Operativa la piattaforma per l’asseverazione della regolarità contributiva

On line dal 2 febbraio la piattaforma Asse.Co. attraverso la quale i consulenti potranno “asseverare” la regolarità contributiva e retributiva delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro, semplificando gli adempimenti e promuovendo al tempo stesso la cultura della legalità.

In particolare, il Consulente del lavoro che vuole assumere il ruolo di “CdL Asseveratore” deve registrarsi ed accedere alla piattaforma http://asseco.consulentidellavoro.it per svolgere il corso di formazione on line, articolato in 3 moduli. Nel corso ed al termine di ciascun modulo sono proposte domande per la valutazione dell’esatta comprensione di procedure e funzioni dell’asseverazione. La risposta esatta alle domande proposte consentirà la prosecuzione nell’iter del modulo formativo.
Una volta concluso positivamente il percorso di formazione bisognerà caricare il certificato di partecipazione sulla piattaforma http://asseco.consulentidellavoro.it ed attendere che l’utenza sia abilitata come CdL Asseveratore da un operatore.
Accedendo alla piattaforma, la prima attività da porre in essere sarà la propria profilazione personale inserendo tutti i dati richiesti. Successivamente, il CdL Asseveratore potrà inserire le aziende che intende portare in asseverazione.

La piattaforma in parola sarà rilasciata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine, su istanza volontaria del datore di lavoro, sulla base di due dichiarazioni di responsabilità: una del datore di lavoro sulla non commissione di illeciti nell’anno precedente l’istanza (lavoro minorile, tempi di lavoro, sicurezza sul lavoro, lavoro nero); l’altra del Consulente del Lavoro sulla sussistenza dei requisiti per il rilascio del Durc e sul rispetto della contrattazione collettiva. L’elenco delle aziende che otterranno l’asseverazione sarà pubblicato sul sito del Ministero del lavoro e del Consiglio Nazione dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

I nuovi minimi retributivi per il “Lavoro Domestico”

 

 

Siglato il giorno 2/2/2015 presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, tra FIDALDO, DOMINA, FEDERCOLF e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS, l’accordo che ha indicato i nuovi minimi retributivi derivanti dalla variazione del costo della vita, ai sensi dell’art. 37 CCNL “Lavoro Domestico”.

La Commissione Nazionale ha aggiornato, con decorrenza 1/1/2015, le tabelle A, B, C, D, E, F e G, comprensive dei valori convenzionali di vitto e alloggio sulla base degli aumenti contrattuali e dei dati ISTAT rilevati a novembre 2014 (0,2%), secondo quanto previsto dal CCNL del Lavoro Domestico ed in considerazione dei chiarimenti a verbale allegati allo stesso.
 

TABELLA MINIMI RETRIBUTIVI FISSATI DALLA COMMISSIONE NAZIONALE – DECORRENZA 1/1/2015

 

TABELLA A – Lavoratori conviventi

LivelliValori mensiliIndennità
A620,25 
AS733,03 
B789,41 
BS845,80 
C902,20 
CS958,58 
D1.127,73166,76
DS1.184,12166,76

 

TABELLA B – Lavoratori di cui art. 15 – 2° co.

LivelliValori mensili
B563,87
BS592,06
C654,07

TABELLA C – Lavoratori non conviventi

LivelliValori orari
A4,51
AS5,32
B5,64
BS5,98
C6,31
CS6,64
D7,67
DS8,00

TABELLA D – Assistenza notturna (valori mensili)

LivelliAutosufficientiNon autosufficienti
BS972,67 
CS 1.102,36
DS 1.361,76

 

TABELLA E – Presenza notturna

LivelliValori mensili
Liv. unico651,27

 

TABELLA F

Indennità Valori giornalieri
Pranzo e/o colazione1,90
Cena1,90
Alloggio1,64
Totale vitto e alloggio5,44

TABELLA G – Assistenza a persone non autosufficienti, con prestazioni limitate alla copertura dei giorni di riposo dei lavoratori titolari

LivelliValori orari
CS7,15
DS8,62

IRAP: i produttori agricoli perdono la riduzione del cuneo fiscale

Introdotte con lo scopo di fornire sostegno alla competitività delle imprese agricole italiane, le specifiche deduzioni ai fini IRAP del costo del lavoro previste in favore dei produttori agricoli sono state eliminate prima ancora di essere applicate.

Il Decreto Legge n. 4/2015 (in fase di conversione in legge), recante misure urgenti in materia di esenzione IMU, ha disposto, infatti, l’abrogazione delle agevolazioni introdotte con il “decreto competitività” e con la “Legge di stabilità 2015” in favore dei produttori agricoli, in relazione all’impiego di lavoratori agricoli assunti con contratto a tempo determinato.

DEDUZIONE FORFETARIA

Con il cd. “Decreto competitività” (art. 5, co. 13 e 14 del D.L. n. 91 del 2014) la deduzione forfetaria ai fini IRAP del costo del lavoro, in favore dei produttori agricoli che non si avvalgono del regime di esonero ai fini IVA, è stata estesa con riferimento all’impiego di lavoratori agricoli dipendenti con contratto a tempo determinato, a condizione che gli stessi abbiano lavorato almeno 150 giornate nel periodo d’imposta e il contratto di lavoro abbia almeno una durata triennale.
In particolare, a decorrere dall’anno 2014, in presenza di tali requisiti, ai fini della determinazione della base imponibile IRAP, i produttori agricoli possono beneficiare di una deduzione forfetaria pari a:
– 3.750 euro, su base annua, per ogni lavoratore agricolo dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo di imposta, aumentato a 7.500 euro per i lavoratori di sesso femminile nonché per quelli di età inferiore ai 35 anni;
– 7.500 euro, su base annua, per ogni lavoratore agricolo dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo di imposta in aree svantaggiate (regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), aumentato a 10.500 euro per i lavoratori di sesso femminile nonché per quelli di età inferiore ai 35 anni. Tale deduzione, alternativa a quella precedente, era fruibile nel rispetto dei limiti “de minimis”;
– il 50 per cento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e versati per ogni lavoratore agricolo dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo di imposta.
La piena applicazione del beneficio, tuttavia, è subordinata al nulla osta della Commissione europea.
Il D.L. n. 4/2015 ha stabilito, però, che l’agevolazione è abrogata a decorrere dal 24 gennaio 2015.
Ciò significa che tale deduzione forfetaria potrà essere applicata dai produttori agricoli limitatamente all’anno 2014, a condizione che nel frattempo sia riconosciuta compatibile con la normativa europea in materia di aiuti di Stato.

DEDUZIONE INTEGRALE COSTO DEL LAVORO

Sempre in favore dei produttori agricoli che non si avvalgono del regime di esonero ai fini IVA, la cd. “Legge di stabilità 2015” (art. 1, co. 25, della Legge n. 190 del 2014) ha esteso la possibilità di dedurre integralmente il costo del lavoro riferito a ciascun lavoratore agricolo assunto a tempo determinato, a condizione che lo stesso abbia lavorato almeno 150 giornate nel periodo d’imposta e il contratto di lavoro abbia almeno una durata triennale.
Anche per tale agevolazione, però, il D.L. n. 4/2015 ha disposto l’abrogazione a decorrere dal 24 gennaio 2015.
Considerato che l’agevolazione sarebbe divenuta applicabile a decorrere dall’anno 2015, previa autorizzazione della Commisione europea, il beneficio deve ritenersi cancellato senza possibilità di fruizione.

Agricoltura: modificate le regole di esenzione IMU

Con il Decreto Legge n. 4/2015 il Governo ha adottato misure d’urgenza che modificano i criteri per individuare i terreni agricoli ricadenti in particolari aree che possono beneficiare dell’esenzione ai fini IMU ed ha contestualmente cancellato le deduzioni IRAP per i lavoratori agricoli dipendenti a tempo determinato.

NUOVI CRITERI DI ESENZIONE IMU
Secondo le disposizioni introdotte dal Decreto Legge n. 4 del 2015, a decorrere da quest’anno (2015), l’esenzione ai fini IMU prevista in favore dei terreni agricoli ricadenti in zone montane è riconosciuta esclusivamente per quelli che presentano le seguenti caratteristiche:
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani secondo l’elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola.

ESENZIONE IMU PER IL 2014
Per l’anno 2014 il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 28 novembre 2014 ha stabilito differenti requisiti per individuare i terreni a cui si applica l’esenzione ai fini IMU. In particolare, il Decreto stabilisce che sono esenti dall’IMU i terreni che ricadono nei comuni, individuati dall’ “Elenco comuni italiani” pubblicato sul sito internet dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), che presentano le seguenti caratteristiche:
– terreni agricoli dei comuni ubicati a un’altitudine di 601 metri e oltre;
terreni agricoli dei comuni ubicati a un’altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, a condizione che siano posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola;
terreni agricoli dei comuni ubicati a un’altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
Il Decreto Legge n. 4/2015 stabilisce, però, che qualora siano più favorevoli al contribuente, i criteri 2015 per individuare i terreni esenti possono essere applicati anche con riferimento all’imposta dovuta per l’anno 2014.
Quindi, nell’ipotesi di terreni che non hanno beneficiato dell’esenzione perché non rientrano tra quelli individuati in base al decreto ministeriale del 28.11.2014, l’imposta per l’anno 2014 non è dovuta se rientrano tra i terreni esenti secondo i criteri fissati dal D.L. n. 4/2015.
In ogni caso, resta confermata per l’anno 2014, l’esenzione in favore dei terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile che non ricadano in zone montane o di collina.

PROROGA TERMINI DI VERSAMENTO
È prorogata al 16 febbraio 2015 la scadenza per il versamento dell’IMU dovuta per l’anno 2014 per i terreni delle zone montane e di collina che non rientrano nel regime di esenzione, sia in base ai vecchi criteri stabiliti dal d.m. 28.11.2014, sia in base ai nuovi criteri stabiliti dal D.L. n. 4 del 2015.

Brevetti, marchi e disegni industriali: dal 2 febbraio del domande sono online

Dal 2 febbraio 2015 sarà possibile trasmettere da casa, online, direttamente al Ministero dello Sviluppo Economico, le domande di brevetto, marchio e disegno industriale (Agenzia entrate – risoluzione n. 11/2015).

La nuova modalità di deposito è disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e consente oltre alla compilazione guidata dei moduli online, di provvedere al pagamento delle tasse dovute tramite modello F24 “Versamenti con elementi identificativi” o F24 “Enti pubblici”.

A tal fine, l’Agenzia delle Entrate ha reso noto i seguenti codici tributo per effettuare i pagamenti dei diritti relativi ai titoli di proprietà industriale e le tasse sulle concessioni governative sui marchi, connessi alla nuova modalità di deposito telematico:

– “C300” denominato “Brevetti e Disegni – Deposito, Annualità. Diritti di opposizione. Altri tributi”;
– “C301” denominato “Annualità Convalida Brevetto Europeo”;
– “C302” denominato “Marchio – Primo Deposito, Rinnovo”.

Esonero contributivo ex L. 190/2014 anche in caso di trasformazione del contratto a termine

Primi importanti chiarimenti in merito alla fruizione del beneficio introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, concernente l’esonero totale dei contributi previdenziali per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del 2015.

Campo di applicazione

L’incentivo in oggetto è riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati, ivi compresi quelli del settore agricolo (ma escluse le amministrazioni pubbliche):
– datori di lavoro imprenditori, intendendo per tali coloro che esercitano professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi, idonea a ricavare dalla cessione di tali beni o servizi quantomeno ciò che occorre per compensare i fattori produttivi impiegati e quindi a perseguire, tendenzialmente, almeno il pareggio di bilancio. Di qui, rientrano tra i beneficiari della misura anche gli enti pubblici economici (EPE) e gli organismi pubblici che sono stati interessati da processi di privatizzazione (trasformazione in società di capitali), indipendentemente dalla proprietà pubblica o privata del capitale;
– datori di lavoro non imprenditori, quali, ad esempio, le associazioni culturali, politiche o sindacali, le associazioni di volontariato, gli studi professionali.
L’esonero contributivo riguarda tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati con decorrenza dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, ancorché in regime di part-time, con l’eccezione dei contratti di apprendistato e di quelli di lavoro domestico. Nel novero delle tipologie contrattuali incentivate rientra anche il lavoro ripartito o job sharing a tempo indeterminato, nonché i rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati per l’assunzione di dirigente, con socio di una cooperativa di lavoro, con lavoratore a scopo di somministrazione. E’ escluso il lavoro intermittente.

Condizioni per il diritto all’esonero

L’agevolazione spetta a condizione che, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, il lavoratore non sia stato occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, con contratto a tempo indeterminato (anche se di apprendistato, domestico o a scopo di somministrazione). Inoltre, allo scopo di ridurre il rischio di precostituzione artificiosa dei presupposti per l’applicazione del beneficio, è esclusa l’applicazione anche laddove, nell’arco dei 3 mesi antecedenti il 1° gennaio 2015 (data di entrata in vigore della Legge di stabilità 2015), il lavoratore assunto abbia già avuto rapporti a tempo indeterminato con lo stesso datore di lavoro ovvero con società da questi controllate o a questi collegate, ovvero facenti capo, ancorché per interposta persona, al datore medesimo o che presentino assetti proprietari coincidenti sotto il profilo sostanziale.
In senso inverso a quanto previsto dalla Riforma Fornero, la condizione ostativa per cui un incentivo all’assunzione non spetta ove la medesima costituisca attuazione di un obbligo che scaturisce da norme di legge o del contratto collettivo di lavoro, non trova applicazione; evidentemente, perché essa è preordinata ad assicurare il corretto utilizzo delle risorse finanziare, mentre la norma in oggetto è finalizzata a creare “nuova occupazione” e, in particolare, a promuovere la massima espansione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Orbene, ne discende che può fruire dell’esonero contributivo anche il datore di lavoro privato che:
– trasformi un rapporto di lavoro a termine in un rapporto a tempo indeterminato;
– assuma a tempo indeterminato il lavoratore con il quale, nel corso dei 12 mesi precedenti, ha avuto uno o più rapporti di lavoro a termine per un periodo complessivo di attività lavorativa superiore a 6 mesi.

Datori di lavoro agricoli

Per il settore agricolo, anche alla luce delle specificità che connotano lo svolgimento delle relative prestazioni lavorative, emergono profili di diversità; sicché, a decorrere dal primo gennaio 2015, l’esonero contributivo in oggetto si applica anche alle assunzioni a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato, dei lavoratori agricoli che si trovino in una delle seguenti condizioni:
– che non risultino occupati nel corso dell’anno 2014, in forza di un contratto di lavoro a tempo indeterminato (anche di apprendistato o a scopo di somministrazione), presso qualsiasi datore di lavoro agricolo;
– che non risultino iscritti negli elenchi nominativi dell’anno 2014 per un numero di giornate di lavoro pari o superiore a 250 giornate, in qualità di lavoratori a tempo determinato presso qualsiasi datore di lavoro agricolo.
In tale settore, l’esonero contributivo è riconosciuto nel limite delle risorse stanziate e perciò sulla base dell’ordine cronologico di presentazione delle relative istanze. Peraltro, ai dirigenti, quadri e impiegati del settore agricolo si applica la disciplina generale.

Misura e durata dell’incentivo

La misura dell’esonero è pari all’ammontare dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con eccezione delle seguenti forme di contribuzione:
– premi e contributi dovuti all’Inail;
– il contributo, ove dovuto, al Fondo di tesoreria;
– il contributo, ove dovuto, ai fondi di solidarietà bilaterali.
La durata del predetto esonero è stabilita in un triennio e decorre dalla data di assunzione del lavoratore. In ogni caso, esso non può essere superiore alla misura massima di 8.060,00 euro su base annua, adeguata in relazione ai rapporti di lavoro part-time (di tipo orizzontale, verticale o misto), sulla base della minor durata dell’orario di lavoro rispetto a quella stabilita dalla legge o dalla contrattazione. La soglia massima di esonero va riferita al periodo di paga mensile ed è pari a euro 671,66 (€ 8.060,00 / 12); per rapporti di lavoro instaurati ovvero risolti nel corso del mese, questa va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di euro 22,08 (€ 8.060,00 / 365 gg.) per ogni giorno di fruizione. La contribuzione eccedente la predetta soglia mensile potrà formare comunque oggetto di esonero nel corso di ogni anno solare del rapporto agevolato, nel rispetto della soglia massima pari a euro 8.060,00 su base annua.

Cumulabilità con altre forme di incentivo all’occupazione

L’esonero contributivo triennale non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente (tra cui gli incentivi per l’assunzione di lavoratori over 50 o di donne in aree svantaggiate), ma è cumulabile con gli incentivi che assumono natura economica:
– per l’assunzione dei lavoratori disabili;
– per l’assunzione di giovani genitori;
– per l’assunzione di beneficiari del trattamento ASpI;
– l’incentivo inerente il “Programma Garanzia Giovani” (sulla base di una modifica del decreto istitutivo, ancora da registrare presso la Corte dei Conti, tale incentivo è ora cumulabile con altre misure di natura economica o contributiva non selettive rispetto ai datori di lavoro o ai lavoratori);
– per l’assunzione di giovani lavoratori agricoli.
– l’incentivo sperimentale per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 30, anche se in maniera limitata;
– per l’assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, limitatamente al contributo pari al 50% dell’indennità mensile che sarebbe spettata al lavoratore per il residuo periodo di diritto alla indennità medesima.

La soppressione dei benefici contributivi ex Legge 407/1990

Con l’introduzione delle norme analizzate, sono soppressi, con riferimento alle assunzioni decorrenti dal 1° gennaio 2015, i benefici contributivi riguardanti le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da almeno ventiquattro mesi. In ogni caso, per le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato effettuate entro il 31 dicembre 2014, il datore di lavoro continuerà a fruire del beneficio contributivo.

Meno tasse per i buoni pasto, ma solo per quelli elettronici

La Legge di stabilità 2015 ha innalzato il limite di esenzione per i buoni pasto elettronici, portandolo da € 5,29 a € 7,00 (art. 1, co. 16, 17 L. n. 190/2014).

Il nuovo limite di esenzione decorre dal 1° luglio 2015 e riguarda solo i ticket elettronici; di fatto, per quelli cartacei la soglia massima di esenzione è ancora fissata a € 5,29 al giorno.

Pertanto, fino al 30 giugno 2015 il trattamento fiscale dei buoni pasto rimane invariato a prescindere dalla tipologia distribuita, mentre, successivamente a tale data ovvero a decorrere dal 1° luglio, ai sensi di quanto disposto dal Tuir in materia di esenzioni, per i lavoratori dipendenti non concorrono a formare reddito:

– le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all’importo complessivo giornaliero di euro 5,29, aumentato a euro 7 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica, le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorativo a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione.

Risparmio energetico e ristrutturazione: prorogate le detrazioni

La Legge di Stabilità per il 2015 è intervenuta con i commi 47, 48 e 657 anche in materia di ecobonus e ristrutturazione.

Le detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica si applicano, nella misura del 65%, anche alle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015.
La suddetta detrazione si applica, nella misura del 65%, anche alle spese documentate e rimaste a carico del contribuente:
– per interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio, sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015;
– per l’acquisto e la posa in opera delle schermature solari, sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro.
La stessa detrazione si applica altresì alle spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, fino a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro.
Per interventi di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili, la detrazione è pari al 50% per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2015.
Per le spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici spetta, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare, una detrazione dall’imposta lorda nella misura del 65% per le spese sostenute sino al 31 dicembre 2015.
Per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, è prevista una detrazione, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, nella misura del 50% delle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015 ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro. Tali spese sono computate, ai fini della fruizione della detrazione d’imposta, indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione.
Nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro diciotto mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile, spetta una detrazione del 65%. La detrazione spetta al successivo acquirente o assegnatario delle singole unità immobiliari, in ragione di un’aliquota del 36% del valore degli interventi eseguiti, che si assume in misura pari al 25% del prezzo dell’unità immobiliare risultante nell’atto pubblico di compravendita o di assegnazione e, comunque, entro l’importo massimo di 48.000 euro.
Infine, a seguito dell’approvazione della Legge di Stabilità, è stata aumentata dal 4% all’8% la ritenuta operata dalle banche e Poste Italiane SPA, a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta.

Non paga l’IRAP il medico che si avvale di un inserviente

La Corte di Cassazione con sentenza 27 gennaio 2015, n. 1544 non assoggetta ad Irap il professionista che si avvale di un lavoratore part-time, in quanto la mera sussistenza di un rapporto di lavoro dipendente non costituisce di per se stessa indice indefettibile della presenza di un’autonoma organizzazione.

Il caso

L’Agenzia delle Entrate ricorre contro una pediatra, convenzionata con il servizio Sanitario Nazionale, che nell’esercizio della propria attività si avvale di un inserviente part-time, per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Toscana ha negato che la contribuente fosse tenuta al versamento dell’IRAP per l’anno 2006, ritenendo che non ricorresse il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.
Le conclusioni

I giudici della Suprema Corte osservano che non può trovare accoglimento il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, non potendosi condividere l’assunto della difesa erariale secondo cui, per un medico, la collaborazione di un “inserviente part-time” sarebbe di per se stessa sufficiente, a prescindere dal concreto contenuto qualitativo e quantitativo delle relative prestazioni, ad integrare il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.
L’automatica sottopozione ad IRAP del lavoratore autonomo che disponga di un dipendente, qualsiasi sia la natura del rapporto e qualsiasi siano le mansioni esercitate, vanificherebbe l’affermazione di principio desunta dalla lettera della legge e dal testo costituzionale secondo cui il giudice deve accertare in concreto se la struttura organizzativa costituisca un elemento potenziatore ed aggiuntivo ai fini della produzione del reddito, tale da escludere che l’IRAP divenga una (probabilmente incostituzionale) «tassa sui redditi di lavoro autonomo».
L’apporto, quindi, fornito all’attività di un professionista dall’utilizzo di ordinarie prestazioni ausiliarie (come quelle di un segretario o di un inserviente)non costituisce di per se stesso, a prescindere da qualunque analisi qualitativa e quantitativa di tali prestazioni, un indice indefettibile della presenza di un’autonoma organizzazione, dovendosi al contrario ritenere che l’apporto di un collaboratore che apra la porta o risponda al telefono mentre il medico visita il paziente o l’avvocato riceve il cliente, o che tenga i ferri mentre il dentista opera, rientri, secondo l’id quod plerumque accidit, nel minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale.
Compete al giudice di merito apprezzare, con un giudizio di fatto censurabile solo sotto il profilo del vizio di motivazione, se nel caso concreto, per le specifiche modalità qualitative e quantitative delle prestazioni lavorative di cui il professionista si avvale, le stesse debbano giudicarsi eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale.

No all’accesso dei Ced alle gare d’appalto per servizi di consulenza del lavoro

Il Consiglio di Stato vieta l’accesso ai Centri di elaborazione dati (Ced) nelle gare d’appalto per l’affidamento di servizi di elaborazione buste paga, gestione dei documenti e degli adempimenti connessi, nonché consulenza in tema di amministrazione del personale. Tali attività, dotate di carattere unitario ed inscindibile, devono essere infatti rimesse esclusivamente ai Consulenti del lavoro o alle società tra professionisti in forza delle riserva contenuta nella L. n. 12/79.

La controversia nasce dalla gara di appalto indetta con bando secondo il quale potevano partecipare alla procedura:
– i consulenti del lavoro;
– gli iscritti agli albi degli avvocati e dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali (ai quali è estesa la riserva di attività in favore dei consulenti del lavoro);
– le società di professionisti.
Il bando stabiliva altresì che, nel caso di società (diverse dalle società di professionisti), esse dovessero avere alle proprie dipendenze almeno un soggetto in possesso dei requisiti previsti dalla L. n. 12/79. Pertanto, la lex specialis ammetteva (sia pure a determinate condizioni) la partecipazione alla gara da parte delle società commerciali diverse dalle società di professionisti di cui alla L. 183 del 2011.
In particolare, gli appellanti ritenevano che l’oggetto principale dell’appalto fosse quello di semplici “operazioni di calcolo e stampa” dei cedolini paga (attività, ai sensi dell’art. 1, co. 5, L. n. 12/1979, legittimamente svolta da centri di elaborazione dati, a condizione di essere assistiti da uno o più dei professionisti iscritti agli albi). Ad avviso del Collegio, però, l’eccezione non può essere condivisa, dovendosi – piuttosto – ritenere che fra le attività che costituivano oggetto dell’appalto rientrassero (sia pure in modo non esclusivo) taluni servizi il cui espletamento risulta allo stato riservato agli iscritti a particolari professioni, vale a dire:
– l’adeguamento delle buste paga a seguito di eventuali variazioni retributive e normative (il quale presuppone un’attività di contestualizzazione normativa cui sono sottese valutazioni di carattere tecnico-giuridico non espletabili in via automatica);
– l’assolvimento degli adempimenti presso gli enti pubblici territorialmente competenti coinvolti nella gestione dei rapporti di lavoro (es.: istituti previdenziali, assicurativi, Direzione Territoriale del Lavoro, Agenzia delle entrate etc.), mediante redazione, consegna, accesso presso gli uffici o invio telematico della documentazione dovuta all’ente pubblico competente da parte del Fornitore. Anche in questo caso, quindi, si tratta di attività di carattere complesso e articolato, che non si esauriscono e nel mero compimento di operazioni materiali di calcolo, ma ricadono nella generale – e residuale – categoria degli “adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale, per i quali opera la riserva dell’iscrizione agli albi professionali di cui all’art. 1 della L. n. 12 del 1979;
– l’attività di consulenza per l’amministrazione del personale con particolare riguardo a quelle da fornire “in occasione di eventuali accertamenti ispettivi, garantendo la presenza di un consulente competente presso la Fondazione entro 24 ore dall’inoltro della richiesta” e “in occasione di vertenze di lavoro”.
E’ evidente dunque che, in tutte le ipotesi di cui sopra, l’attività richiesta all’aggiudicatario non si limitasse al solo svolgimento delle operazioni di mero calcolo e stampa dei cedolini. Al contrario, lo svolgimento delle attività in parola presupponeva lo svolgimento di attività di carattere intellettuale implicanti il possesso di specifiche cognizioni lavoristico-previdenziali (attività per il cui svolgimento opera la più volte richiamata riserva dell’iscrizione agli albi professionali).