Finanziamento agevolato per imprese e professionisti vittime di mancati pagamenti

Con la Circolare n. 312471 del 7 agosto 2019, il Ministero dello Sviluppo Economico ha definito le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso, le procedure di concessione, l’erogazione e il rimborso dei finanziamenti agevolati, erogati a PMI e professionisti in crisi di liquidità a causa di mancati pagamenti da parte di propri clienti.

Il “Fondo per il credito alle imprese vittime di mancati pagamenti” è stato istituito con lo scopo di ripristinare la liquidità di piccole e medie imprese e professionisti che si trovano in difficoltà in conseguenza di mancati pagamenti da parte di imprese debitrici imputate dei seguenti delitti commessi nell’ambito dell’attività d’impresa:
– estorsione;
– truffa;
– insolvenza fraudolenta;
– false comunicazioni sociali;
– bancarotta fraudolenta;
– bancarotta semplice;
– ricorso abusivo al credito;
– fatti di bancarotta fraudolenta, cosiddetta impropria o societaria;
– fatti di bancarotta semplice, cosiddetta impropria o societaria;
Possono accedere al finanziamento agevolato del Fondo, dunque, le piccole e medie imprese, anche se in concordato preventivo con continuità, e i professionisti:
– che risultino parti offese in un procedimento penale in corso a carico dei debitori;
– ovvero che risultino ammessi o iscritti al passivo di una procedura concorsuale per la quale il curatore, il commissario o il liquidatore giudiziale si siano costituiti parte civile nel processo penale per uno o più dei delitti;
– ovvero il cui credito sia stato riconosciuto da una sentenza definitiva di condanna per uno o più delitti.
Possono accedere al finanziamento agevolato anche i professionisti e le PMI in contabilità semplificata o forfettaria, e le PMI costituite da meno di 24 mesi dalla data di presentazione della domanda.
Ai fini dell’accesso al beneficio, i debitori, persone fisiche o giuridiche, devono risultare imputate in un procedimento penale in corso, ovvero condannate con sentenza definitiva, per uno o più delitti sopraindicati, in cui il soggetto beneficiario risulti parte offesa.


La presentazione delle domande di finanziamento agevolato è differenziata per le PMI e i professionisti.
Le PMI presentano la domanda esclusivamente e a pena di improcedibilità, tramite la procedura informatica accessibile nell’apposita sezione “Finanziamenti agevolati a PMI vittime di mancati pagamenti” del portale del Ministero (https://agevolazionidgiai.invitalia.it). La domanda deve essere presentata dal legale rappresentante della PMI risultante dal certificato camerale. In alternativa, il rappresentante legale della PMI, previo accesso alla procedura tramite la Carta nazionale dei servizi, può conferire ad altro soggetto delegato il potere di rappresentanza per la presentazione della domanda. La domanda ed i relativi allegati devono essere firmati digitalmente dal soggetto che compila e presenta la domanda, pena l’improcedibilità della stessa. La domanda deve essere redatta in formato digitale in forma di DSAN secondo lo schema reperibile al seguente indirizzo: https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/Allegato_n.1- Domanda.pdf. Ai fini del completamento della compilazione della domanda, è richiesto il possesso di una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la sua registrazione nel Registro delle imprese. La registrazione della PEC nel Registro delle imprese è condizione obbligatoria per la presentazione della domanda di finanziamento agevolato ed il suo accertamento è effettuato in modalità automatica dalla procedura informatica. Completate positivamente le attività di presentazione, la procedura informatica attesta alla PMI il giorno, l’ora, il minuto e il secondo in cui risulta presentata la domanda ed il codice identificativo della stessa.


I professionisti invece devono inviare la domanda all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC): fondovmp@pec.mise.gov.it. La domanda deve essere redatta su apposito modulo reperibile all’indirizzo: https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/Allegato_n.1-Domanda.pdf.
I professionisti iscritti agli ordini professionali devono allegare alla domanda una DSAN attestante l’iscrizione all’ordine professionale. Quelli non iscritti agli ordini professionali, invece, allegano alla domanda l’attestazione rilasciata ai sensi della Legge 14 gennaio 2013, n. 4.


In ogni caso ciascun soggetto beneficiario può presentare un’unica domanda di finanziamento agevolato.


Previa valutazione del possesso dei requisiti, del rispetto dei parametri contabili e dell’assenza delle cause ostative, il Ministero procede alla adozione del provvedimento di concessione ed erogazione entro 60 (sessanta) giorni dalla presentazione o dal completamento della domanda. Ai fini dell’erogazione del finanziamento agevolato, il Ministero verifica, tra l’altro, la regolarità contributiva (DURC) e l’assenza di prescrizioni antimafia.
il finanziamento agevolato è erogato in unica soluzione, entro 60 (sessanta) giorni dall’adozione del provvedimento di concessione ed erogazione, sul conto corrente del soggetto beneficiario comunicato nel modulo di domanda.

Pubblici Esercizi: accordo territoriale Roma per la detassazione dei premi

Sottoscritto il giorno 6/8/2019, tra CONFCOMMERCIO Roma e FILCAMS-CGIL Roma Lazio, FISASCAT-CISL Roma Capitale e Rieti, UILTUCS Roma Lazio, l’accordo territoriale Roma, per la detassazione dei premi di produttività dei Pubblici Esercizi.

Le Parti nel condividere le finalità della normativa vigente in materia di produttività e incentivi, definiscono con il presente accordo, in attuazione dell’art. 2 del Decreto Interministeriale 25/3/2016, i seguenti criteri di misurazione degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione:
– incremento del fatturato aziendale, ovvero del valore dei ricavi e/o del valore degli incassi su base annua;
– incrementi di redditività risultanti dal bilancio;
– riduzione del costo del lavoro, da ottenersi con diminuzione del ricorso al lavoro straordinario e/o supplementare, con mantenimento dell’attività svolta nel suo complesso;
– riduzione assenteismo mediante l’erogazione di premi presenza;
– riduzione dei costi di esercizio generali, ivi compresi quelli relativi alle forniture di materiali, beni, prodotti, anche scaturenti da rinegoziazioni di contratti di fornitura aziendale;
– riorganizzazione interna del personale, finalizzata al recupero di produttività aziendale, mediante impiego di interventi di flessibilità dell’orario di lavoro;
– adozione di misure volte a favorire l’articolazione flessibile, nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato mediante la promozione di forme di smart working/lavoro agile finalizzate ad incrementare la produttività del lavoro e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro;
– incremento dell’indice di soddisfazione dei clienti, da rilevarsi attraverso la somministrazione di specifici questionari di gradimento dei servizi erogati o dei prodotti forniti;
– riduzione dei tempi di commessa;
– riduzione del numero degli infortuni sul lavoro;
– riduzione del differenziale tra costi previsti e costi effettivi.


Coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro
Ai sensi dell’art. 1, comma 189, della legge di Stabilità 2016 e ss.mm.ii. il limite di 3.000 euro lordi è aumentato fino ad un importo non superiore a 4.000 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro.


Trattamento fiscale speciale dei premi di produzione erogati in denaro
Le erogazioni economiche, riconosciute ai lavoratori a titolo di premi o incentivi di produzione, legate al raggiungimento degli obiettivi determinati sulla base dei criteri di rilevazione individuai dal presente accordo, scontano l’imposta sostitutiva agevolata del 10%.


Ipotesi di erogazione sostitutiva dei premi di produzione mediante servizi di welfare aziendale
Al fine di consentire un maggiore beneficio economico e sociale ai Lavoratori ed alle Imprese, le parti convengono che i premi di produttività potranno essere riconosciuti ai Lavoratori stessi, che ne facciano esplicita e formale richiesta, nel loro controvalore lordo complessivo o parziale, attraverso la fruizione di servizi di welfare, anche a favore di persone componenti il nucleo familiare dei Lavoratori, o con loro conviventi, come individuate dall’art. 433 c.c.
I servizi di welfare aziendale di cui al punto che precede, alternativi alla corresponsione dei premi in denaro, potranno essere posti a disposizione dei lavoratori mediante specifici documenti di legittimazione individuali e nominativi, predisposti sia in formato cartaceo, sia in formato elettronico.
Detti voucher saranno esclusivamente nominativi e non smobilizzabili, sicché non potranno essere oggetto di cessione a terzi, ovvero di successiva conversione in denaro, e dovranno essere fruiti unitariamente, per l’intero valore nominale, senza che possano prevedersi integrazioni economiche a carico dei lavoratori beneficiari.


Procedure di applicabilità
Le Parti convengono che al presente accordo potranno aderire solo le aziende che applicano il CCNL per i dipendenti da aziende dei settori Pubblici Esercizi, Ristorazione collettiva e Commerciale e Turismo, in regola con gli obblighi in materia di contribuzione e di legislazione sul lavoro, nonché con il versamento dei contributi previsti a favore dell’Ente Bilaterale territoriale (EBTL). A tal fine, le aziende dovranno notificare alla Confcommercio Roma ed all’Ente Bilaterale Turismo del Lazio, l’adesione al presente accordo per consentire alle Parti sottoscrittrici il monitoraggio dell’applicazione dell’istituto e la verifica dei requisiti previsti dal presente accordo.
La Confcommercio Roma dichiara e le OO.SS. ne prendono atto che l’iscrizione ed il mandato di rappresentanza a favore della stessa, sono requisiti indispensabili per l’applicazione del presente Accordo.


Validità e sfera di applicazione
Il presente accordo entra in vigore dalla data di sottoscrizione e successivamente, esso si intenderà tacitamente rinnovato di anno in anno, salvo disdetta mediante formale comunicazione da trasmettersi con preavviso di almeno quattro mesi rispetto a ciascuna scadenza annuale.
Il presente accordo è applicabile a favore dei lavoratori in forza al momento dell’erogazione del premio.


Le agevolazioni fiscali saranno applicate nei confronti:
– dei lavoratori dipendenti da datori di lavoro con sede legale nel territorio di Roma e Lazio, anche se occupati presso unità produttive o operative situate al di fuori del suddetto territorio di Roma e Lazio informandone la rispettiva RSA/RSU, ove presente, e/o i dipendenti interessati;
– dei lavoratori dipendenti da datori di lavoro con sede legale in altre province, occupati presso altre unità produttive o operative informandone la rispettiva RSA/RSU, ove presente, e/o i dipendenti interessati.

Decreto “tutela lavoro e crisi aziendali”


Il Consiglio dei Ministri ha approvato, salvo intese, un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali. Il testo mira, in particolare, a garantire la tutela economica e normativa di alcune categorie di lavoratori particolarmente deboli, come riders, lavoratori con disabilità, lavoratori socialmente utili (LSU) e di pubblica utilità (LPU), precari.


Riders: definita la disciplina
Al fine di promuovere un’occupazione dignitosa ed accrescere i livelli di tutela per i prestatori occupati con rapporti di lavoro non subordinato, il decreto legge prevede livelli minimi di tutela dei lavoratori impiegati nelle attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di veicoli a due ruote o assimilabili, anche attraverso piattaforme
digitali. Si considerano piattaforme digitali i programmi e le procedure informatiche delle imprese che, indipendentemente dal luogo di stabilimento, mettono in relazione a distanza per via elettronica le persone per le attività di consegna di beni, determinando le caratteristiche della prestazione o del servizio che sarà fornito e fissandone il prezzo.
Il Legislatore definisce, in primis, la retribuzione dei lavoratori in questione: possono essere retribuiti in base alle consegne effettuate purché in misura non prevalente. I contratti collettivi possono definire schemi retributivi modulari e incentivanti, che tengano conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dei diversi modelli organizzativi. La retribuzione base oraria è riconosciuta a condizione che, per ciascuna ora lavorativa, il lavoratore accetti almeno una chiamata.
In secondo luogo, il decreto legge si occupa della copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di tali soggetti. I prestatori di lavoro in questione, infatti, a prescindere dalla qualificazione giuridica del rapporto intercorrente con l’impresa titolare della piattaforma digitale, sono soggetti alla copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Ai fini dell’assicurazione INAIL, l’impresa titolare della piattaforma digitale è tenuta dunque a tutti gli adempimenti del datore di lavoro previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.
L’impresa titolare della piattaforma digitale è comunque tenuta nei confronti dei suddetti lavoratori a propria cura e spese al rispetto del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Al fine di assicurare il monitoraggio e la valutazione delle disposizioni è istituito, presso il Ministero del lavoro, un osservatorio permanente, presieduto dal Ministro o da un suo delegato e composto da rappresentati dei datori di lavoro e dei lavoratori.
Il decreto legge estende ai lavoratori delle piattaforme digitali l’articolo 2, D.Lgs. n. 81/2015, secondo il quale “… si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.


DIS – COLL
Il Legislatore, inoltre, ampliata la platea dei lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, cui può essere riconosciutala DIS-COLL: il numero di mesi di contribuzione, necessari nell’anno precedente la cessazione del rapporto di lavoro,per ottenerlascende da tre a uno soltanto.


Fondo per il diritto al lavoro dei disabili
Si stabilisce che il Fondo per il diritto al lavoro dei disabili è altresì alimentato da versamenti da parte di soggetti privati a titolo spontaneo e solidale. Le somme sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnate al medesimo Fondo, nell’ambito dello stato di previsione della spesa del Ministero del lavoro, secondo modalità da definirsi con apposito decreto.


Crisi industriali
Al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e garantire sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti, il provvedimento reca altresì disposizioni per fare fronte ad alcune importanti crisi industriali in corso nel Paese (aree di crisi industriale complessa delle Regioni Sardegna e Sicilia, di Isernia e a tutela di imprese in crisi), disposizioni in materia di Ilva, nonché norme volte ad agevolare l’accesso di aziende edili in crisi al fondo salva opere.
Anpal servizi S.p.a e Inps


Stanziate infine ulteriori risorse per le spese di personale Anpal servizi S.p.a ed una rideterminazione dell’organico Inps, anche per far fronte alle novità introdotte con il reddito di cittadinanza.


Cessione d’azienda illegittima, la natura di “retribuzione” esclude la detraibilità dell’aliunde perceptum


Non solo in tema di interposizione di manodopera, ma anche avuto riguardo alla fattispecie della cessione del ramo d’azienda, ove ne venga accertata l’illegittimità e dichiarata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’omesso ripristino del rapporto di lavoro ad opera del committente/cedente determina l’obbligo di quest’ultimo di corrispondere le retribuzioni, a decorrere dalla messa in mora. Di qui, non trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno su cui si fonda la detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento (Corte di Cassazione, sentenza 07 agosto 2019, n. 21159).


Una Corte di appello territoriale, confermando la pronuncia di primo grado, aveva respinto l’opposizione a un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un datore di lavoro per il pagamento di un importo a titolo di retribuzione, successivamente ad altra sentenza con cui era stata dichiarata l’inefficacia del trasferimento di ramo d’azienda avvenuto in favore di altro datore di lavoro e della correlata cessione del contratto di lavoro del prestatore. Secondo la Corte territoriale non risultava che il lavoratore avesse, nel periodo in controversia, percepito redditi da portare in detrazione rispetto a quanto dovuto dal datore di lavoro ingiunto, a parte l’indennità di mobilità che però si sottraeva al regime della “compensatio lucri cum damno”.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando la falsa applicazione della legge per mancata detrazione a titolo di aliunde perceptum.
Per la Suprema Corte, il ricorso non è fondato. La questione della natura dei crediti vantati dal lavoratore per effetto del mancato ripristino del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro cedente, nonostante la sentenza di accertamento della illegittimità della cessione del ramo d’azienda, con decorrenza dalla messa in mora, trova soluzione nel senso della natura retributiva e non più risarcitoria (Corte di Cassazione – S.U., sentenza 7 febbraio 2018, n. 2990). Non solo in tema di interposizione di manodopera, ma anche avuto riguardo alla fattispecie della cessione del ramo d’azienda, ove ne venga accertata l’illegittimità e dichiarata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’omesso ripristino del rapporto di lavoro ad opera del committente/cedente determina l’obbligo di quest’ultimo di corrispondere le retribuzioni, a decorrere dalla messa in mora. Pertanto, una volta sancita la natura retributiva delle somme da erogarsi dal cedente inadempiente al comando giudiziale ed escluso che la richiesta di pagamento del lavoratore abbia titolo risarcitorio, non trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno su cui si fonda la detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento e, quindi, di detraibilità dell’indennità di mobilità non è dato parlare.


Indirizzi operativi sulla compliance fiscale


Diffuse le istruzioni per le attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale, consulenza, contenzioso e tutela del credito erariale, improntato sul coordinamento rafforzato tra uffici centrali e regionali dell’Agenzia delle Entrate (Agenzia Entrate – circolare n. 19/2019).

Continua l’impegno dell’Agenzia delle Entrate nella prevenzione e nel contrasto alle frodi fiscali, che vedrà il Settore contrasto illeciti della Direzione centrale supportare le Direzioni regionali e provinciali e operare in stretta collaborazione con gli altri organismi preposti al controllo e alle autorità giudiziarie. Centrale in questo campo è l’utilizzo dei dati provenienti dalla fatturazione elettronica e dalle comunicazioni dei dati fattura. Attenzione anche nel contrasto agli illeciti di carattere internazionale, con particolare riguardo ai diffusi fenomeni delle residenze fittizie all’estero e dell’irregolare trasferimento o detenzione all’estero di attività produttive di reddito.


Semplificazione degli adempimenti fiscali e impulso al contrasto all’evasione le due priorità, declinate in funzione delle diverse tipologie di contribuenti: grandi contribuenti, piccole e medie imprese e persone fisiche, autonomi ed enti non commerciali.

Contributi all’Inps se non c’è la copertura Inarcassa

Con la recente Ordinanza n. 20571 del 31 luglio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che qualora l’ingegnere o l’architetto non sia iscritto all’Inarcassa perché svolge l’attività libero-professionale in concomitanza con l’attività di lavoro dipendente è obbligato al versamento dei contributi alla gestione separata dell’Inps.

L’INPS ha disposto l’iscrizione d’ufficio alla Gestione Separata nei confronti dell’ingegnere che in concomitanza all’attività libero-professionale svolgeva anche attività di lavoro dipendente, contestando altresì l’omesso versamento dei contributi in relazione all’attività libero-professionale.
Il Tribunale adito ha confermato la legittimità della contestazione operata dall’INPS.
Su ricorso dell’ingegnere, la Corte di Cassazione ha preliminarmente osservato che in base allo statuto dell’INARCASSA, gli ingegneri e gli architetti che siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie (come quella per lavoro dipendente), non possono essere iscritti all’ente previdenziale di categoria, e restano obbligati esclusivamente al versamento del “contributo integrativo” calcolato sul fatturato, che ha funzione solidaristica.
Per quanto concerne l’iscrizione alla Gestione Separata dell’INPS, in considerazione della ratio universalistica delle tutele previdenziali stabilita dalla normativa di riferimento, con norma di interpretazione autentica è stato chiarito che l’obbligo sussiste per i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di categoria, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti. Di conseguenza, restano esclusi dall’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inps coloro che sono tenuti, presso gli enti previdenziali di categoria, al versamento di contributi suscettibili di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale.
In conclusione, secondo i giudici della Suprema Corte, per gli ingegneri e gli architetti che in concomitanza con all’attività libero-professionale svolgono anche attività di lavoro dipendente, deve affermarsi la sussistenza dell’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata dell’Inps ed al relativo versamento di contributi, in considerazione del fatto che il cd. “contributo integrativo” cui sono tenuti in ragione dell’iscrizione all’albo ha funzione esclusivamente solidaristica.

Avvocati, la sospensione cautelare dall’Albo non determina l’automatica interruzione del processo


La sospensione dall’esercizio della professione dell’unico difensore, a mezzo del quale la parte è costituita in giudizio, determina l’automatica interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, con conseguente nullità degli atti successivi, solo se si verifica un concreto pregiudizio arrecato dall’evento al diritto di difesa (Corte di Cassazione, ordinanza 02 agosto 2019, n. 20850)


Una Corte d’appello territoriale aveva rigettato l’appello proposto da un avvocato avverso la sentenza del Tribunale di prime cure che aveva accolto l’opposizione proposta dall’Inps avverso il precetto, notificato dal medesimo avvocato, per crediti professionali da attività giudiziale. La Corte territoriale, in particolare, aver rigettato il motivo d’appello tendente a far dichiarare la nullità della sentenza perché resa nonostante l’estinzione del giudizio di primo grado, per la mancata riattivazione a seguito dell’interruzione automatica del processo derivante dalla sospensione cautelare dell’avvocato dall’iscrizione all’Albo degli avvocati. Altresì, la Corte aveva confermato le deduzioni di merito dell’opposizione a precetto svolte dal primo giudice, dando atto che l’avvenuta riattivazione del processo in appello aveva impedito l’estinzione e che, come affermato dal primo giudice, sussisteva la competenza del giudice del lavoro in ragione dell’origine del credito professionale, derivante da sentenza su rapporto previdenziale.
Avverso la sentenza, l’avvocato propone ricorso in Cassazione, lamentando la non conformità a diritto dell’interpretazione accolta dalla Corte territoriale per la quale l’impossibilità di compiere durante la sospensione atti del procedimento opererebbe limitatamente al perdurare della causa dell’interruzione e non si protrarrebbe fino alla richiesta di prosecuzione o alla riassunzione del processo.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato perché non sussiste la causa di interruzione invocata, con il consequenziale effetto estintivo del giudizio di opposizione a precetto che il ricorrente connette alla mancata tempestiva riattivazione. Secondo un principio consolidato, infatti, la sospensione dall’esercizio della professione dell’unico difensore, a mezzo del quale la parte è costituita in giudizio, determina l’automatica interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, con conseguente nullità degli atti successivi, solo se si verifica un concreto pregiudizio arrecato dall’evento al diritto di difesa. Pertanto, non si determina alcuna nullità degli atti processuali nell’ipotesi in cui il periodo di sospensione del difensore dalla professione cada integralmente tra una udienza e la successiva in quanto nessuna incisione negativa sulle attività difensive della parte può ritenersi verificata, con conseguente esclusione della nullità della sentenza successivamente emessa, nonostante il verificarsi dell’evento interruttivo in parola.


Regime forfetario: cause ostative


Il regime forfetario non può essere applicato dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (Agenzia delle entrate – Risposta n. 334 del 2019).

La legge di bilancio 2019 ha modificato, con portata estensiva, l’ambito di applicazione del regime fiscale agevolato, c.d. regime forfetario, rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni in possesso di determinati requisiti. Tra le altre modifiche apportate, si rileva la riformulazione di alcune delle cause ostative all’applicazione del regime forfetario e, in particolare, di quella di cui alla lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014.
Questa lettera prevede che non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni; affinché operi tale causa ostativa è necessaria la compresenza:
1) del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata e
2) dell’esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
Per la definizione di controllo, diretto e indiretto, occorre riferirsi all’articolo 2359, primo e secondo comma, del codice civile. Ai sensi del primo comma sono considerate società controllate:
“1) le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;
2) le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria;
3) le società che sono sotto influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa”.
Con particolare riferimento al controllo indiretto, infine, è specificato che, ai fini dell’applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma del citato articolo 2359, si computano anche i voti spettanti a persona interposta tra cui, ai fini della disciplina dei forfetari, andranno ricompresi i familiari.
La lettera d) in esame richiede, inoltre, per l’attivazione della causa ostativa, che la società a responsabilità limitata o l’associazione in partecipazione esercitino attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti e professioni.
Considerata la ratio legis sottesa alla predetta causa ostativa, occorre avere in ogni caso riguardo alle attività effettivamente svolte in concreto dal contribuente e dalla società a responsabilità limitata controllata, indipendentemente dai codici ATECO 2007 dichiarati, per valutarne la correlazione. Al fine di individuare parametri di riferimento oggettivi, nell’ipotesi di attività esercitate dalla società a responsabilità limitata appartenenti di fatto alla medesima sezione ATECO di quella in cui sono classificabili le attività esercitate dalla persona fisica in regime forfetario, la riconducibilità diretta o indiretta delle due attività economiche esercitate si riterrà sussistente ogniqualvolta la persona fisica che usufruisce del regime forfetario effettui cessioni di beni o prestazioni di servizi tassabili con imposta sostitutiva alla società a responsabilità limitata direttamente o indirettamente controllata, la quale, a sua volta, deduce dalla propria base imponibile i correlativi componenti negativi di reddito.
In assenza di una delle predette condizioni sub 1) e 2), richiamate dall’articolo 1,comma 57, lettera d), in parola, la causa ostativa non opera e il contribuente può applicare o permanere nel regime forfetario.
Riguardo alla decorrenza della causa ostativa, la medesima circolare precisa che ai fini della verifica delle stessa assume rilevanza l’anno di applicazione del regime e non l’anno precedente, dal momento che solo nell’anno di applicazione del regime può essere verificata la riconducibilità diretta o indiretta delle attività economiche svolte dalla s.r.l. a quelle esercitate dal contribuente in regime forfetario.
Pertanto, in linea generale il contribuente può aderire per il 2019 al regime forfetario in quanto la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e – ove ne sia accertata l’esistenza – decadrà dal regime nel 2020.
Nel caso di specie presentato all’Agenzia, l’istante dichiara di essere socio di capitale, nella misura di 1/3, nella società, che svolge, tra l’altro, attività di consulenza in campo assicurativo in merito alla liquidazione dei danni da infortunio con esclusione delle attività peritali con codice ATECO dichiarato 66.21.00. La compagine sociale si compone di tre soci aventi la medesima quota di partecipazione di 1/3 del capitale sociale e tra i quali non sussiste alcun legame di parentela. L’interpellante è intenzionato ad avviare l’attività di procacciatore d’affari con codice ATECO dichiarato 46.19.02 che prevede di svolgere anche a favore della predetta società. Detta attività risulterebbe propedeutica e complementare all’attività svolta dalla società di cui lo stesso è socio.
Per il Fisco non sussiste alcun controllo di diritto né influenza dominante sulla società di cui è socio, né rapporti di parentela tra i soci. Tuttavia, l’istante ha precisato che potrebbero essere presenti nell’anno rapporti economici tra lo stesso e la società di cui è socio di cui si tratta (in particolare, prospetta di fatturare una percentuale che potrebbe essere fino al 50% dell’intero fatturato annuo). Al riguardo si osserva che non è da escludere che nel caso in esame possa essere integrato il controllo di fatto, qualora l’istante ponga in essere il comportamento prospettato, circostanza comunque che richiede un esame fattuale che esula dalle competenze esercitabili dall’Agenzia.
Con riferimento alla seconda condizione, si rammenta che, qualora le attività svolte dall’interpellante e dalla società siano effettivamente corrispondenti a quelle formalmente dichiarate nei codici ATECO riportati nell’istanza (elemento fattuale il cui esame non è esperibile in sede di interpello), non si verificherebbe la condizione di cui al punto sub 2), con conseguente permanenza nel regime forfetario nel periodo d’imposta 2020.


Cause ostative all’applicazione del regime c.d. forfetario

Non possono applicare il regime forfetario gli esercenti
attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o
indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività
economiche direttamente o indirettamente
riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o
professioni (Agenzia delle entrate – Risposta n. 334 del 2019).

Prorogati i termini per il recupero degli importi incentivo “Occupazione Sviluppo Sud”


Al fine di agevolare i datori di lavoro nel recupero delle somme spettanti, sono stati prorogati i termini per il recupero degli importi relativi all’incentivo “Occupazione Sviluppo Sud”. Pertanto, nell’elemento <ImportoArrIncentivo> potrà essere indicato l’importo del bonus relativo ai mesi di competenza di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno e luglio 2019. La valorizzazione del predetto elemento potrà essere effettuata fino al flusso contributivo con competenza ottobre 2019.


Dopo aver recepito quanto disposto con decreto Anpal n. 178/2019 e con l’articolo 39–ter del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, fornendo le relative istruzioni operative con circolare n. 102/2019, l’Inps comunica che ha completato le elaborazioni massive delle domande di riconoscimento dell’incentivo e che, come specificato al paragrafo 10 della circolare n. 102/2019, il datore di lavoro, entro 10 giorni di calendario dalla data di accoglimento dell’istanza ha l’onere di comunicare – a pena di decadenza – l’avvenuta assunzione, chiedendo la conferma della prenotazione effettuata in suo favore.
Il termine decadenziale di 10 giorni di calendario dalla data di accoglimento dell’istanza per la conferma della prenotazione vale anche per le richieste che perverranno nei giorni successivi all’elaborazione cumulativa.
Al riguardo, si rende noto che, al fine di agevolare i datori di lavoro nel recupero delle somme spettanti, sono stati prorogati i termini per il recupero degli importi relativi all’incentivo “Occupazione Sviluppo Sud”. Pertanto, a parziale modifica delle indicazioni operative già fornite nel paragrafo 12 della citata circolare, nell’elemento <ImportoArrIncentivo> potrà essere indicato l’importo del bonus relativo ai mesi di competenza di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno e luglio 2019. Tali importi saranno poi riportati, a cura dell’Istituto, nel DM2013 “VIRTUALE” con i codici di recupero “L519” e “L521”.
La valorizzazione del predetto elemento potrà essere effettuata fino al flusso contributivo con competenza ottobre 2019 (cfr. Messaggio Inps n. 3031/2019).