Rinnovato il CCNL per dipendenti del Commercio Cooperative



Firmato il rinnovo del CCNL per i dipendenti da imprese della distribuzione cooperativa.


L’accordo decorre dall’1/2/2019 e scadrà il 31/12/2019.


 A decorrere dalle scadenze di seguito indicate verranno erogati, ai lavoratori in forza alla data di stipula del presente accordo, i seguenti aumenti salariali non assorbibili:

















































Livello

Decorrenza dall’1/2/2019

Decorrenza dall’1/7/2019

Totale a regime

Incremento mensile

Incremento mensile

Quadri 88,54 26,56 115,10
I 80,56 24,17 104,73
II 70,14 21,04 91,18
III Super 62,50 18,75 81,25
III 57,99 17,40 75,39
IV Super 53,82 16,15 69,97
IV 50,00 15,00 65,00
V 45,14 13,54 58,68
VI 34,72 10,42 45,14


Di conseguenza a decorrere dalle date di seguito indicate i minimi tabellari saranno pertanto i seguenti:








































Livello

Decorrenza dall’1/2/2019

Decorrenza dall’1/7/2019

Paga Base Nazionale

Paga Base nazionale

Quadri 1.870,76 1.897,32
I 1.702,03 1.726,20
II 1.481,94 1.502,98
III Super 1.320,54 1.339,29
III 1.225,18 1.242,58
IV Super 1.137,14 1.153,29
IV 1.056,43 1.071,43
V 953,71 967,25
VI 733,62 744,04


Una tantum
Ai lavoratori in forza alla data di sottoscrizione del presente accordo, verranno corrisposte due erogazioni alle scadenze e per gli importi di cui sotto:
















































Livelli

Mese di febbraio 2019

Mese di marzo 2019

Totale

Quadri 885,42 885,42 1.770,84
I 805,56 805,56 1.611,12
II 701,39 701,39 1.402,78
III Super 625,00 625,00 1.250,00
III 579,86 579,86 1.159,72
IV Super 538,19 538,19 1.076,38
IV 500,00 500,00 1.000,00
V 451,39 451,39 902,78
VI 347,22 347,22 694,44


Fondo Coopersalute
Il contributo a carico delle imprese per il finanziamento del Fondo Coopersalute viene elevato per ciascun iscritto con le seguenti modalità:
– a decorrere dall’1/3/2019 viene elevato a 10,00 € mensili per il personale in forza a tempo parziale;
– a decorrere dall’1/12/2020 viene elevato a 11,00 € mensili per tutto il personale.

Sisma Bonus: scia o permesso edilizio sempre accompagnate dall’asseverazione

Ai fini della fruizione del sisma bonus è irrilevante che il titolo di autorizzazione ai lavori sia un permesso a costruire o una SCIA, purché dallo stesso risulti che l’opera consiste in interventi di conservazione del patrimonio esistente e non di nuova costruzione. In ogni caso l’asseverazione del rischio sismico dev’essere sempre allegata alla SCIA ovvero alla richiesta di permesso (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 febbraio 2019, n. 64)

Per favorire la conservazione del patrimonio edilizio esistente nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3) è riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda nella misura del 50 per cento delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per gli interventi di ristrutturazione edilizia riguardanti il consolidamento delle parti strutturali di edifici o complessi di edifici esistenti, fino ad un ammontare complessivo delle stesse spese non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno.
È prevista inoltre una detrazione maggiorata qualora dagli interventi derivi una diminuzione del rischio sismico. In particolare:
– la detrazione spetta nella misura del 70 per cento (ovvero 75 per cento per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali ) in caso di diminuzione di una classe di rischio rispetto alla situazione precedente i lavori;
– la detrazione spetta nella misura del 80 per cento (ovvero 85 per cento per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali ) in caso di diminuzione di due classi di rischio rispetto alla situazione precedente i lavori.
Ai fini del riconoscimento della detrazione maggiorata è richiesto che dal titolo amministrativo di autorizzazione dei lavori (SCIA o permesso di costruire) risulti che l’opera consiste in un intervento di conservazione del patrimonio edilizio esistente e non in un intervento di nuova costruzione.
Inoltre, sulla base delle linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni contenute nel Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 28 febbraio 2017, n. 58, un professionista abilitato deve redigere il progetto dell’intervento strutturale asseverando la classe di rischio dell’edificio precedente l’intervento e quella conseguibile a seguito dell’esecuzione dell’intervento progettato.
Il progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico, contenente la suddetta asseverazione, quindi, deve essere allegato alla SCIA ovvero alla richiesta del permesso di costruire.
All’atto dell’ultimazione dei lavori strutturali e del collaudo, il direttore dei lavori e il collaudatore statico devono attestare, per quanto di rispettiva competenza, la conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato, come asseverato dal progettista, da cui deriva la conseguente attestazione della riduzione del rischio sismico che da diritto alla fruizione del “sisma bonus”.
Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che, sia l’asseverazione sia le attestazioni, devono essere depositate presso lo sportello unico competente, e copia delle stesse consegnate al committente per l’ottenimento dei benefici fiscali. Più precisamente, è richiesta la contestuale allegazione al titolo edilizio del progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico – come asseverato dal progettista – ed il deposito presso lo sportello unico.
Di conseguenza, precisa l’Agenzia delle Entrate, la non contestuale/tardiva allegazione del progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico contenente l’asseverazione non consente l’ottenimento del cd. “sisma bonus”.

Attività lavorative in presenza di traffico veicolare


Il DM 22 gennaio 2019 individua i criteri generali di sicurezza relativi alle procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare. L’applicazione di tali criteri non preclude l’utilizzo di altre metodologie di consolidata validità. Il decreto entra in vigore decorsi trenta giorni dalla pubblicazione nella G.U. 13 febbraio 2019, n. 37.


Nelle attività di apposizione della segnaletica per la delimitazione di cantieri stradali in presenza di traffico veicolare, i gestori delle infrastrutture – i quali allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze; alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta – e le imprese appaltatrici, esecutrici o affidatarie devono applicare almeno i criteri di sicurezza individuati all’allegato I del Dm in commento, ovvero criteri equivalenti per le situazioni non disciplinate nel medesimo allegato.
Dell’adozione e applicazione dei criteri minimi in questione le imprese appaltatrici, esecutrici e affidatarie e i coordinatori, ove nominati, danno evidenza nei documenti della sicurezza di cui agli articoli 17, 26, 96 e 100 del decreto legislativo n. 81 del 2008.
I datori di lavoro del gestore delle infrastrutture e delle imprese esecutrici e affidatarie, ferme restando le previsioni del decreto legislativo n. 81 del 2008, assicurano che gli addetti all’attività di apposizione, integrazione e rimozione della segnaletica oggetto del presente decreto ricevano una informazione, formazione e addestramento specifici relativamente alle procedure da seguire. La durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione e dell’addestramento sono individuati nell’allegato II.
Fermi restando gli obblighi di formazione e addestramento, i datori di lavoro mettono a disposizione dei lavoratori dispositivi di protezione individuale conformi alle previsioni di cui al Titolo III del decreto legislativo n. 81 del 2008. Gli indumenti ad alta visibilità devono rispondere a quanto previsto dal decreto legislativo 4 dicembre 1992 n. 475, dal decreto del Ministro dei lavori pubblici del 9 giugno 1995, dal decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 10, e dalla norma UNI EN ISO 20471. Tali indumenti devono essere di classe 3 per tutte le attività lavorative eseguite su strade di categoria A, B, C, e D e almeno di classe 2 per le attività lavorative eseguite su strade di categoria E ed F urbane ed extraurbane, secondo la classificazione di cui all’art. 2, comma 3, del Codice della strada. Non sono più ammessi indumenti ad alta visibilità di classe 1.
I veicoli operativi devono essere segnalati con dispositivi supplementari a luce lampeggiante, o pannelli luminosi, o segnali a messaggio variabile, ovvero mediante la combinazione di questi segnali, in relazione alla categoria della strada e alla tipologia di intervento.
Le previsioni e le procedure previste, ove necessario, sono oggetto di revisione periodica, con cadenza almeno triennale, anche sulla base dei dati raccolti in ordine alle statistiche degli incidenti in presenza di cantieri stradali.
Il precedente decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 4 marzo 2013 in materia è abrogato dalla data di entrata in vigore del nuovo decreto.

Crediti di lavoro, non ammissibile l’eccezione di prescrizione presuntiva per il Tfr


In materia di crediti di lavoro, le prescrizioni presuntive contemplate dall’art. 2954 e seguenti del Codice civile, trovano il loro fondamento sul presupposto che in numerosi rapporti della vita quotidiana il pagamento con cadenza periodica suole avvenire con una certa immediatezza, sicché il decorso di un breve periodo di tempo (sei mesi, un anno o tre anni) fa presumere l’estinzione del debito, determinando una inversione dell’onere della prova con la possibilità che tale presunzione sia vinta mediante specifici strumenti processuali.


Un Giudice di prime cure, in accoglimento dell’eccezione di prescrizione presuntiva sollevata da un datore di lavoro, rigettava le domande nei confronti di quest’ultimo proposte da un ex dipendente ed intese a conseguire differenze retributive, connesse a un rivendicato superiore inquadramento. Detta pronuncia veniva parzialmente riformata dalla Corte di appello distrettuale che, in estrema sintesi, riteneva inapplicabile le eccezioni di prescrizione in relazione al TFR, mensilità aggiuntive, indennità sostitutiva delle ferie e festività, condannando il datore di lavoro al pagamento delle competenze.
Avverso tale decisione, il datore di lavoro propone ricorso in Corte di Cassazione, prospettando l’applicabilità anche ai crediti relativi a Tfr, 13° e 14° mensilità, della prescrizione presuntiva, vertendosi in ipotesi di crediti di natura retributiva corrisposti per periodi superiori al mese.
Per la Suprema Corte il motivo è in parte fondato. In via preliminare, con riguardo alle retribuzioni periodiche (salari, stipendi, ma anche mensilità aggiuntive, gratifiche annuali) vale il richiamo a “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi” contenuto nell’art. 2948, n. 4, c.c., in tema di prescrizione quinquennale. Tuttavia, tali crediti di lavoro relativi ai singoli emolumenti retributivi periodici, nonché le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro di cui all’art. 2948, n. 5, c.c., sono sottoposti anche alla concorrente prescrizione presuntiva di un anno per le retribuzioni corrisposte a periodi non superiori al mese (artt. 2955, n. 2, c.c.) e di tre anni per le retribuzioni corrisposte per periodi superiori al mese (art. 2956, n. 1, c.c.).
Tale istituto, incontestabilmente ritenuto applicabile, anche se decisamente in via residuale, ai crediti di lavoro, non costituisce prescrizione in senso proprio, non comportando l’estinzione del diritto, giacché si limita ad integrare, a fronte del decorso del tempo stabilito ex lege, una presunzione legale del suo soddisfacimento, che può essere superata fornendo in giudizio la prova contraria nei limiti ammessi dallo stesso codice civile. Le prescrizioni presuntive contemplate (art. 2954 e ss. c.c.) trovano il loro fondamento sul presupposto che in numerosi rapporti della vita quotidiana il pagamento suole avvenire con una certa immediatezza, sicché il decorso di un breve periodo di tempo (sei mesi, un anno o tre anni) fa presumere l’estinzione del debito, determinando una inversione dell’onere della prova con la possibilità che tale presunzione sia vinta mediante gli strumenti processuali descritti (confessione giudiziale del datore di lavoro o deferimento allo stesso del giuramento decisorio). Proprio in ragione della ripetitività dei pagamenti, deve escludersi che il Tfr possa ritenersi assoggettato alla invocata prescrizione presuntiva.

Aggiornamento del sistema dei corrispettivi del Fisco


Tutti i dispositivi che colloquiano con il sistema dei corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate (registratori telematici, server RT o dispositivi mobili certificati per i distributori automatici) e tutti i sistemi proprietari che utilizzano le interfacce applicative gestionali dovranno entro il 31/03/2019 essere aggiornati con la nuova CA (Certification Authority) utilizzata dal sistema per garantire la sicurezza della connessione TLS con il server di produzione. (Agenzia delle entrate – provvedimento 13 febbraio 2019).

La CA rinnovata per la connessione sicura è la “CA Entrate”, quindi per garantire la continuità del servizio al momento della sostituzione del certificato server è necessario configurare il file “CAAgenziadelleEntrate.cer” insieme al vecchio file “CAEntrate.cer”, aggiungendolo nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse.
Questa operazione deve essere eseguita sia sui sistemi che si interfacciano con i servizi dispositivi dell’Allegato Api REST Dispositivi, sia sui sistemi proprietari che si interfacciano con i servizi gestionali dell’Allegato Api REST Gestionali.
Il file di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer” è recuperabile effettuando i passi seguenti:
1) accedere al sito web Fatture&Corrispettivi
2) accedere alla sezione dedicata ai certificati
3) scaricare la nuova versione del file “CAServizioAECorrispettiviIVA.zip”
4) recuperare, fra i file presenti, quello di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer”
5) configurare il certificato nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse, senza eliminare quello vecchio “CAEntrate.cer”
Il mancato aggiornamento della configurazione descritta entro la data indicata comporterà l’impossibilità di effettuare connessioni al sistema dei corrispettivi attraverso le interfacce applicative (api rest).


 


Accordo sulla stagionalità nel settore Pubblici Esercizi e Ristorazione

Il giorno 7/2/2019, FIPE, ANGEM, LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE LAVORO, AGCI e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL, hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta in materia di “stagionalità”

Il CCNL dei settori Pubblici Esercizi, Ristorazione Collettiva e Commerciale e Turismo 8/2/2018 al Titolo IV – Mercato del Lavoro, disciplina, tra le altre tipologie contrattuali, nel Capo III il contratto a tempo determinato, e nello specifico, l’intensificazione dell’attività legata al flusso della clientela. Tali intensificazioni sono riconducibili alla stagionalità da intendersi come tale non solo per le aziende che nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia, osservano nel corso dell’anno uno o più periodi di chiusura al pubblico, ma anche per le aziende ad apertura annuale.
Partendo dalla premessa che la materia è stata oggetto di modifiche da parte di interventi legislativi, le Parti, firmatarie il suddetto CCNL, concordano che quanto definito dall’art. 90 dal CCNL per i dipendenti del settori Pubblici Esercizi, Ristorazione Collettiva e Commerciale e Turismo 8/2/2018, soddisfa i requisiti legali richiesti dal D.Lgs. 15/6/2015 n. 81 al fini dell’applicazione delle specifiche normative.
Per esigenze di completezza, si riporta il testo dell’art. 90 del CCNL 8/2/2018:
“1) Le parti convengono, nell’ambito della propria autonomia contrattuale, che rientrano nei casi di legittima apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato le intensificazioni dell’attività lavorativa in determinati periodi dell’anno, quali:
– periodi connessi a festività, religiose e civili, nazionali ed estere;
– periodi connessi allo svolgimento di manifestazioni;
– periodi interessati da iniziative promozionali e/o commerciali;
– periodi di intensificazione stagionale e/o ciclica dell’attività in seno ad aziende ad apertura annuale….”

Formazione continua per il 2019 per i dipendenti del CCNL Metalmeccanica Industria

Formazione continua per il 2019 per i dipendenti del CCNL Metalmeccanica Industria

Le iniziative di formazione continua programmate dalle aziende metalmeccaniche potrà essere esercitata dai lavoratori anche nel corso del 2019 fino a concorrenza delle 24 ore pro-capite.

Le ore previste dal corso di formazione scelto dal lavoratore sono per 2/3 a carico azienda e per 1/3 a carico del lavoratore.
A seconda dell’organizzazione del corso, le ore a carico del lavoratore potranno essere di tempo libero, per la parte svolta al di fuori dell’orario di lavoro, ovvero coperte con l’utilizzo di un PAR o altre soluzioni concordate individualmente per la parte coincidente con l’orario di lavoro.


I corsi di formazione a cui il lavoratore può chiedere di partecipare sono, in via prioritaria, quelli di cui l’azienda, anche d’intesa con la RSU, ha dato informazione; in assenza di questa attività di orientamento, il lavoratore potrà esercitare il diritto chiedendo di partecipare a iniziative formative finalizzate all’acquisizione o all’aggiornamento di competenze trasversali, digitali, linguistiche, tecniche o gestionali impiegabili nel contesto lavorativo dell’azienda.
A garanzia della qualità dell’offerta formativa, la norma contrattuale individua i soggetti formatori che possono organizzare tali corsi tra i quali è ricompresa, in via esplicita, anche l’azienda.
Per poter esercitare il diritto soggettivo alla formazione il lavoratore dovrà fare richiesta scritta all’azienda entro 10 giorni lavorativi precedenti l’inizio dell’attività formativa alla quale intende partecipare producendo la documentazione a supporto della domanda.
Qualora le iniziative formative scelte dal lavoratore prevedano un costo di frequenza, l’azienda anche integrando risorse pubbliche e private eventualmente a disposizione, dovrà assumersi l’onere della spesa fino ad  un massimo di 300 euro; tale importo non è riproporzionabile in base alla durata del corso.
L’azienda effettuerà il pagamento direttamente al soggetto erogatore del corso di formazione beneficiando, in tal modo, del trattamento fiscale di vantaggio previsto in materia.
Nel caso in cui il lavoratore non si attivi per esercitare il diritto alla formazione continua le ore eventualmente non fruite decadranno e non si darà luogo al cumulo con le ore del successivo triennio 2020-2022.
Diversamente, qualora le ore di formazione richieste dal lavoratore non siano state fruite per ragioni tecnico-organizzative o per il superamento della percentuale massima di assenza complessiva, queste saranno cumulabili con le ore di competenza del triennio successivo.

La vendita online delle sigarette elettroniche è ammessa solo al deposito


La vendita a distanza di tali prodotti è consentita solo ai soggetti autorizzati all’istituzione e alla gestione di un deposito e non è concessa nemmeno la vendita a distanza da parte dei soggetti autorizzati alla vendita al pubblico (Agenzia Dogane e Monopoli – circolare n. 28555/2019).

I depositari autorizzati sono tenuti a comunicare all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, preventivamente ovvero in caso di variazione, i siti web utilizzati. I siti web non comunicati possono essere sottoposti ad inibizione, e non è riconosciuto alcun indennizzo.
Nel caso in cui lo stesso soggetto giuridico fosse autorizzato sia alla gestione di un deposito dei prodotti liquidi da inalazione sia alla vendita al pubblico di tali prodotti, le suddette attività devono essere esercitate separatamente con l’osservanza della specifica normativa di rango primario.
L’imposta di consumo su tali prodotti deve essere assolta dal depositario al momento dell’immissione in consumo ossia nel momento in cui i prodotti liquidi da inalazione sono estratti dal deposito per essere ceduti agli esercizi che ne effettuano la vendita al pubblico, ovvero per essere ceduti direttamente ai consumatori.
Di conseguenza, gli esercizi autorizzati alla vendita al dettaglio, obbligati ad approvvigionarsi dai depositi autorizzati, possono detenere prodotti della specie, soltanto ad imposta assolta, per la vendita al pubblico nei locali indicati a questa Agenzia ai fini dell’autorizzazione all’esercizio di tale attività.

Amianto: indicazioni sulle esposizioni sporadiche


Si forniscono alcune indicazioni agli Enti ispettivi sull’applicazione della circolare “Orientamenti pratici per ladeterminazione delle esposizioni sporadiche e di debole intensità (ESEDI) all’amianto” nell’ambito delle attività di lavoro dipendente.


Il TU sulla sicurezza, delimita il capo III, recante “protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto”, alle “attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate”. La successiva previsione normativa esclude i casi di esposizione sporadiche e di debole intensità tra i quali rientra l’attività di “sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale”.
La circolare del 25 gennaio 2011, contenente “lettera circolare in ordine alla approvazione degli Orientamenti pratici per la determinazione delle esposizioni sporadiche e di debole intensità (ESEDI) all’amianto nell’ambito delle attività previste dall’art. 249 commi 2 e 4 del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 come modificato e integrato dal D.lgs. 3 agosto 2009, n. 106”, elenca tra le attività “ESEDI” – relative alla “sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale” – il campionamento e l’analisi di campioni aerei o massivi ed attività di sopralluogo per accertare lo stato di conservazione dei manufatti installati.
Ciò premesso, viene chiarito che, detta previsione trova applicazione solo nei confronti dei soggetti che svolgono attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate.

Cassazione: nuova pronuncia sull’IRAP


In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Ordinanza 14 febbraio 2019, n. 4417).

La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso del contribuente in materia di rimborso IRAP, ha ribadito i seguenti principi di diritto:
– presupposto per l’assoggettamento all’imposta è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla prestazione di servizi, applicabile anche alle persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate esercenti arti e professioni (artt. 2 e 3, lett. c, D.Lgs. n. 446/1997). L’imposta incide su un fatto economico diverso dal reddito, cioè su quel quid pluris aggiunto dalla struttura organizzativa alla attività professionale, tale da costituire un indice di capacità contributiva idonea a giustificare l’assoggettamento al tributo, il che non implica alcun limite quantitativo, di prevalenza o meno rispetto al lavoro autonomo esercitato, bensì semplicemente un giudizio di valore sulla idoneità di quella organizzazione a potenziare le possibilità produttive del professionista;
– l’autonoma organizzazione è riconosciuta ai fini IRAP quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo “id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui;
– il requisito dell’autonoma organizzazione, previsto quale presupposto dell’imposta, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive;
– per la soggezione ad IRAP dei proventi del professionista autonomo è necessario che la struttura organizzata di cui questi si avvalga faccia capo allo stesso non solo ai fini operativi, ma anche sotto il profilo organizzativo;
– il professionista che svolga l’attività all’interno di una struttura altrui, così difettando di autonomia organizzativa, non è assoggettato all’IRAP. Con specifico riferimento alla professione di medico generico convenzionato con il SSN, la disponibilità di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo Collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con d.P.R. n. 270 del 2000, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo;
– non ricorre il necessario presupposto della autonoma organizzazione ove il professionista si avvalga di un cd. assistente di sedia, ossia di un infermiere generico assunto “part time”, il quale si limiti a svolgere mansioni di carattere esecutivo, o di una segretaria, figure collaborative che anche per i tempi e le modalità di impiego non sono idonee ad accrescere le potenzialità professionali del medico. Incombe sull’Ufficio l’onere di dimostrare le caratteristiche della strumentazione tecnica e la portata dell’eventuale attività di collaborazione, indicando gli elementi di fatto necessari ad integrare il presupposto d’imposta;
– l’accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato.
Nel caso di specie il giudice tributario d’appello ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti dell’imposta nei confronti del contribuente considerando che lo stesso “ha occupato dipendente, sia pure part time; è dotato di una vettura e di studio, quattro computers, impianto idraulico e termoidraulico”. Risulta evidente che gli elementi assunti a sostegno della attribuzione della soggettività passiva al tributo siano del tutto inadeguati. Si pretende di valorizzare l’occupazione di un dipendente, part time, di cui non sono neppure accennate le funzioni esplicate, si fa riferimento alla disponibilità di una vettura e di uno studio, che pacificamente costituiscono il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale, si valorizza la presenza di un impianto idraulico e termoidraulico, il che costituisce un argomento del tutto incomprensibile, non potendo certo pretendersi che uno studio medico debba essere privo di servizi idrici e di riscaldamento, si assume ad indice di organizzazione la presenza di quattro computer, dotazione del tutto irrilevante ai fini della capacità di implementazione dell’organizzazione, ed infine di costi sostenuti, in un quadriennio, per € 40.000,00, che è il minimo che ci si possa attendere per la gestione di uno studio medico e la retribuzione del dipendente part time.
Dunque la pronuncia del giudice regionale non fa corretta applicazione delle norme che regolano l’assoggettamento all’IRAP del professionista, alla luce della interpretazione resa dalla giurisprudenza di legittimità.