Firmato accordo di proroga CIRL Gomma Artigianato Veneto


Siglato lo scorso 1/2/2019, tra la CONFARTIGIANATO IMPRESE Veneto, la CNA Veneto, la CASARTIGIANI Veneto e la FILCTEM-CGIL regionale del Veneto, la FEMCA-CISL regionale del Veneto, la UILTEC-UIL regionale del Veneto, l’accordo per la proroga del CIRL 9/2/2017 per i dipendenti delle Imprese Artigiane del Settore Chimica, Gomma Plastica, Vetro.

Le parti convengono di unificare i Fondi di secondo livello della categoria Chimica/Gomma Plastica assieme alla categoria Vetro in un unico fondo di secondo livello denominato Area Chimica/Vetro a decorrere dall’1/1/2019: il Comitato di categoria è tenuto a completare l’armonizzazione dei servizi offerti ad imprese e lavoratori.
La quota aggiuntiva di 1,00 € del versamento di secondo livello per il settore vetro e la conseguente prestazione prevista dal CCRL 9/2/2017 viene prorogata sino al 29/2/2020.
Si conviene altresì di mantenere la codifica per il versamento con il mod. B01 secondo gli attuali codici contratto.


Assistenza sanitaria integrativa SANI.IN.VENETO


L’impresa, aderendo al sistema regionale artigiano di sanità integrativa ed ottemperando ai relativi obblighi contributivi, assolve ad ogni suo obbligo nei confronti del dipendente. Il dipendente, nel caso in cui l’impresa non aderisca e non operi il versamento dei relativi contributi, matura nei confronti dell’impresa medesima il diritto alle medesime prestazioni il diritto all’erogazione diretta delle medesime prestazioni erogate dal Fondo Sanitario. L’azienda artigiana non aderente è tenuta a consegnare al dipendente in forza, o all’atto dell’assunzione, il nomenclatore di SANI.IN.VENETO e gli eventuali successivi aggiornamenti.


Obblighi in capo all’impresa che non versa EBAV


L’impresa non aderente alla bilateralità e che non versa la contribuzione EBAV di primo e di secondo livello è tenuta a quanto segue:
– erogazione al dipendente dell’Elemento Aggiuntivo della Retribuzione (EAR.) pari ad € 25,00 lordi mensili, per 13 mensilità, non assorbibili. Il predetto importo è fisso per ciascun livello di inquadramento ed a decorrere dal mese di marzo 2017 sarà corrisposto in cifra fissa, indipendentemente dall’orario di lavoro pattuito;
– corresponsione al lavoratore delle medesime quote erogate da EBAV per le prestazioni di primo e di secondo livello dovute.
L’azienda non aderente e che non versa la contribuzione Ebav di primo e secondo livello è tenuta, desumendola dal sito EBAV, a consegnare al dipendente in forza, o, se neo assunto, al momento dell’assunzione, l’informativa di tutte le prestazioni e degli eventuali successivi aggiornamenti.

Bonus sisma cumulabile con contributi di ricostruzione post-sisma

Rispondendo ad un interpello, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile fruire delle detrazioni fiscali cd. “bonus sisma” in relazione ad interventi di riduzione del rischio sismico, anche tramite demolizione e ricostruzione, su un immobile danneggiato dal sisma Abruzzo 2009 e già oggetto di interventi di ricostruzione finanziati con i contributi governativi per la ricostruzione post-sismica (Risposta n. 61/2019).

QUESITO


Il quesito riguarda la fruizione delle detrazioni fiscali per le spese relative a interventi su immobili finalizzati alla riduzione del rischio sismico, cd. “sisma-bonus”.
In particolare, il contribuente intende realizzare, unitamente ad interventi di riqualificazione energetica, un intervento di miglioramento o adeguamento finalizzato alla riduzione del rischio sismico (anche tramite demolizione e ricostruzione), su un edificio già oggetto di ricostruzione post sismica, a seguito di danneggiamento causato dal sisma Abruzzo 2009, effettuata con i contributi governativi, conseguendo il ripristino dell’agibilità dell’immobile.
In relazione agli interventi di riduzione del rischio sismico tramite demolizione e ricostruzione del’immobile, si chiede se sia possibile fruire del sisma bonus, avendo in passato beneficiato dei contributi di ricostruzione post sisma per lo stesso immobile.


PARERE DEL FISCO


L’Agenzia delle Entrate ha osservato preliminarmente che, con riferimento agli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, il Commissario Straordinario del Governo ha definito, ai fini della ricostruzione nei territori interessati, specifiche regole per disciplinare le ipotesi di concorso tra la percezione dei contributi commissariali per la ricostruzione privata e la richiesta di fruizione dei benefici fiscali.
In particolare, ha sancito che i soggetti aventi i requisiti per la concessione di finanziamenti agevolati per la ricostruzione privata dei territori danneggiati dagli eventi sismici del 2016, possono fruire delle detrazioni fiscali “sisma bonus” solo per le eventuali spese eccedenti il contributo concesso.
In altri termini è stata espressamente riconosciuta la fruibilità del sisma bonus a fronte di spese sostenute relative ad interventi volti alla riduzione del rischio sismico eccedenti il contributo erogato per la ricostruzione privata nei territori interessati dagli eventi sismici del 2016 e 2017. Il riconoscimento del beneficio fiscale, precisa l’Agenzia, è connesso a finalità di miglioramento sismico delle costruzioni esistenti che la nuova normativa intende perseguire mediante l’incentivazione all’esecuzione di interventi “certificati”, progettati e realizzati secondo i criteri contenuti nelle linee guida (D.M. 28.02.2017) volti alla riduzione del rischio sismico. Seguendo tale logica, la finalità di riqualificazione del patrimonio edilizio abitativo secondo criteri di prevenzione del rischio sismico non viene meno in presenza di un finanziamento ricevuto per la ricostruzione privata dei territori colpiti dagli eventi sismici 2016-2017.
A maggior ragione, la suddetta finalità non può ritenersi decaduta, laddove il contributo sia stato erogato negli anni 2009-2010 in relazione ad interventi già eseguiti, per la riparazione dell’edificio danneggiato dal sisma che ha colpito l’Abruzzo il 06 giugno 2009.
In conclusione, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che, fermo restando il rispetto delle condizioni e dei requisiti previsti dalla normativa agevolativa sul “sisma bonus”, devono ritenersi fruibili le relative detrazioni fiscali per le spese sostenute – nei limiti di 96.000 euro per unità immobiliare – per la realizzazione di interventi volti alla riduzione del rischio sismico effettuati su immobili facenti parte dell’edificio ricostruito con l’ausilio dei contributi commissariali per la ricostruzione post-sismica in Abruzzo.

Accordo sull’apprendistato del Turismo/pubblici esercizi – Sistema impresa e Fesica Confsal



Firmato un accordo modificativo della disciplina dell’apprendistato del CCNL per i dipendenti del settore turismo e pubblici esercizi


Le Parti, ritengono adeguare la tabella del CCNL relativa alla durata dell’apprendistato nel seguente modo















Livello da conseguire

Durata apprendistato

non ammesso
dal 2° al 5° e 6° super 36 mesi
24 mesi
non ammesso


Le Parti concordano di correggere un refuso nella tabella retributiva dell’apprendistato rettificando l’importo relativo ai profili artigiani 37/48 mesi di cui al livello 4 da € 1.475,65 a € 1.465,75.

Pronto il modello di definizione agevolata delle controversie pendenti


Modello e istruzioni in arrivo per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti prevista dal decreto fiscale, con la quale possono essere definite le liti aventi ad oggetto atti impositivi in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 18 febbraio 2019, n. 39209).

Per poter accedere a questa definizione agevolata è necessario che il ricorso in primo grado sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018 e che, alla data di presentazione della domanda, il processo non si sia concluso con una pronuncia definitiva. In particolare, i contribuenti che aderiscono alla procedura agevolata possono definire le liti pendenti con il pagamento del 100% del valore della controversia in caso di soccombenza del contribuente o di ricorso notificato al 24 ottobre 2018, ma non ancora depositato o trasmesso alla CTP, con il pagamento del 90% del valore della controversia in caso di ricorso pendente in primo grado e depositato o trasmesso alla CTP alla data del 24 ottobre 2018, con il pagamento del 40% del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia in primo grado o con il pagamento del 15% del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia in secondo grado. Le controversie tributarie pendenti in Corte di cassazione al 19 dicembre 2018 (data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl), per le quali l’Agenzia delle Entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, possono invece essere definite con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia.
Nelle istruzioni al modello, l’Agenzia esplicita le modalità di determinazione degli importi dovuti in tutte le altre ipotesi previste dalla legge, a partire dai casi di reciproca soccombenza e di sanzioni non collegate al tributo e descrive la procedura di definizione agevolata per le controversie delle società o associazioni sportive dilettantistiche iscritte nel registro del Coni alla data del 31 dicembre 2017. Il modello e le relative istruzioni sono allegati a un provvedimento del direttore dell’Agenzia che definisce i termini e le modalità di presentazione delle domande e di versamento degli importi dovuti.
Con la procedura di definizione agevolata delle controversie pendenti possono essere definite le liti aventi ad oggetto atti impositivi in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, per le quali il ricorso in primo grado è stato notificato entro il 24 ottobre 2018 e per le quali, alla data di presentazione della domanda di definizione agevolata, il processo non si sia concluso con una pronuncia definitiva. Nel caso in cui le somme interessate dalle controversie da definire siano oggetto della “rottamazione-bis”, il perfezionamento della definizione della controversia è subordinato al versamento delle rate di luglio, settembre e ottobre 2018 entro il 7 dicembre 2018 dovute all’agente della riscossione per la “rottamazione-bis”.
Per aderire alla definizione agevolata, i contribuenti devono presentare, per via telematica, una domanda per ciascuna controversia entro il 31 maggio 2019. Entro questa data va effettuato anche il pagamento delle somme dovute o della prima rata mediante modello F24. La definizione della lite si perfeziona con il pagamento, entro il termine del 31 maggio 2019, dell’intera somma da versare oppure della prima rata e con la presentazione della domanda entro lo stesso termine. In ogni caso, per ciascuna controversia autonoma va effettuato un separato versamento. Qualora non vi siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.
Il pagamento a rate è ammesso nel caso in cui l’importo netto dovuto sia superiore a mille euro per ciascuna controversia autonoma. Per le somme inferiori o pari a mille euro, invece, è necessario fare un unico versamento, sempre entro il 31 maggio 2019. Le somme superiori a mille euro possono essere versate in un massimo di venti rate trimestrali di pari importo. L’Agenzia chiarisce che per aderire alla definizione non è possibile pagare gli importi dovuti mediante ricorso alla compensazione.

Il cessionario risponde in solido per i crediti d’imposta del cinema revocati


Forniti chiarimenti sul recupero del tax credit cinema (Agenzia delle Entrate – Risposta 18 febbraio 2019, n. 9).

Il Fisco evidenzia che la cessione dei crediti d’imposta in esame deve:
– rispettare, salva espressa deroga, le regole dettate dal codice civile;
– avvenire solo nei confronti di alcuni soggetti (intermediari bancari, ivi incluso l’Istituto per il credito sportivo, finanziari e assicurativi sottoposti a vigilanza prudenziale);
– seguire le regole applicative individuate nei ricordati decreti ministeriali.
Alla luce delle disposizioni del codice civile e di quelle proprie dei crediti d’imposta nel settore cinematografico e audiovisivo, il cessionario di detti crediti risponda in solido con il cedente, fino a concorrenza delle somme indebitamente fruite, laddove gli stessi risultino non spettanti (“revocati”, “decaduti” ecc.).

Incremento del diritto annuale in Sicilia per dissesto finanziario


Le Camere di commercio di Messina, di Catania-Ragusa-Siracusa della Sicilia orientale, di Palermo-Enna, di Agrigento, di Caltanissetta e di Trapani sono state autorizzate ad incrementare la misura del diritto annuale per gli anni 2018 e 2019, dovuto dalle imprese iscritte nel Registro Imprese, per il finanziamento dei piani di riequilibrio finanziario (Ministero Sviluppo Economico – decreto 21 dicembre 2018).

Per gli anni 2018/2019 le Camere di commercio con i bilanci in rosso, tali da provocare il dissesto finanziario, possono incrementare la misura del diritto annuale del 50%, con l’intento di ritornare ad un riequilibrio finanziario, previa autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.


Le Camere di commercio di Messina, di Catania-Ragusa-Siracusa della Sicilia orientale, di Palermo-Enna, di Agrigento, di Caltanissetta e di Trapani in dissesto finanziario sono state di fatto autorizzate all’incremento del diritto annuale del 50% per gli anni 2018 e 2019. In tal senso, le imprese iscritte nel Registro Imprese di tali Camere di commercio dovranno versare una misura camerale maggiorata del 50% ma sempre entro il 30 giugno.

Nuova modalità di adesione al Fondo Eurofer


Il Fondo pensione nazionale per i lavoratori delle Ferrovie dello Stato (Eurofer), ha previsto una nuova modalità di compilazione e invio on line delle domande di adesione per i soggetti fiscalmente a carico.

Con circolare n. 1/2019 il Fondo Eurofer informa che dal 18 febbraio 2019 entra in vigore la nuova modalità di compilazione e presentazione delle domande di adesione per i soggetti fiscalmente a carico.
I moduli per le suddette domande potranno essere direttamente compilati dal sito web del fondo Eurofer (www..fondo eurofer. it), dopodiché dovranno essere stampati, firmati e inviati al fondo tramite raccomandata A/R, allegando i documenti prescritti in originale.
Tale procedura solleverà gli aderenti dall’onere di presentare alle aziende di appartenenza le domande di adesione dei propri fiscalmente a carico e pertanto le aziende si limiteranno ad informare i lavoratori interessati circa le nuove modalità di presentazione delle domande mediante accesso al portale web del Fondo.
La procedura termina con un la creazione di un pdf che dovrà essere stampato, sottoscritto e inviato tramite raccomandata a/r, unitamente ai prescritti documenti in originale, presso la sede del Fondo EUROFER, Via Bari 20, 00161 Roma oppure consegnato a mano presso gli uffici del fondo. Non si accettano moduli inviati per fax, mail né con altre modalità di invio.


Procedura per la sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori


Il Ministero del lavoro definisce modalità, termini e procedure per l’applicazione del sistema della sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori, ai sensi dell’art. 12, commi 4 e 5, del decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4.


Al fine di tutelare le risorse biologiche il cui ambiente abituale o naturale di vita sono le acque marine, nonché di prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, è fatto divieto di:
– effettuare la pesca con unità iscritte nei registri di cui all’articolo 146 del codice della navigazione, senza essere in possesso di una licenza di pesca in corso di validità o di un’autorizzazione in corso di validità;
– pescare in zone e tempi vietati dalle normative europea e nazionale vigenti;
– detenere, trasportare e commerciare prodotto pescato in zone e tempi vietati dalle normative europea e nazionale vigenti;
– pescare direttamente stock ittici per i quali la pesca è sospesa ai fini del ripopolamento per la ricostituzione degli stessi;
– pescare direttamente uno stock ittico per il quale è previsto un contingente di cattura, senza disporre di tale contingente ovvero dopo che il medesimo è andato esaurito;
– pescare con attrezzi o strumenti vietati dalle normative europea e nazionale o non espressamente permessi, o collocare apparecchi fissi o mobili ai fini di pesca senza la necessaria autorizzazione o in difformità da questa;
– occultare, manomettere o eliminaew elementi di prova relativi a un’indagine posta in essere dagli ispettori della pesca, dagli organi deputati alla vigilanza ed al controllo e dagli osservatori, nell’esercizio delle loro funzioni, nel rispetto delle normative europea e nazionale vigenti;
– intralciare l’attività posta in essere dagli ispettori della pesca, dagli organi deputati alla vigilanza ed al controllo e dagli osservatori, nell’esercizio delle loro funzioni, nel rispetto delle normative europea e nazionale vigenti.
Qualora le elencate violazioni siano commesse mediante l’impiego di una imbarcazione non espressamente autorizzata all’esercizio della pesca marittima professionale, gli organi di controllo di cui all’art. 22 del decreto legislativo n. 4/2012 redigono verbali di accertamento e contestazione – applicando la prescritta sanzione principale, nonché la sanzione accessoria della sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori – e trasmettono copia dei relativi atti al Capo del Compartimento marittimo competente in base al luogo della commessa violazione. In tal caso, il Capo del Compartimento competente emette provvedimento di sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori.
Il trasgressore è ammesso al pagamento della sanzione principale pecuniaria in misura ridotta, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione.
L’interessato, entro il termine di trenta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione, può far pervenire al suddetto Capo del Compartimento scritti difensivi e documenti, nonché chiedere di essere sentito dal medesimo.
Il Capo del Compartimento competente, sentito l’interessato, ove questi ne abbia fatto richiesta, ed esaminati gli eventuali documenti e scritti difensivi inviati ovvero comunque decorsi i termini, ritenuto fondato l’accertamento, emette ordinanza ingiunzione motivata disponendo la sanzione principale e quella accessoria della sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori. Il Capo del Compartimento competente emette altrimenti provvedimento motivato di archiviazione degli atti.
Il provvedimento di sospensione ovvero l’ordinanza ingiunzione con cui è stata disposta la sospensione possono essere impugnati ai sensi degli articoli 22 e ss. della legge 24 novembre 1981, n. 689. Qualora, a seguito di impugnazione, siano annullati il provvedimento di sospensione ovvero l’ordinanza ingiunzione con cui è stata disposta la sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori, il marittimo interessato presenta al Capo del Compartimento marittimo dell’ufficio di iscrizione copia del provvedimento giudiziale che dispone l’annullamento.
Il Centro controllo nazionale pesca del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto provvede ad aggiornare i dati contenuti nel registro nazionale delle infrazioni con l’indicazione dei provvedimenti di sospensione emanati

Licenziamento per indebito utilizzo dei permessi 104


È legittimo il controllo operato dalle agenzie investigative finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi 104, al fine di consentire al datore di prendere conoscenza di comportamenti del lavoratore, che, sebbene estranei allo svolgimento dell’attività lavorativa, sono rilevanti sotto il profilo del corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro.


Nella specie, l’indebita utilizzazione dei permessi 104 era emersa a seguito di quanto appreso dalla società datrice per il tramite di un’agenzia di investigazione privata, la quale aveva riferito che il lavoratore invece di prestare assistenza al proprio familiare per il quale usufruiva dei suddetti permessi, aveva svolto attività varie di tipo personale durante l’ordinario orario di lavoro.
Secondo il giudice, di trattava di comportamenti così gravi da giustificare la massima sanzione espulsiva. Riteneva, poi, legittimo il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi in parola dal momento che lo stesso non riguardava l’adempimento della prestazione, essendo effettuato al di fuori dell’orario di lavoro ed in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere tale prestazione; pertanto, riteneva utilizzabili gli esiti di tale investigazione e così anche delle dichiarazioni testimoniali rese dagli investigatori che avevano effettuato i controlli rilevando la tardività delle deduzioni del dipendente in ordine alla mancanza della licenza prefettizia in favore dell’agenzia investigativa incaricata degli accertamenti.
Lo stesso giudice riteneva, dunque, integrato un abuso del diritto di cui alla legge 104, in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integrante una condotta così grave da giustificare l’adottato provvedimento pur in assenza di precedenti disciplinari.
In merito ai controlli demandati dal datore di lavoro ad agenzie investigative, riguardanti l’attività lavorativa del prestatore svolta anche al di fuori dei locali aziendali, la Corte di Cassazione si è più volte pronunciata affermando che, non sono preclusi ai sensi dello Statuto dei lavoratori, laddove non riguardino l’adempimento della prestazione lavorativa, ma siano finalizzati a verificare comportamenti che possano configurare ipotesi penalmente rilevanti od integrare attività fraudolente, fonti di danno per il datore medesimo. Tali agenzie per operare lecitamente non devono sconfinare nella vigilanza dell’attività lavorativa vera e propria, riservata direttamente al datore di lavoro e ai suoi collaboratori, restando giustificato l’intervento in questione non solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione.

Modifiche al CCNL Terziario,Commercio e Servizi – Sistema Impresa – Fesica Confsal



Firmato un accordo di modifica contrattuale del CCNL per i dipendenti del terziario: commercio, distribuzione e servizi sottoscritto da Sistema Impresa – Fesica Confsal


Le Parti concordano di adeguare le tabelle retributive di cui all’articolo 192, sostituendole così come segue:


Dall’1/1/2019


 










































































Livelli

Paga


base

Indennità


di funzione

Elemento

Distinto


Della


retribuzione

Terzo elemento

in assenza di


elemento


provinciale

Totale (Euro)

Q 2.437,01 260,77   2,07 2.699,85
1 2.246,01     2,07 2.248,08
2 2.010,37     2,07 2.012,44
3 1.791,04     2,07 1.793,11
4 1.616,68     2,07 1.618,75
5 1.508,94     2,07 1.511,01
6 1.405,89     2,07 1.407,96
7 1.281,32   5,16 (*) 2,07 1.283,39
Op.vend.l°cat 1.561,28       1.561,28
Op.vend.2°cat 1.390,3       1.390,3


(*) l’elemento distinto della retribuzione è ricompreso nella paga base del livello 7.


Apprendistato dall’1/1/2019

































Livelli

Totale

2 (1° -18° m) 1.616,68
2 (19° -36°) 1.791,04
3(1°-18°) 1.508,94
3 (19° – 36°) 1.616,68
4(1°-18°) 1.405,89
4 (19° – 36°) 1.508,94
5 (1° -18°) 1.281,32
5 (19° – 36°) 1.405,89
6 (1° -12°) 1.281,32
6 (19° – 24°) 1.405,89


 


L’importo del terzo elemento, pari ad € 2,07 o, in alternativa, il terzo elemento previsto a livello provinciale spetta nella stessa misura anche ai lavoratori apprendisti.


Addetti ai cali center


Addetti ai call center


I valori della paga base nazionale conglobata a decorrere dal 1/1/2019 sono i seguenti:











































Livelli

Paga base

Terzo elemento

Totale(Euro)

Q 2.697,77 2,07 2.699,84
1 2.246,00 2,07 2.248,07
2 2.010,38 2,07 2.012,45
3 1.791,04 2,07 1.793,11
4 1.616,32 2,07 1.618,75
5 1.508,92 2,07 1.510,99
6 1.405,87 2,07 1.407,94
7 1.281,32 2,07 1.283,39


– Nota a verbale –


il terzo elemento previsto per il 7° livello della provincia di Verona deve intendersi di importo pari ad € 7,74.