse stata comunque riconosciuta la retribuzione individuale di anzianità e ritenuto che ciò soddisfaceva la prescrizione del contratto collettivo volta a commisurare la retribuzione all’anzianità maturata, in quanto, pur risultando la successione tra l’ente pubblico e la società disciplinata dall’articolo 2112 c.c., non poteva aver luogo l’applicazione retroattiva della regola invocata dal ricorrente, poiché non vigente nel corso dei segmenti cronologici nei quali in astratto il diritto sarebbe maturato. Inoltre, se il passaggio di azienda non deve risolversi in un trattamento deteriore rispetto alla astratta progressione secondo le regole pregresse, ciò non comporta che esso debba rappresentare una condizione necessariamente migliorativa sulla base della pretesa applicazione del nuovo contratto su passate vicende del rapporto.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 10 e 38 del CCNL per i Dirigenti di Imprese Aderenti alla Confederazione Nazionale dei Servizi, da cui si dovrebbe dedurre come, al lavoratore, in seguito al passaggio dal datore di lavoro pubblico al nuovo datore di lavoro privato, sia garantita non solo continuità di impiego, ma pieno riconoscimento dell’anzianità maturata, computata in relazione all’intero periodo per cui il lavoratore ha prestato opera in qualità di dirigente, nel caso di specie, indipendentemente dal soggetto che gestiva l’attività.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. La Corte di merito, infatti, ha correttamente evidenziato come non sia consentita l’applicazione retroattiva della norma di contrattazione collettiva applicata dalla società cessionaria, disciplinante gli scatti di anzianità, e che la vicenda deve essere regolata dall’art. 2112, comma 3, del Codice civile, che prevede la sostituzione di un CCNL all’altro nella vicenda del trasferimento d’azienda.
Secondo consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità, infatti, in caso di trasferimento di azienda (art. 2112, c.c.), la contrattazione collettiva dell’impresa cedente è sostituita immediatamente e totalmente da quella applicata nell’impresa cessionaria, anche se più sfavorevole (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 10614/2011); tale sostituzione, tuttavia, non può ovviamente comportare l’applicazione retroattiva di norme contrattuali non vigenti nel periodo pregresso, ma regolare il periodo successivo, fermo restando le garanzie ed i temperamenti previsti dalla norma codicistica.
Nello specifico, poi, occorre distinguere tra anzianità come fatto storico, che di per sé non genera diritti, e diritto che deriva solo a seguito di norme che considerano tale fatto storico quale presupposto di fatto per il suo riconoscimento. Così, non può ritenersi imposta dall’articolo 2112 del Codice civile la ricostruzione del trattamento scatti di anzianità, secondo la disciplina collettiva in essere presso il cessionario, in riferimento all’anzianità maturata in precedenza presso l’ente cedente.
In definitiva, il diritto agli scatti non è correlabile con l’anzianità già conseguita, appunto perché presso il datore di lavoro precedente non esisteva tale diritto e comporterebbe una applicazione retroattiva del nuovo trattamento contrattuale, non imposta né prevista dalla legge.

CCNL ANICTA: Accordo sul welfare per il settore “Coibenti Industria”

Sottoscritto il 25/11/2019 tra ANICTA e FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL, UILTEC-UIL, l’accordo per l’aumento dei contributi a Faschim per il settore Coibenti Industria

Le Parti, nell’ambito della trattativa per il rinnovo del CCNL Coibenti Industria, hanno raggiunto l’accordo sulle nuove contribuzione al Fondo Sanitari Faschim, in maniera analoga all’accordo sul welfare sottoscritto da Federchimica in data 15/7/2019.
Le Parti, pertanto, con l’obiettivo di consolidare il Fondo Faschim, a partire da gennaio 2020, concordano quanto segue:
1) a carico dell’Impresa: un aumento dello 0,05% pari ad Euro 1,50 destinato ad incrementare il contributo mensile per i lavoratori iscritti;
2) a carico del Lavoratore iscritto: un incremento di Euro 1,00 del contributo mensile Faschim.

“Ius variandi” e depauperamento professionale


Ai fini della verifica del legittimo esercizio dello “ius variandi” da parte del datore di lavoro, deve essere valutata la omogeneità tra le mansioni successivamente attribuite e quelle di originaria appartenenza, sotto il profilo della loro equivalenza in concreto rispetto alla competenza richiesta, al livello professionale raggiunto ed alla utilizzazione del patrimonio professionale acquisito dal dipendente (Cassazione, Sentenza n. 30996/2019).


Il Tribunale di Venezia in parziale accoglimento delle domande proposte dal ricorrente, redattore per una testata, demansionato nel periodo 2007-2010, condannava la parte datoriale, al risarcimento del danno all’immagine professionale, nella misura del 20% della retribuzione spettante.
Detta pronuncia veniva parzialmente riformata dalla Corte distrettuale che, in parziale accoglimento del gravame interposto dalla società, condannava quest’ultima al risarcimento del danno, in relazione al ridotto periodo 2007-2009.
Secondo la Corte territoriale il ricorrente, fino al mese di agosto 2007, aveva svolto attività di giornalista professionista in qualità di inviato nel settore sportivo, firmando gli articoli, successivamente era stato invece adibito esclusivamente ad attività di desk. Dopo aver scrutinato il materiale probatorio e condiviso gli approdi ai quali era pervenuto il giudice di prima istanza, a fondamento del decisum, ribadiva che la nozione di equivalenza fra le mansioni legittimante l’esercizio dello jus variandi, andava riferita non solo all’oggettivo valore professionale, ma anche alla attitudine delle mansioni ascritte a consentire la piena utilizzazione o l’arricchimento del patrimonio professionale del lavoratore acquisito nella pregressa fase del rapporto.
Per la cassazione di tale decisione, la società ha proposto ricorso (rigettato) articolato in quattro motivi. In particolare, con la terza censura è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 2103 c.c. e dell’art.5 c.c.n.l. giornalisti ex art. 360 comma primo n.3 c.p.c.
Nell’esprimere un giudizio in ordine alla equivalenza delle mansioni svolte dal giornalista, la società ricorrente lamenta che la Corte distrettuale si è attenuta ad un concetto meramente formale e non sostanziale, tralasciando di considerare le competenze professionali proprie della figura di redattore, in concreto espletate dal dipendente. Dal quadro istruttorio definito in prime cure era emerso che l’interessato aveva continuato a svolgere mansioni di redattore, occupandosi della cronaca sportiva che comprendeva il preponderante lavoro di “desk”, tipico della qualifica di redattore, espletando le stesse mansioni che già in precedenza gli erano state attribuite quando non veniva incaricato di seguire un evento sportivo, sottolinenado che nel contenuto tipico della attività giornalistica di redattore rientra sicuramente l’attività di elaborazione, trattazione e sistemazione del materiale proveniente dalle redazioni decentrate, come pure il taglio, la revisione del testo, la scelta e la collocazione in pagina dell’articolo, la titolazione dei pezzi e dei servizi (cd. compiti di desk); attività queste espletate dal soggetto nel periodo controverso, sicché nessuna concreta dequalificazione poteva ritenersi configurabile nella fattispecie.
La Cassazione respinge la suddetta doglianza. I giudici del gravame hanno condiviso il giudizio espresso dal giudice di prima istanza secondo cui per un redattore, pur non rivestente la qualifica di inviato quale il ricorrente, l’invio in trasferta con possibilità di attingere a varie fonti di conoscenza nonché la possibilità di firmare i relativi articoli, costituivano espressione di acquisita professionalità che l’adibizione a mansioni solo di desk non aveva in concreto tutelato. Le conclusioni alle quali è pervenuta la Corte di merito risultano conformi a diritto perché coerenti con la giurisprudenza di Cassazione in tema di “ius variandi” del datore di lavoro, secondo cui (vigente l’art. 2103 c.c. nella formulazione anteriore alla novella operata con il d.lgs. n. 81 del 2015) il divieto di variazione in “peius” opera anche quando al lavoratore, nella formale equivalenza delle precedenti e delle nuove mansioni, siano assegnate di fatto mansioni sostanzialmente inferiori sicché nell’indagine circa tale equivalenza non è sufficiente il riferimento in astratto al livello di categoria ma è necessario accertare che le nuove mansioni siano aderenti alla specifica competenza del dipendente, salvaguardandone il livello professionale acquisito e garantendo lo svolgimento e l’accrescimento delle sue capacità professionali. A tal fine l’indagine del giudice di merito deve essere rivolta a verificare i contenuti concreti dei compiti precedenti e di quelli nuovi onde formulare il giudizio di equivalenza, da fondare sul complesso della contrattazione collettiva e delle determinazioni aziendali.
Al riguardo è stato poi precisato che le nuove mansioni possono considerarsi equivalenti alle ultime effettivamente svolte soltanto ove risulti tutelato il patrimonio professionale del lavoratore, anche nel senso che la nuova collocazione gli consenta di utilizzare, ed anzi di arricchire, il patrimonio professionale acquisito con lo svolgimento della precedente attività lavorativa, in una prospettiva dinamica di valorizzazione della capacità di arricchimento del proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze.
L’accertamento svolto dalla Corte del merito si pone nel solco del ricordato insegnamento e risulta sorretto da una motivazione congrua che fa leva proprio sul depauperamento professionale di cui in concreto il soggetto aveva risentito – come emerso dalle testimonianze e dai dati istruttori acquisiti – per essere stato adibito esclusivamente a compiti di desk, dopo essere stato abitualmente inviato ad assistere ad eventi sportivi ed a firmare gli articoli, con pregiudizio del corredo professionale acquisito. In tal senso il motivo, con il quale si prospetta un error in judicando nel quale sarebbe incorsa la Corte di merito, tende invece a pervenire ad una rivalutazione del compendio probatorio acquisito, non consentita in questa sede di legittimità.

Firmata l’ipotesi di accordo per il CCNL Uneba

Firmato il rinnovo del CCNL per il personale dipendente dalle realtà del settore assistenziale, sociale, sociosanitario, educativo, nonché da tutte le altre istituzioni di assistenza e beneficenza aderenti ad UNEBA

L’accordo copre il triennio giuridico 2017/2019 e dovrà essere sottoposta alla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori,.
Viene stabilito un valore economico complessivo, a regime, di 80,00€ sul livello 4S secondo le seguenti decorrenze e quantità economiche:
– 20,00 € sul salario tabellare al 1/01/2020
– 30,00 € sul salario tabellare al 1/12/2020
– 30,00 €, dalla firma del CCNL, a disposizione della contrattazione integrativa di livello regionale; di questi, 20€ sono destinati ad essere consolidati sul tabellare secondo le seguenti scadenze.
Prevista, inoltre, una una-tantum per il periodo pregresso, pari a 100,00€ complessivi sul livello 4S, riparametrati per tutte gli altri livelli, che sarà erogata in un’unica rata il 1° febbraio 2021.
E’ previsto, inoltre, 1,00 € in più sull’assistenza sanitaria integrativa dal 1/07/2020
Temporaneamente sospeso dal 1° giugno 2020 al 31 dicembre 2022 è, invece, l’istituto degli scatti di anzianità in quanto sarà oggetto di confronto nell’ambito di una commissione paritetica nazionale che dovrà ridefinirlo e rimodularlo per collegarlo all’effettiva crescita professionale, misurata in modo concreto e oggettivo.
I punti toccati dal nuovo rinnovo riguardano anche il rafforzamento della contrattazione decentrata, il riconoscimento dei tempi di vestizione in orario di lavoro, l’introduzione della banca etica solidale (alla cui costituzione è destinata inizialmente una giornata di R.O.L.) , la previsione di una percentuale di stabilizzazione per i rapporti di lavoro a tempo determinato, la perimetrazione dei limiti dei contratti precari, lo sviluppo della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, la regolamentazione dell’assistenza domiciliare che prevede il riconoscimento dei tempi di spostamento come orario di lavoro.

Nullità del co.co.pro., nessun termine decadenziale per la domanda se il recesso è del lavoratore


Quando un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa si risolva per effetto della manifestazione di volontà del collaboratore ovvero cessi per la sua naturale scadenza, manca del tutto un atto che il lavoratore abbia interesse a “contestare o confutare”, per cui l’eventuale domanda di accertamento di un rapporto di lavoro subordinato può essere proposta nel termine di prescrizione; nel caso, invece, di recesso del committente, il lavoratore ha solo sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento di recesso per opporvisi (Corte di Cassazione, sentenza 10 dicembre 2019, n. 32254)


Una Corte d’appello territoriale aveva rigettato il gravame proposto da un lavoratore avverso la sentenza di primo grado, che aveva dichiarato l’inammissibilità per decadenza, in assenza di una tempestiva impugnazione stragiudiziale ex articolo 32, comma 3, della Legge n. 183/2010, del ricorso contenente le domande di accertamento di nullità del contratto di collaborazione a progetto, relativo allo svolgimento di attività di servizio alla persona, e di sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di merito aveva ribadito l’applicabilità del regime di decadenza dall’impugnazione, anche per il contratto collaborazione coordinata e continuativa nelle modalità a progetto (art. 32, co. 3, lett. B), in riferimento non già alla modalità di cessazione, ma al contenuto del contratto suddetto, per la sua diversa qualificazione come contratto di lavoro subordinato.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando principalmente violazione e falsa applicazione dell’articolo 32, comma 3, lettera b), della L.  n. 183/2010, per il riferimento della sua previsione al recesso del committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, inestensibile alla fattispecie della controversia in oggetto, giacchè di stretta interpretazione.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato. In via di premessa, si rammenta che la norma di legge in oggetto ha modificato la disciplina dettata dall’articolo 6 della Legge n. 604/1966 e previsto:
– un termine decadenziale di sessanta giorni per l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, decorrente dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale;
– un ulteriore termine entro il quale, pena I’inefficacia dell’impugnazione stragiudiziale proposta e la conseguente decadenza dall’azione, il lavoratore è tenuto a depositare il ricorso introduttivo della lite ovvero a comunicare alla controparte la richiesta di tentativo di conciliazione o di arbitrato;
– nel caso in cui, poi, sia rifiutata la conciliazione o l’arbitrato ovvero non venga raggiunto l’accordo, un termine di sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo, per depositare il ricorso giudiziario.
Orbene, la giurisprudenza di legittimità, nell’interpretare le disposizioni introdotte, ne ha con attenzione configurato nel tempo un ambito di applicazione rigorosa.
Così, la previsione della necessità di una comunicazione scritta, dalla quale far decorrere il termine di decadenza, ha consentito di escludere dall’ambito di applicazione l’ipotesi del licenziamento intimato oralmente, proprio a cagione della mancanza di un atto scritto (Corte di Cassazione, sentenza 11 gennaio 2019, n. 523).
Nel caso di cessione del contratto per effetto di un trasferimento d’azienda (art. 2112 c.c.), è invece dalla data del trasferimento che decorre il termine di decadenza e, tuttavia, l’ambito di applicazione della disposizione non è limitato alla contestazione della legittimità e validità dei provvedimenti datoriali di risoluzione del rapporto. L’espressione “impugnare” utilizzata dal Legislatore nell’articolo 6 della Legge n. 604/1966, equivale a “contestare o confutare” e “l’estensione attuata dal citato art. 32 deve intendersi come diretta ad attrarre nella disciplina, prima limitata al solo licenziamento, una serie ulteriore di provvedimenti datoriali che il lavoratore intenda, appunto, impugnare, nel senso di contestarne la legittimità o la validità” (Corte di Cassazione, sentenza 21 maggio 2019, n. 13648), con la conseguente eccedenza dal perimetro del citato articolo 32 di tutte le ipotesi in cui non vi siano provvedimenti datoriali da impugnare, a fini di una denuncia di nullità o di illegittimità. Dunque, nella previsione riferita ai casi di trasferimento d’azienda, ciò che si presuppone non è il semplice avvicendamento nella gestione, ma piuttosto l’opposizione del lavoratore ad atti posti in essere dal datore di lavoro dei quali si invochi l’illegittimità o l’invalidità con azioni dirette a richiedere il ripristino del rapporto nei termini precedenti, anche in capo al soggetto che si sostituisce al precedente datore.
Tanto premesso, se è questo il criterio da adottare per la verifica di applicabilità del regime di decadenza, quando un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa si risolva per effetto della manifestazione di volontà del collaboratore di voler recedere dal rapporto, ovvero cessi per la sua naturale scadenza, manca del tutto un atto che il lavoratore abbia interesse a “contestare o confutare”. In sostanza, il fatto che il lavoratore scelga di risolvere un rapporto sostanzialmente autonomo quale la collaborazione a progetto, gli consente di esercitare l’azione nei termini di prescrizione, mentre nel caso di recesso del committente ha solo sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento di recesso per opporvisi. Non si configura un’irragionevole disparità di trattamento laddove la dimensione impugnatoria qualifica le fattispecie per le quali il Legislatore ha inteso prevedere un procedimento extragiudiziario di opposizione e l’assenza di un atto da impugnare rende le situazioni palesemente diverse e tra loro non confrontabili.

Accordo Confesercenti a Modena per le attività stagionali

Sottoscritto il 4/12/2019, tra CONFESERCENTI di Modena e le OO.SS. territoriali FILCAMS-CGIL FISASCAT-CISL UILTUCS-UIL, l’accordo per la regolamentazione delle attività stagionali nelle imprese della provincia di Modena che applicano il CCNL Terziario Confesercenti

Il presente Accordo territoriale per la provincia di Modena, che attua quanto previsto negli artt. 19-23 del D.Lgs. n. 81/2015 s.m.i., e nell’art. 66 bis del CCNL TDS Confesercenti, decorre dalla data di sottoscrizione e avrà vigore fino al 31/1/2022. Successivamente, potrà essere prorogato mediante accordo tra le parti.
L’accordo in esame
– potrà essere applicato esclusivamente alle aziende che rientrano nella sfera di applicazione del CCNL T.D.S. stipulato da Confesercenti con Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, comprese quelle aziende che hanno periodi di inattività durante l’anno;
– esplica i suoi effetti con esclusivo riferimento a quei contratti di lavoro dipendente a tempo determinato aventi come luogo di lavoro sedi ovvero unità produttive ubicate in località a prevalente vocazione turistica entro i territori dei Comuni di: Modena, Maranello, Formigine, Fanano, Sestola, Montecreto, Riolunato, Pievepelago, Fiumalbo, Lama Mocogno, Frassinoro, Pavullo.


Ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 66 bis del predetto CCNL, i periodi di effettiva stagionalità individuati nell’accordo, sono i seguenti:
– dal 4 dicembre 2019 al 31 gennaio 2020
– dal 1 aprile 2020 al 30 settembre 2020
– dal 1 dicembre 2020 al 31 gennaio 2021
– dal 1 aprile 2021 al 30 settembre 2021
– dal 1 dicembre 2021 al 31 gennaio 2022.